L’idrogeno è considerato l’elemento centrale della transizione energetica anche vista la sua  caratteristica di carburante pulito. Tuttavia, la sua applicazione non è ancora decollata nel mondo dell’automotive. Molti produttori stanno sperimentando la tecnologia e, sebbene alcuni si siano impegnati a produrre veicoli alimentati a idrogeno, l’assorbimento di massa sul mercato sembra ancora molto lontano.

Di mobilità del futuro e degli strumenti per il trasferimento delle nuove tecnologie a idrogeno, se ne è parlato nel corso del press briefing “Idrogeno: la parola al mondo della normazione tecnica” promosso da Uni, l’Ente Italiano di Normazione, che si è svolto il 12 luglio in diretta streaming.

Paola Comotti (sx) e Flavio Merigo (dx)
Paola Comotti (sx) e Flavio Merigo (dx).jpg

All’incontro è intervenuto Paola Comotti, presidente della Commissione UNI/CT 056 “Idrogeno” che ha presentato così l’attività della Commissione come “un’interfaccia nazionale delle attività svolte nei comitati tecnici che si occupano di idrogeno. A livello europeo, si tratta del comitato tecnico CEN/CLC/JTC6 ‘Hydrogen in energy systems’ e, a livello internazionale, di ISO/TC197 ‘Hydrogen technologies’, che ha l’obiettivo di preparare norme internazionali riguardanti le tecnologie delle celle a combustibile a idrogeno e le varie applicazioni associate”.

Il campo di attività della Commissione UNI/CT 056, nello specifico, rispecchia quello dei comitati tecnici di cui è mirror, ovvero interfaccia internazionale: “Si focalizza su sistemi, dispositivi e connessioni per la produzione, lo stoccaggio, il trasporto, la distribuzione, la misurazione e l’uso dell’idrogeno, da fonti di energia rinnovabili e altre. Si occupa di interfaccia sia elettrica che gas e dei temi trasversali riguardanti l’idrogeno, ed è composta da rappresentati del mondo della certificazione, dell’associazione imprenditoriale, dell’Università, da enti di ricerca e dai rappresentanti dei vari enti di normazione del sistema UNI e da CEI” ha aggiunto Comotti.

Presente alla giornata per Iso, l’organizzazione internazionale cui fanno parte 165 organismi nazionali di normazione, Flavio Merigo, presidente di ISO TC 22/SC 41 “Specific aspects for gaseous fuels”.

Insieme hanno illustrato il panorama competitivo in termini di mercato, applicazioni e aree geografiche della mobilità a idrogeno, e come si sta muovendo la normazione nazionale e internazionale per tracciare la rotta di un possibile futuro del trasporto privato e commerciale sostenibile.

Trasporti “puliti”, mercati dei veicoli a idrogeno e transizione energetica

Le tecnologie dell’idrogeno e delle celle a combustibile sono state identificate tra le nuove tecnologie energetiche necessarie per ottenere una riduzione del 60-80% dei gas serra entro il 2050, nel piano strategico europeo: sono in grado di migliorare l’efficienza energetica nei trasporti e contribuire fortemente alla mitigazione dei cambiamenti climatici, specialmente se si tratta di idrogeno prodotto da fonti di energia primaria rinnovabile.

Tuttavia, l’industria dei veicoli a idrogeno è ancora segmentata in base ai costi di produzione, al tipo di tecnologia delle celle a combustibile e alle esigenze di mercato dei vari Paesi: “Lavoriamo con Canada e Stati Uniti dove l’interesse nei confronti dell’idrogeno esiste già da qualche anno, con esperienze d’uso importanti e di branding fuel con percentuali piuttosto consistenti” ha sottolineato Merigo. Ma per valutare “il successo di un carburante o di un vettore energetico è fondamentale l’accettazione da parte dell’utenza, e che questa si ottiene dimostrandone la sostenibilità economica, tecnica e ambientale. È quindi necessario partire da quanto può essere immediatamente disponibile. Per questa ragione, ISO TC 22/SC 41 (gaseous fuels) e ISO TC 197 (hydrogen technologies), hanno deciso di unire le competenze in un joint working group allo scopo di preparare gli standard che consentano, non appena le quantità di idrogeno siano sufficienti e disponibili, di miscelare idrogeno e metano in miscele con percentuali di H2 fino al 30%. Questa percentuale consente di usare direttamente l’idrogeno nei motori attualmente alimentati a metano, senza dover effettuare alcuna modifica tecnica nei componenti o di controllo del motore”.

Guardando ai Paesi europei che più stanno investendo in iniziative per lo sviluppo dell’infrastruttura a idrogeno, Comotti ha spiegato che “i Paesi più attivi sono l’Olanda, il Belgio, la Gran Bretagna e la Germania, ma l’interesse si sta allargando anche ai paesi scandinavi e all’est Europa. Da parte nostra, la normativa tecnica che stiamo mettendo in campo, con un grande lavoro, vuole offrire le fondamenta della filiera nazionale dell’idrogeno. Ci sono norme che si possono già utilizzare e, in caso di lacune, stiamo lavorando anche su quelle per normarle”.

Quali sono i tempi per creare un embrione di rete nazionale dell’idrogeno?

Altro motivo per cui la diffusione dei veicoli a idrogeno non si è ancora sviluppata, in Italia, è la questione legata allo sviluppo dell’infrastruttura di ricarica sul territorio nazionale.

Su questo punto, è intervenuto Merigo: “A Bolzano si stanno portando avanti alcune sperimentazioni nell’uso dei veicoli a idrogeno. Tuttavia, per fornire una chiara visione di quello che sarà il futuro il settore, occorre tradurre le previsioni su un’economia di scala.  Dobbiamo considerare, quindi, come trasporteremo l’idrogeno, se gassoso o liquido, come sarà inserito nei veicoli e come dovranno essere concepite le stazioni di rifornimento. Ci sono studi che considerano i costi di distribuzione per i veicoli 100% idrogeno e sembrerebbero attualmente non compatibili con le tecnologie in essere. Gli scenari più ottimistici tengono conto del 2030, quando potremo pensare di avere una piccola rete, magari distribuita nelle grandi aree urbane, ma possiamo fare solo supposizioni”.

E poi c’è il problema dello stoccaggio dell’idrogeno nelle bombole, tema legato alla tipologia dei contenitori da utilizzare. Per aumentare il livello di sicurezza, occorre procedere a migliorare le tecnologie esistenti attraverso una continua attività di ricerca e, allo stesso tempo, adottare norme tecniche adeguate: “Ci sono studi che si focalizzano sull’impatto che ha l’idrogeno sui diversi materiali. Partendo da qui, stiamo lavorando per fornire una tabella organica che possa essere fruita da tutti e venire così incontro alle eventuali criticità sulle varie tipologie di materiali” ha chiarito Comotti. Il risvolto positivo è quello di rendere più agevole la valutazione su come combinare tra loro vari materiali e aumentare di conseguenza la resistenza dei serbatoi di stoccaggio nel tempo.

Mobilità a idrogeno: i vantaggi sono di ordine ambientale la visone al convegno Uni

La tecnologia a idrogeno, una volta che saranno perfezionate le infrastrutture su tutto il suolo nazionale, svolgerà un ruolo chiave nell’ottica di una mobilità maggiormente sostenibile con impatto ambientale prossimo allo zero. Su questo punto concordano Comotti e Merigo.

“Le emissioni sono praticamente nulle, il residuo di combustione nei veicoli a idrogeni è l’acqua e quindi abbiamo un grandissimo vantaggio ambientale. Il problema semmai risiede su come produrremo idrogeno e su come lo trasporteremo. Per rispondere a queste domande occorrerà condurre un’analisi Life Cycle Assessment, per studiare l’impatto di questa tecnologia con i veicoli che usano fuel cell rispetto ad altri motori endotermici o altri ancora che utilizzano biometano” ha concluso Merigo.

Il press briefing, promosso da UNI, è rientrato nelle tappe di avvicinamento alla manifestazione Hese – Hydrogen Energy Summit & Expo 2021 (Bologna, 6-8 ottobre 2021), il progetto nato da un’idea di In Fieri e Mirumir allo scopo di avviare il confronto della filiera sulle prospettive future dell’idrogeno, di cui Canale Energia è media partner. Saranno tre giorni di dibattiti e convegni, seminari tecnici e workshop nei quali esperti nazionali e internazionali, decisori pubblici e privati, rappresentanti dell’industria e della scienza si confronteranno sugli scenari di mercato, sullo sviluppo della ricerca e delle tecnologie, con gli espositori della piattaforma che riunisce anche Accadueo, CH4, ConferenzaGNL, Fuels Mobility e Dronitaly.

 

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Massimo Boddi
Freelance nel campo della comunicazione, dell’editoria e videomaker, si occupa di temi legati all’innovazione sostenibile, alla tutela ambientale e alla green economy. Ha collaborato e collabora, a vario titolo, con organizzazioni, emittenti televisive, web–magazine, case editrici e riviste. È autore di saggi e pubblicazioni.