Decarbonizzazione e competitività: Federbeton chiede al MIMIT tutele per il cemento “Made in Italy”

Il Direttore Generale Nicola Zampella incontra il Ministro Urso: necessari meccanismi di opt-in per l’ETS e l'attivazione del Temporary Decarbonisation Fund per contrastare l'impennata delle importazioni extra-UE.

La filiera del cemento e del calcestruzzo chiede spazio e protezione nelle strategie industriali del Paese. In occasione del recente confronto al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), Federbeton ha ribadito la centralità del settore per l’economia nazionale, sottolineando però le gravi asimmetrie competitive che minacciano le imprese italiane.

L’incontro, inserito nel percorso tracciato dal Libro Bianco “Made in Italy 2030”, ha offerto l’occasione per analizzare una crisi silenziosa ma profonda: negli ultimi anni, le importazioni di cemento da paesi extra-UE sono aumentate di oltre l’800%. Un dato allarmante che mette a rischio la sopravvivenza della produzione nazionale, soggetta a normative ambientali molto più stringenti rispetto ai competitor esteri.

La sfida dell’ETS e il nodo delle compensazioni

Il cuore della richiesta di Federbeton riguarda l’accesso a strumenti finanziari di supporto alla transizione ecologica. Al momento, il settore del cemento è escluso dalla lista europea dei comparti eleggibili per le compensazioni dei costi indiretti ETS (ovvero i rincari dell’elettricità causati dal prezzo della CO2).

«Abbiamo sottolineato con forza l’esigenza di attivare tutti i meccanismi di opt-in disponibili per l’industria del cemento italiana in Europa», ha dichiarato Nicola Zampella, Direttore Generale di Federbeton. «È prioritario intervenire sia sulle compensazioni dei costi indiretti, sia sulla proposta del Temporary Decarbonisation Fund. L’attuale esclusione della nostra filiera non riflette la realtà italiana e crea un’evidente disparità rispetto ad altri settori industriali».

CBAM e Appalti Verdi: le leve per il futuro

Per Federbeton, la difesa del settore passa attraverso due binari paralleli:

  1. Rigorosa attuazione del CBAM: Il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere deve essere implementato con controlli doganali ferrei per evitare pratiche elusive e garantire una concorrenza leale.

  2. Valorizzazione del “Made in Europe” negli appalti: La Federazione propone di premiare l’uso di materiali soggetti al sistema ETS (quindi prodotti seguendo standard ambientali europei) nelle opere pubbliche. Utilizzare le risorse statali per favorire materiali a bassa impronta carbonica permetterebbe agli investimenti nella decarbonizzazione di trovare un riscontro reale e immediato sul mercato.

Verso un’edilizia sostenibile

Federbeton, che rappresenta l’intera filiera del calcestruzzo e dei materiali da costruzione in seno a Confindustria, continua a farsi promotrice di un modello basato sulla sostenibilità e l’efficienza energetica. Tuttavia, il messaggio inviato al Ministro Adolfo Urso è chiaro: la transizione ecologica non deve trasformarsi in un processo di deindustrializzazione. Senza meccanismi di salvaguardia nazionali, il rischio è che il cemento italiano venga sostituito da prodotti esteri meno controllati, vanificando gli sforzi climatici dell’Unione Europea.


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