Perché la crisi energetica minaccia il futuro della mobilità elettrica

I crescenti prezzi dell’energia rischiano di ridurre le vendite di auto elettriche. Ne abbiamo parlato con il professor Simone Franzò del Politecnico di Milano.

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  • I costruttori tedeschi sono preoccupati che l’attuale crisi energetica possa mettere a rischio il mercato dei veicoli elettrici.
  • Ricaricarli sta diventando, effettivamente, sempre più costoso.
  • L’Unione europea dovrebbe adottare delle misure urgenti per continuare a favorire la decarbonizzazione del settore della mobilità.
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Le auto elettriche sono attori cruciali del processo di decarbonizzazione del settore dei trasporti © Pixabay

Mentre nel resto dell’Unione si celebra la Settimana europea della mobilità, in Germania cresce la preoccupazione che l’incremento dei prezzi dell’energia possa minacciare il futuro delle auto elettriche. All’aumento dei costi delle materie prime si contrappone una diffusa riduzione del reddito disponibile, con un impatto significativo sulle vendite.

“Le nostre indagini mostrano che la variabile economica è quella più importante per spingere o meno all’acquisto di un veicolo elettrico. C’è chi non lo acquista per via del prezzo iniziale troppo elevato, mentre c’è chi lo compra perché, a lungo termine, risulta più conveniente. Nel secondo caso si fa riferimento al ‘total cost of ownership’, ovvero alla somma di tutti i costi previsti durante la vita del veicolo, dal carburante alla manutenzione”, premette il professor Simone Franzò, del team Energy & Strategy della School of Management del Politecnico di Milano.

“Prima della guerra, il total cost of ownership di un veicolo elettrico, anche grazie agli incentivi, era mediamente inferiore a quello di un modello analogo a benzina. È chiaro che il drastico aumento dei prezzi dell’energia cambia tutto e rappresenta un grosso problema”.

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Il total cost of ownership di un veicolo elettrico sta crescendo con la crisi energetica © Pixabay

L’elettricità non è più così conveniente rispetto alla benzina

La differenza di prezzo fra la benzina e l’elettricità si è ridotta. Chi ricarica il proprio veicolo elettrico a casa sta fronteggiando rincari del 10 per cento e oltre, stando al quotidiano britannico Guardian. All’inizio di settembre Allego, uno degli operatori più attivi in Germania nell’ambito delle stazioni di ricarica, ha dovuto alzare i suoi prezzi da 43 a 47 centesimi per kilowattora. Alcuni supermercati che prima offrivano questo servizio gratuitamente, ora lo propongono soltanto a pagamento.

Il costo dell’elettricità dovrebbe restare slegato da quello del gas e, soprattutto, inferiore a quello del petrolio, dicono i produttori. Anche perché, in caso contrario, sarà difficile rispettare quanto previsto dall’Unione europea, dove dal 2035 si potranno vendere solo auto elettriche. Una decisione in linea con il piano di Bruxelles Fit for 55, il pacchetto di misure per contrastare i cambiamenti climatici, decarbonizzare l’Europa e raggiungere la neutralità in fatto di emissioni.

Leggi anche: Quali saranno i costi energetici dell’adattamento ai cambiamenti climatici

L’Italia deve continuare a investire nelle infrastrutture di ricarica

“Lo sviluppo infrastrutturale, quindi dotarsi come paese di una rete di punti di ricarica, diventa fondamentale nella misura in cui si vuole davvero spingere la mobilità elettrica. Dopo la variabile economica, infatti, un altro fattore che ostacola una più ampia diffusione dei veicoli elettrici è proprio la carenza infrastrutturale. In Italia c’è una parziale polarizzazione geografica dei punti di ricarica ad accesso pubblico: circa il 60 per cento delle installazioni si concentra nel nord del Paese. Poi c’è anche un tema qualitativo: l’86 per cento di queste postazioni è a ricarica lenta, cioè fino a 22 KW; questo significa che sono necessarie diverse ore per completare il rifornimento”. È positivo il fatto che i numeri siano in crescita, ma secondo il professore bisognerebbe investire di più nella copertura della rete autostradale: distribuire stazioni di ricarica veloce sulle autostrade potrebbe incentivare notevolmente l’acquisto delle auto elettriche.

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La capillarità delle stazioni di ricarica è un fattore chiave per la diffusione della mobilità elettrica © Pixabay

Si lavora per il riciclo e il riutilizzo delle batterie

In ottica di economia circolare, un altro tema che preoccupa è la gestione del fine vita delle batterie provenienti dal settore automotive. “Va sottolineato che, rispetto ad altre tecnologie come il fotovoltaico, si è pensato fin da subito a come gestire la questione del fine vita. Questo perché le batterie contengono dei materiali piuttosto preziosi, dal litio alle terre rare, che è bene mantenere il più a lungo possibile in circolazione, da un punto di vista di sostenibilità ambientale, ma anche economica”. Il riciclo è già oggi una soluzione relativamente consolidata, mentre le opportunità legate alla seconda vita delle batterie sono ancora in fase di studio.

Quando una batteria non può più essere utilizzata per un veicolo elettrico, cioè quando ha raggiunto circa il 70 per cento della sua capacità nominale, non dev’essere necessariamente destinata al riciclo o allo smaltimento: tramite opportune attività di ricondizionamento, può essere destinata a nuovi utilizzi. Per esempio, si può accoppiare a un impianto fotovoltaico per favorire l’autoconsumo di energia. Restano delle sfide di carattere tecnologico, spiega Franzò, che riguardano per esempio le modalità con cui le batterie devono essere progettate per favorirne poi la seconda vita. Ed è necessario anche disegnare nuovi modelli di business, nuove collaborazioni fra le aziende, nuovi rapporti con i clienti.

La presentazione dello Smart Mobility Report 2022 è un’occasione di confronto

L’obiettivo del gruppo di ricerca Energy & Strategy è quello di studiare le principali dinamiche del mondo dell’energia e della sostenibilità. “Per questo, abbiamo in essere una serie di osservatori permanenti sui principali temi che rientrano sotto il cappello della transizione energetica, dalle rinnovabili all’idrogeno, dall’evoluzione del mercato elettrico all’innovazione tecnologica”. Inoltre, il dipartimento svolge attività di formazione e di advisory per le singole aziende.

Il 28 settembre presenterà lo Smart Mobility Report 2022, che adotta diverse chiavi di lettura fra loro complementari – tecnologica, regolatoria e di mercato – per offrire un quadro nitido sulle più recenti dinamiche inerenti alla filiera della smart mobility. “Sarà un’occasione di confronto e dibattito fra i principali attori della filiera, e sarà molto interessante capire qual è il feeling da parte di questi soggetti per quanto concerne l’evoluzione del mercato nel breve e medio periodo”, conclude il professor Franzò. A fronte di obiettivi di decarbonizzazione ben definiti, infatti, restano ancora dei nodi da sciogliere.

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Nata in provincia di Sondrio, ha studiato a Milano e Londra. Giornalista pubblicista, si occupa di questioni legate alla crisi climatica, all’economia circolare e alla tutela di biodiversità e diritti umani.