L’acqua italiana gode di una salute “a metà”, ma i sistemi di monitoraggio sono diventati più precisi, riducendo drasticamente le zone d’ombra. È quanto emerge dal nuovo Rapporto dell’ISPRA sullo stato delle acque in Italia, un documento cruciale che fotografa la situazione di oltre 7.700 corpi idrici superficiali e 1.000 falde sotterranee in vista della scadenza degli obiettivi europei fissati per il 2027.
La fotografia: acque superficiali e sotterranee
Il quadro nazionale presenta una situazione complessa, divisa tra parametri ecologici, chimici e quantitativi:
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Acque superficiali (Fiumi, laghi, coste): il 43,6% raggiunge uno stato ecologico “buono o superiore”, mentre la qualità chimica è decisamente più alta, con il 75% dei corpi idrici che supera la soglia di sicurezza.
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Acque sotterranee: qui il bilancio è più positivo. Quasi l’80% delle falde gode di un buon stato quantitativo (disponibilità di risorsa), e il 70% presenta un profilo chimico a norma.
Un dato tecnico rilevante riguarda la qualità del monitoraggio: rispetto al passato, sono quasi scomparsi i corpi idrici catalogati come “in stato sconosciuto”, segno di una rete di rilevamento nazionale (SNPA) sempre più capillare ed efficiente.
Il primato della Sardegna e le criticità distrettuali
Analizzando i dati per distretto idrografico, emerge un’eccellenza geografica: la Sardegna. L’isola detiene la maggior percentuale di corpi idrici in stato “elevato”, in particolare per quanto riguarda le acque marino-costiere (44%). Anche sul fronte fluviale, la Sardegna guida la classifica con il 76% dei fiumi in stato ecologico buono, seguita dai distretti delle Alpi Orientali e dell’Appennino Centrale (entrambi al 43%).
Le minacce: inquinamento diffuso e opere umane
Il Rapporto non si limita a descrivere lo stato, ma punta il dito contro le cause del degrado. La pressione più incidente rimane l’inquinamento da fonte diffusa, legato principalmente alle attività agricole. A seguire, pesano:
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Pressioni idromorfologiche: barriere artificiali, difese idrauliche e attraversamenti infrastrutturali che alterano il corso naturale dell’acqua.
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Inquinamento puntuale: scarichi urbani non adeguatamente trattati.
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Prelievi eccessivi: eccessivo sfruttamento delle risorse per scopi civili e industriali.
“Acqua come priorità nazionale”
La presidente di ISPRA e SNPA, Maria Alessandra Gallone, ha sottolineato l’urgenza di una gestione più oculata:
“Il Rapporto conferma segnali positivi, ma evidenzia quanto sia urgente accelerare. L’acqua è una leva strategica per ambiente, salute ed economia. In un contesto di cambiamento climatico, investire in prevenzione e monitoraggio è una responsabilità condivisa: tutelare la salute dell’acqua significa proteggere la nostra”.
Verso il 2027: una sfida strategica
La gestione sostenibile della risorsa idrica non è più solo una questione di tutela della biodiversità, ma una necessità economica. Per raggiungere gli obiettivi del 4° ciclo di gestione della Direttiva Quadro sulle Acque, l’Italia dovrà puntare su una gestione integrata, capace di bilanciare le esigenze dello sviluppo con la resilienza climatica. La base informativa fornita da ISPRA rappresenta ora il punto di partenza imprescindibile per pianificare le misure correttive del prossimo biennio.
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