In base ai dati pubblicati a inizio febbraio dalla Iea, International energy agency, nonostante le previsioni di un altro aumento, le emissioni globali di anidride carbonica legate al settore energetico non sono cresciute nel 2019. Il dato, a livello globale, si è attestato  su 33 gigatonnellate nel 2019 e non è cresciuto l’anno scorso, arrestando un trend di crescita durato due anni. Il tutto in un contesto che ha visto l’economia mondiale crescere del 2,9%. 

Fattori che concorrono a questo scenario

“Ciò – si legge in una nota della Iea – è dovuto principalmente al calo delle emissioni della produzione di elettricità nelle economie avanzate, grazie al ruolo crescente delle fonti rinnovabili (principalmente eolico e solare), al passaggio del combustibile dal carbone al gas naturale e alla maggiore produzione di energia nucleare. Altri fattori includono il clima più mite in diversi paesi e una crescita economica più lenta in alcuni mercati emergenti”.

“Dobbiamo sfruttare la tecnologia a disposizione”

Ora dobbiamo lavorare sodo per assicurarci che il 2019 sia ricordato come un picco definitivo delle emissioni globali, non solo un’altra pausa nella crescita”   sottolinea in nota Fatih Birol, direttore esecutivo dell’agenzia – “abbiamo le tecnologie per farlo e dobbiamo farne uso tutti. La Iea sta costruendo una grande coalizione incentrata sulla riduzione delle emissioni, che comprende governi, aziende, investitori e tutti con un autentico impegno per affrontare la nostra sfida climatica “.

Qualche numero

Negli Stati Uniti si è verificato il più grande calo delle emissioni su base nazionale, pari a 140 milioni di tonnellate (2,9%). La riduzione è stata di quasi 1 gigatone rispetto al 2000. In Ue il calo è stato nel 2019 di 160 milioni di tonnellate, pari al 5%, un fenomeno causato soprattutto dalle riduzioni del settore energetico. 

Economie avanzate, emissioni ai livelli degli anni 80

“In generale – sottolinea la Iea in nota – in tutte le economie avanzate, le emissioni del settore energetico sono scese ai livelli visti alla fine degli anni ’80, quando la domanda di elettricità era inferiore di un terzo rispetto ad oggi. La produzione di energia elettrica a carbone nelle economie avanzate è diminuita di quasi il 15% a causa della crescita delle energie rinnovabili, della commutazione carbone-gas, di un aumento dell’energia nucleare e della domanda di elettricità più debole”.

Emissioni di metano, secondo uno studio sono state sottostimate

Un altro studio, pubblicato su Nature, si focalizza invece sulle emissioni di metano. Secondo la ricerca le emissioni di questo gas potrebbero essere fino al 40 percento superiori rispetto a quanto stimato attualmente. “I nostri risultati mostrano che le emissioni di metano causate dall’uomo rappresentano attualmente circa il 30 percento della fonte globale di metano“, spiegano gli autori.Tuttavia, aggiungono, l’aspetto positivo è che “la maggior parte delle emissioni di metano sono antropogeniche, quindi abbiamo un maggiore margine per intervenire e ridurle”.

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