Città del Capo, la capitale legislativa del Sudafrica, sta vivendo una situazione drammatica di scarsità idrica che potrebbe portare, in uno scenario purtroppo realistico, alla decisione di razionare l’acqua.

Il rischio del “Day Zero” è reale e vicino

L’allarme per l’importante centro sudafricano era stato lanciato anche dal New York Times circa un mese fa. “Cape Town potrebbe plausibilmente diventare la prima grande città al mondo senza acqua – aveva rimarcato il professor Anthony Turton della Free State Universitye ciò potrebbe accadere nei prossimi quattro mesi”.

Città del Capo, ora nel bel mezzo dell’estate, si trova ad affrontare una severissima siccità, provocata principalmente dagli almeno tre ultimi inverni secchi e senza piogge. La forte variabilità delle precipitazioni ha prosciugato sei dighe essenziali per la fornitura d’acqua cittadina e a metà dicembre il livello delle dighe era pari a circa il 33% della loro capacità.

Per i 4 milioni di abitanti incombe quello che è stato ufficialmente chiamato “Day Zero”, giorno in cui tale livello scenderà sotto il 13,5% e che prefigura il più drastico dei provvedimenti in questi casi: il razionamento dell’acqua. Inizialmente previsto per il 29 aprile di quest’anno, in base ad analisi dei consumi correnti e delle proiezioni delle precipitazioni, il giorno della “chiusura dei rubinetti” slitterà secondo le ultime stime all’11 maggio, facendo guadagnare qualche giorno. Se l’emergenza non dovesse essere arginata da piogge consistenti nel prossimo periodo, si giungerà alla cessazione della fornitura di acqua alle utenze. I residenti dovranno fare la coda presso uno dei 200 checkpoint sul territorio che distribuiranno acqua razionata giornalmente e le forze dell’ordine dovranno controllare eventuali rivolte o litigi tra cittadini. Il tutto fino a che non scenderanno nuove piogge.

I disagi per i cittadini

Da qualche settimana i residenti e i numerosi turisti che visitano la città sono soggetti a regole precise per la salvaguardia dell’”oro blu”. Il Governo ha limitato l’uso della risorsa a 50 litri al giorno per persona, ovvero un quinto del consumo pro capite giornaliero in Italia, e i cittadini sono invitati a fare docce inferiori ai due minuti, chiudere il rubinetto mentre si lavano i denti ed evitare di tirare lo sciacquone ogni volta che vanno al bagno. Buone pratiche da adottare in generale, ma che fanno riflettere quando riguardano una delle città più avanzate e ricche dell’Africa. Già chiusi, invece, gli autolavaggi e le piscine della città.

Emblematico, a proposito del turismo, è il fatto che sugli aerei in arrivo a Cape Town vengano diffusi avvisi sulla situazione di siccità e sulle disposizioni per il risparmio idrico. Anche gli alberghi fanno la loro parte segnalando agli ospiti i comportamenti anti-spreco da adottare e anche, in alcuni casi, facendo firmare un impegno per un “soggiorno coscienzioso” sotto questo punto di vista.

L’amministrazione della metropoli sudafricana sta cercando di correre ai ripari costruendo dal nulla e in tempi brevi impianti di desalinizzazione oltre che promuovendo programmi per la raccolta e l’utilizzo di acque sotterranee di falda e per il riciclo delle acque di scarico.

Il dibattito al World Water Forum

Va detto che la scarsità idrica è un allarme presente a livello globale e non dipende unicamente dal clima e dalla quantità di piogge, ma anche ad esempio dalle perdite nelle condutture, ingenti soprattutto nei Paesi meno sviluppati, o ancora dalla crescita esponenziale dei cittadini urbani: dal 1995 Città del Capo ha visto a propria popolazione crescere del 79% e le riserve idriche del solo 15%.

I problemi globali a livello di infrastrutture e riserve idriche saranno affrontati nel prossimo World Water Forum, in programma dal 18 al 23 marzo a Brasilia, in Brasile.

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Francesco Andreoli
Laureato in economia internazionale e con un master in Management dell’energia e dell’ambiente, ho poi iniziato l’avventura in Gruppo Italia Energia, in cui ho collaborato con Canale Energia da ottobre 2017 a giugno 2018, dove ho potuto soddisfare la mia passione per il mondo dell’energia e dell’informazione. Ora lavoro nell’ufficio comunicazione alla Antonio Carraro, azienda di Padova produttore di trattori per l’agricoltura.