mobilità

Nonostante la ritrovata mobilità il mercato automotive è alle prese con la peggiore crisi dagli anni Settanta. La carenza di chip e il conflitto in Ucraina, con la conseguente mancanza dei sistemi di cablaggio prodotti sul territorio, “hanno continuato a soffiare sul fuoco della crisi”.

Lo rivela la ricerca La mobilità che non cambia condotta da Aniasa, l’associazione che all’interno di Confindustria rappresenta il settore dei servizi di mobilità, e dalla società di consulenza strategica Bain & Company. Lo studio analizza i cambiamenti nelle abitudini di mobilità degli italiani, approfondendo l’andamento della transizione verso l’elettrico.

Auto mezzo di trasporto più usato

Negli ultimi mesi gli italiani sono tornati ad utilizzare l’auto, con un’impennata di circa il 60% in più di quanto facevano pre-pandemia (gennaio 2020). Questa crescita nei flussi di mobilità riflette un fenomeno quasi esclusivamente locale, visto che il livello di turismo internazionale si attesta ancora molto al di sotto dei livelli storici (-50% con riferimento al 2019).

La ricerca effettuata su mille consumatori conferma ulteriormente questi trend: l’auto personale è il mezzo di trasporto usato più spesso (dal 69% del 2020 al 73% del 2021) e gli utenti sono molto più propensi degli anni scorsi ad utilizzare il car sharing (dal -54% del 2020, al -16% del 2021 al +2% del 2022) ed i monopattini elettrici (dal -8% del 2021 al +5% del 2022). Alla base di questa ritrovata mobilità è anche il ritorno sui luoghi di lavoro: mentre nel 2019 si lavorava da remoto in media solo 0,8 giorni a settimana, la pandemia ha portato questo valore a 2,6 nel 2020, per poi riscendere a 2,1 nel 2021 e a soli 1,4 giorni a settimana nel 2022.

Leggi anche Sharing mobility, triplicati servizi in cinque anni. Città italiane top in Europa

Mobilità: immatricolazioni ed elettrico

Nel 2021 le immatricolazioni sono scese sotto quota 1,5 milioni di unità, con il 2022 che sta segnando una contrazione del 27% da inizio anno. Il temporaneo arresto del mercato potrebbe non essere di per sé un problema assoluto, visto che l’Italia ha un indice di motorizzazione tra i più alti al mondo (670 auto ogni 1.000 abitanti, circa 1,5 auto per nucleo familiare).

La ricerca mette in evidenza un costante invecchiamento del parco circolante passato dal 2000 a oggi da un’età media di 8,8 a 11,5 anni: “La risposta alla necessità di svecchiare la nostra mobilità non può arrivare solo dalle nuove forme di mobilità (ad esempio bike sharing e monopattino), particolarmente diffuse nel contesto metropolitano, dove però è presente oggi solo il 15,5% del parco circolante”, si legge nella nota stampa.

L’elettrico cresce, ma solo nelle metropoli del Nord Italia e nel mondo flotte, faticano invece Sud e privati. I consumatori non hanno ancora sposato i nuovi trend della mobilità, che faticano ad imporsi nel contesto attuale. Le auto full electric (Bev) hanno visto aumentare la propria quota nel 2021, pur restando ancora concentrate nelle grandi metropoli del Nord Italia (5,3%) grazie a profili inclini all’innovazione e con buona disponibilità economica: appare dunque evidente la correlazione tra il reddito pro-capite regionale e la penetrazione di Bev.

Leggi anche Auto elettriche, mercato al palo ma cresce potenza infrastruttura di ricarica

Suv e mobility divide

Lo studio evidenzia poi come oggi diversi fattori debbano allinearsi per lo sviluppo definitivo dell’auto elettrica. La contemporanea crescita dei Suv (saliti dal 4% del 2000 al 51% del 2021) non agevola questa transizione a causa del conseguente aumento dei prezzi di listino.

È quindi inevitabile, secondo la ricerca, “una riflessione sul modello di mobilità futura del nostro Paese: se le stime di riduzione dei segmenti minori dovessero concretizzarsi (segmento dal 18% al 6% del totale mercato), si prospetta un rischio concreto di mobility divide tra chi potrà permettersi le auto con nuove motorizzazioni (Suv e vetture grandi) e chi invece non potrà farlo e dovrà ricorrere al trasporto pubblico locale, il vero assente nel dibattito pubblico”, viene chiarito nella nota.

Infine, il noleggio a lungo termine garantisce oggi un mix di emissioni molto più sostenibili rispetto all’acquisto diretto. Nel canale privati ben il 30% delle vetture a noleggio ha emissioni sotto i 60 gr/km, contro il 6% delle vetture acquistate. Anche tra le aziende l’immatricolato con emissioni superiori ai 160 gr/km è pari al 28% per le imprese che acquistano e scende al 9% per quelle che scelgono il noleggio. La conferma viene dai consumatori che hanno dichiarato di essere più propensi all’utilizzo del noleggio a lungo termine (+5% nel 2022 a confronto con il 2021, rispetto al -2% del 2021 vs 2020).

Leggi anche Car sharing elettrico: una soluzione da incentivare per la mobilità sostenibile

Print Friendly, PDF & Email
Tutti i diritti riservati. E' vietata la diffusione
e riproduzione totale o parziale in qualunque formato degli articoli presenti sul sito.
Un team di professionisti curioso e attento alle mutazioni economiche e sociali portate dalla sfida climatica.