Il futuro è verde: la rivoluzione dell’idrogeno a basse emissioni

L'impennata della produzione e le proiezioni verso il 2030: analisi GlobalData

Il panorama energetico globale sta attraversando una trasformazione senza precedenti, segnata da una decisa inversione di tendenza nel settore dell’idrogeno a basse emissioni. Dopo un lungo periodo caratterizzato da una crescita estremamente lenta e volumi pressoché statici, il comparto ha fatto registrare un cambio di passo significativo negli ultimi ventiquattro mesi. I dati più recenti indicano che la produzione è salita a quota 0,84 milioni di tonnellate annue nel corso del 2024, segnando l’inizio di una parabola ascendente che promette di ridefinire gli equilibri della sostenibilità industriale.

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Foto di Neeqolah Creative Works su Unsplash.

Le stime per il prossimo decennio delineano scenari di espansione massiccia, con una capacità produttiva che entro il 2030 potrebbe oscillare tra i 42 milioni di tonnellate, nell’ipotesi più prudente, e i 65,3 milioni di tonnellate nello scenario di crescita accelerata.

Metamorfosi del mix produttivo e primato del green

L’analisi dettagliata fornita dalla piattaforma di intelligence GlobalData evidenzia una radicale mutazione nella composizione tecnologica della produzione. Se nel 2024 la capacità totale installata si attestava su 1,7 milioni di tonnellate annue, il mercato era ancora ampiamente dominato dall’idrogeno blu, ossia quello prodotto da gas naturale con cattura della CO2, che deteneva una quota del 76,3%. Al contrario, l’idrogeno verde, derivante da elettrolisi alimentata da fonti rinnovabili, rappresentava solo il 14,9% del totale.

Il resto del mercato era frammentato tra idrogeno viola, legato al nucleare, per lo 0,3%, idrogeno turchese per lo 0,1% e altre categorie minori che coprivano l’11,3%. Tuttavia, le proiezioni per il 2030 descrivono un ribaltamento totale dei rapporti di forza. L’idrogeno verde è destinato a diventare il protagonista assoluto arrivando a coprire l’88,6% della produzione globale, mentre la quota dell’idrogeno blu è prevista in drastica contrazione fino a scivolare all’11,3%. In questo contesto, le varianti viola e turchese manterranno una presenza marginale ma costante, stabilizzandosi intorno allo 0,1% ciascuna.

Idrogeno: spinta propulsiva delle Americhe e strategie Usa

Il motore principale di questa accelerazione è localizzato nel continente americano, dove una combinazione di incentivi federali e iniziative regionali ha creato un ecosistema dinamico e in rapida evoluzione. Attaurrahman Ojindaram Saibasan, analista energetico di GlobalData, osserva come il mercato nelle Americhe sia cresciuto sensibilmente negli ultimi decenni grazie agli sforzi congiunti di Stati Uniti, Canada e, più recentemente, del Messico. Secondo l’esperto, ogni nazione ha adottato strategie e livelli di ambizione differenti, contribuendo alla creazione di un mercato regionale estremamente stratificato.

Gli Stati Uniti, in particolare, si confermano pionieri nelle politiche di settore. Il percorso legislativo è iniziato già nei primi anni Duemila con l’Energy Policy Act del 2005, che ha introdotto crediti d’imposta e garanzie sui prestiti. Successivamente, il piano di ripresa del 2009 ha destinato fondi specifici alla ricerca sulle celle a combustibile. La vera svolta è però giunta con l’Infrastructure Investment and Jobs Act del 2021 e l’Inflation Reduction Act del 2022. Queste misure hanno iniettato capitali ingenti per le infrastrutture e introdotto sussidi fiscali mirati alla produzione di idrogeno pulito. Saibasan sottolinea che la tabella di marcia definita dal governo statunitense è fondamentale per raggiungere la neutralità carbonica, specialmente per decarbonizzare l’industria pesante e i trasporti. A livello locale, stati come California, New York e Massachusetts stanno guidando la transizione, con la California in prima linea nello sviluppo delle stazioni di rifornimento e dei veicoli a idrogeno.

Il modello canadese e le potenzialità del Messico

Parallelamente, il Canada ha definito la propria visione attraverso la Strategia per l’Idrogeno lanciata nel 2020. Il piano canadese non punta solo al soddisfacimento del fabbisogno interno e allo sviluppo delle infrastrutture, ma guarda con decisione all’esportazione verso i mercati europei e asiatici, dove la domanda di energia pulita è in costante aumento. Saibasan spiega che l’approccio del Canada si distingue per una forte leadership federale che si integra perfettamente con le peculiarità delle singole province. British Columbia, Quebec e Ontario stanno sfruttando i propri vantaggi competitivi, come l’abbondanza di risorse idroelettriche o rinnovabili, per promuovere progetti locali che si inseriscono in una strategia nazionale coerente ma decentralizzata.

In questo quadro si inserisce anche il Messico che, sebbene si trovi ancora in una fase embrionale di definizione delle proprie politiche, sta iniziando a esplorare il potenziale del settore. Il Paese centroamericano punta a sfruttare la propria posizione geografica strategica e le risorse naturali disponibili per ritagliarsi un ruolo nella produzione e nell’export di idrogeno a basse emissioni.

Sfide operative e prospettive di integrazione industriale

Nonostante l’ottimismo legato alle previsioni di crescita, il passaggio a un’economia basata sull’idrogeno richiede il superamento di ostacoli strutturali complessi. GlobalData conclude l’analisi evidenziando che, per quanto la produzione sia destinata a una crescita rapida, sarà indispensabile un aumento di scala significativo per abbattere i costi tecnologici.

La sfida dei prossimi anni non risiederà solo nell’incrementare i volumi, ma anche nella capacità di sostituire l’idrogeno ad alte emissioni attualmente utilizzato nei processi industriali con le nuove varianti green, espandendo al contempo l’impiego del vettore energetico verso applicazioni del tutto inedite.

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