L’avvertimento dell’Easac per una transizione energetica efficace

Biodiversità, rinnovabili, efficienza energetica negli edifici, tecnologie più attente alle emissioni, semplificazione e attenzione alla povertà energetica i punti al centro della transizione energetica secondo William Gillett, direttore del programma energetico dell’European academies' science advisory council

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Foto di Colin Behrens da Pixabay

“Le evidenze scientifiche mostrano che abbiamo meno di 15 anni per evitare di compromettere il nostro futuro”. Con queste parole William Gillett, direttore del programma energetico dell’European academies’ science advisory council (Easac), mette in guardia l’UE sulla necessità di un cambiamento netto nella lotta all’inquinamento prima del 2050.

Il ragguaglio arriva in occasione della consultazione pubblica della Commissione europea sulla revisione della direttiva sulle energie rinnovabili di cui il direttore dell’Easac suggerisce di attuare una stringente riduzione delle emissioni.

Il rapporto speciale dell’Ipcc ha dimostrato che, se le emissioni di gas serra non vengono ridotte rapidamente nei prossimi 10-15 anni, la temperatura media globale salirà oltre 1,5-2 gradi e gli effetti risultanti sul nostro clima saranno disastrosi. Naturalmente”, sottolinea Gillett,“i ricercatori continueranno a lavorare su ciò che può essere fatto dopo il 2030, ma la legislazione energetica dell’UE di oggi dovrebbe concentrarsi chiaramente su ciò che deve essere fatto prima del 2030”.

I cambiamenti non rinviabili secondo l’Easac

Le attività da riorganizzare per accelerare la transizione energetica elencate nella nota dell’Easac sono diverse.

  • Carbonio incorporato: la diffusione dei sistemi per produrre energia da fonti rinnovabili produrrà una rilevante quantità di emissioni di Ghg dai materiali e dai componenti sfruttati. Le emissioni incorporate proverranno non solo dai sistemi di energia rinnovabile, ma anche dalle nuove infrastrutture di cui hanno bisogno e dalle misure di efficienza energetica che dovrebbero accompagnare il loro utilizzo negli edifici, nell’industria e nei trasporti. La priorità deve essere di ridurre al minimo le emissioni cumulative di Ghg che saranno prodotte durante i prossimi 10-15 anni;
  • Bioenergia: per contribuire a limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi, solo le risorse di biomassa con tempi di recupero del carbonio inferiori a 10-15 anni dovrebbero essere definite come rinnovabili e rese idonee al sostegno o per essere conteggiate ai fini degli obiettivi di energia rinnovabile. Ciò porterà ulteriori vantaggi scoraggiando l’incendio di interi alberi, come raccomandato nella strategia dell’UE per la biodiversità;
  • Semplificazione degli obiettivi: per contribuire a creare la fiducia del pubblico nell’uso degli obiettivi e dei finanziamenti pubblici per le energie rinnovabili, i moltiplicatori e il doppio conteggio dovrebbero essere sostituiti da obiettivi di sottosettore ambiziosi, significativi e di facile comprensione;
  • Edifici: in tutta l’UE la definizione di edifici a energia quasi zero (Nzeb l’acronimo in inglese) varia da paese a paese. L’opzione più economica per conformarsi, soprattutto per gli edifici storici, può essere quella di aggiungere generatori rinnovabili (spesso fotovoltaico) agli edifici energeticamente inefficienti invece di eseguire ristrutturazioni profonde. Questa opzione aumenta la produzione di energia rinnovabile in estate, ma non riduce il fabbisogno totale annuo di energia termica dell’edificio;
  • Integrazione: l’uso di energia da fonti rinnovabili dovrebbe essere promosso sfruttando l’accoppiamento settoriale, incoraggiando l’uso intelligente delle forniture energetiche rinnovabili in eccesso attraverso le pompe di calore nei sistemi di teleriscaldamento e teleraffrescamento;
  • Povertà energetica: i finanziamenti pubblici dovrebbero sostenere ristrutturazioni profonde degli edifici insieme alle forniture di energia rinnovabile, invece che pagare le costose bollette delle famiglie più vulnerabili.
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Redazione
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