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Sono 15 milioni gli italiani che utilizzano almeno un servizio di sharing mobility con circa 90 mila veicoli in condivisione (auto, scooter, bici e monopattini). Quattro le città d’Italia dove sono presenti contemporaneamente tutti i servizi di sharing (car, bike, scooter, monopattini) e sono Milano, Roma, Torino e Firenze. Lo rivelano i dati del 5° rapporto nazionale realizzato dall’osservatorio nazionale sulla Sharing mobility che sono stati presentati il 23 novembre.

In questa speciale classifica, Milano si conferma ancora una volta la città della mobilità condivisa. I dati sui noleggi giornalieri, se confrontati con lo Shared mobility index di Fluctuo restituiscono una fotografia positiva della realtà italiana: il trend registrato da sei città monitorate (Milano, Torino, Roma, Bologna, Cagliari e Palermo) è risultato addirittura migliore della performance di 16 città europee. Tra il 2019 e il 2020 lo studio mette in evidenza il boom dei monopattini (+65%) e degli scooter (+45%). La micromobilità oggi costituisce il 91% dei veicoli in condivisione. Più del 50% dei capoluoghi italiani non dispone ancora di un servizio di sharing.

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Fonte: Osservatorio nazionale sulla Sharing mobility.

La piattaforma MaaS riscrive il paradigma della mobilità urbana

I servizi di mobilità condivisa giocano un ruolo cruciale, insieme al trasporto pubblico locale, sulla via che rende più sostenibili le città. È il commento di Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili: “Anche grazie all’evoluzione delle tecnologie digitali, la mobilità alternativa offre maggiori soluzioni per lo spostamento dei cittadini a minore impatto ambientale. Il Mims, attraverso l’osservatorio nazionale sulla Sharing mobiliy e il progetto ‘Mobilityas a service’, che prevede la selezione di 3 città leader e 7 territori follower per sperimentare il nuovo modello di mobilità integrata, avvia una importante e necessaria transizione”, si legge in una nota stampa.​

Mobilityas a service (MaaS) è la soluzione proposta dal Mims allo scopo di integrare i diversi servizi di mobilità in un’unica app che consente di programmare gli spostamenti, effettuare pagamenti e ricevere informazioni durante il viaggio. L’obiettivo delle piattaforme MaaS è facilitare l’uso di tutti i servizi di mobilità condivisa per incentivarne l’utilizzo. Il progetto pilota, annunciato dal ministro Giovannini, rientra nel quadro degli investimenti del Pnrr con uno stanziamento di 40 milioni di euro.

Milano regina della sharing mobility

Milano si conferma la città regina della sharing mobility e della multimodalità. Risulta infatti prima in tutti e tre gli indicatori (percorrenze, numero di veicoli, numero noleggi) e dispone di tutte le tipologie di vehicle sharing. Roma si classifica al secondo posto mentre al terzo figura Torino. Seguono altre città metropolitane: Bologna, Firenze, Bari, Genova). Nelle prime 10 posizioni si classificano anche città medio piccole come Pescara, Rimini, Verona. Da segnalare Brescia, con un bike sharing pubblico molto efficiente e un car sharing station based.

Le città che hanno almeno un servizio sharing mobility sono così suddivise: 26 al Nord, 10 al Centro e 13 al Sud. Proprio al Sud va per la maggiore il monopattino come modalità unica di sharing mobility con ben sei città, Catania, Enna, Messina, Trapani, Cagliari e Sassari. Le uniche città del Mezzogiorno e isole con almeno due servizi all’utenza sono Napoli e Palermo.

Le sfide della sharing mobility

Negli ultimi 5 anni il peso medio di un veicolo in sharing è passato da 400 kg a 120 kg. Il 91% dei veicoli in condivisione in Italia sono veicoli di micromobilità (monopattini, biciclette, scooter). Questa tendenza si spiega con la preferenza verso il noleggio dei veicoli che permettono di superare agilmente la difficoltà di parcheggiare nelle città. Questa scelta permette inoltre di ridurre i tempi di percorrenza e azzerare o quasi gli impatti ambientali: si tratta infatti di veicoli con motore elettrico.

Un ulteriore elemento emerso a commento del rapporto è quello del ruolo che potranno avere nei prossimi anni le stazioni ferroviarie come catalizzatori di mobilità condivisa, consentendo ai vari servizi di sharing di disporre di spazi dedicati e facilmente individuabili.

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