In un contesto che vede il settore della grande distribuzione caratterizzarsi per una crescente sensibilità nei confronti della sostenibilità ambientale, il “maggior dinamismo” è registrato in particolare dai prodotti a marca del distributore (Mdd). Questi beni hanno raggiunto un valore di 10,8 miliardi di fatturato nel 2019 e il loro sviluppo negli ultimi 16 anni ha spiegato l’80% della crescita realizzata nello stesso periodo dall’intera industria alimentare domestica. A tracciare questo quadro è il position paper “Il contributo della marca del Distributore alla sfida dello sviluppo sostenibile”, realizzato da European House Ambrosetti per l’Associazione Distribuzione Moderna e presentato ieri a Milano.

Lotta allo spreco e riduzione dei consumi energetici e idrici

Dallo studio emerge come la marca del distributore, e in generale la Gdo, abbiano ottenuto risultati positivi sul fronte della lotta allo spreco e su quello della riduzione dei consumi energetici. “Le eccedenze alimentari recuperate dal settore della distribuzione sono aumentate di 6 volte negli ultimi 7 anni, arrivando quasi a un raddoppio del dato – ha spiegato Valerio de Molli, managing partner e ceo di European House – Ambrosetti  ciò ,dal lato pratico, significa che nel 2018 12.400 tonnellate di prodotti alimentari, in grado di sfamare oltre 31 mila persone in un anno, non sono andate sprecate. Si tratta di un dato non trascurabile”.

A ciò si aggiunge il fatto che i consumi elettrici del supermercato medio nel nostro Paese sono diminuiti del 30,7% nel periodo compreso tra il 2005 e il 2018. “Se tutto il tessuto industriale italiano, a livello teorico, avesse realizzato un miglioramento analogo, avremmo ottenuto un risparmio equivalente a 10 miliardi di euro in 13 anni, ovvero una cifra pari a tutte le risorse aggiuntive che la legge finanziaria ha stanziato per il famoso piano prioritario per le infrastrutture nella legge di Bilancio 2020, per il periodo 2020 -2022” ha aggiunto De Molli.

Dai dati del documento emerge, inoltre, come il settore della Distribuzione Moderna abbia riservato grande attenzione anche alla questione della riduzione dei consumi idrici. Grazie a programmi di monitoraggio, controllo e razionalizzazione dell’acqua è stato ottenuto un risparmio di 112 milioni di litri all’anno, “pari al consumo idrico medio settimanale di una città italiana”. 

Marca del distributore e obiettivi di sviluppo sostenibile

Dal rapporto emerge inoltre come il ruolo della marca del distributore si esplichi anche nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dall’Onu. “E’ uno dei pochi comparti economici a impattare direttamente e indirettamente su tutti i 17 Sustainable Development Goal fissati dalle Nazioni Unite, inclusi 169 target specifici afferenti ai diversi obiettivi”, ha spiegato De Molli. “Abbiamo visto come il 100% dei 17 macro-obiettivi venga centrato e come 71 dei 169 dei target trovino risposte concrete”. Nello specifico 45 dei 71 target subiscono un impatto diretto, mentre 26 uno indiretto.

Sostenibilità e governance

Un altro messaggio chiave presente nello studio è l’identificazione della sostenibilità, intesa in tutte le sue accezioni (ambientale, economica e sociale) come “una priorità a livello di governance” da parte dei gruppi della distribuzione moderna e dalle aziende Mdd partner, ovvero dei fornitori di prodotti a marchio del distributore. “L’evidenza scientifica più rilevante è in particolare, su questo punto, la leadership della Distribuzione moderna nell’orientare quei partner che hanno rapporti più solidi con l’azienda. (…).  Al crescere del legame industriale Mdd partner – distribuzione moderna cresce infatti anche l’orientamento alla sostenibilità”, ha detto l’ad di European house Ambrosetti.

In quest’ottica un tema chiave è per il settore, come ha ribadito anche Giorgio Santambrogio presidente di Associazione distribuzione moderna e ad del Gruppo VéGé, il passaggio dal concetto di copacker, termine con cui vengono identificati i fornitori della marca del distributore, a quello di Mdd partner. Anche attraverso l’utilizzo di questo termine “vogliamo promuovere un’evoluzione” ha spiegato Santambrogio, sottolineando l’impotenza di una visione olistica e sinergica nella diffusione dei paradigmi della sostenibilità ambientale, che renda attivamente partecipi tutti i soggetti della filiera, dai distributori fino al consumatore finale. (Guarda l’intervista video)

 

Definire in modo chiaro la sostenibilità

Altro tema chiave evidenziato da Santambrogio è stato la definizione “chiara e univoca” del termine sostenibilità. A questo proposito Adm insieme a The European house Ambrosetti hanno realizzato una definizione di sviluppo sostenibile per la marca del distributore, un’iniziativa che rappresenta, come ha spiegato Santambrogio, una “pietra miliare per il lavoro nei prossimi anni” e che punta a creare una filiera virtuosa, volta ad accompagnate le scelte vistose del consumatore.

Ciò consente di avere condizioni certe nel tempo per potersi sviluppare e fare investimenti in logica di sostenibilità“, si legge nel rapporto.

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