Economia circolare: le nuove professioni della transizione ecologica

Primo censimento sulle professioni dell’economia circolare: il rapporto Randstad Research.

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Sono oltre 200 le nuove professioni legate allo sviluppo sempre più crescente dell’economia circolare. Un settore in espansione che si riflette anche in nuove prospettive occupazionali in ambito green. Le ha censite Randstad Research, il centro di ricerca sul lavoro del futuro promosso dall’omonima agenzia che si occupa di ricerca, selezione e formazione di risorse umane.

Lo studio è una interessante fotografia di come il settore professionale sta rispondendo alle nuove sfide per un futuro sostenibile. Si va dal designer circolare al gestore della logistica inversa fino all’esperto di blockchain per la sostenibilità, passando per l’imprenditore e per gli ingegneri gestionali che dovranno guidare le aziende nell’innovazione.
Le figure e le richieste di profili circolari sono in continua crescita: “Sono professioni che richiedono conoscenze approfondite in campi specialistici, ma anche conoscenze complementari: in questo senso sono ibride. Comportano l’apertura al cambiamento, la capacità di aggiornarsi continuamente e doti relazionali” si legge nell’indagine.

Il carattere “ibrido” delle professioni “circolari” e l’importanza di “fare squadra”

La metafora della costellazione è più volta richiamata come strumento utile non solo ad analizzare come si integrano le diverse attività lavorative nell’operatività circolare, ma anche a disegnare ipotesi di programmazione delle risorse umane, necessarie per uno sviluppo efficiente e coerente.

In questo senso, il report vuole rappresentare una società dinamica e in costante evoluzione. Le duecento e più nuove professioni elencate nello studio riflettono la grande trasformazione del mercato del lavoro verso l’economia circolare che essa implica: “Si tratta di nuove professioni senza le quali la stessa transizione verso l’economia circolare rischia di rimanere una chimera”.

La metafora delle costellazioni:

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Tab.1. Le costellazioni delle professioni legate all’economia circolare. Fonte: Randstad Research

Le nuove professioni sono intrinsecamente ibride nel senso che richiedono un’organizzazione del lavoro completamente nuova. Occorre quindi che siano messe in relazione tra di loro, nello specifico dei diversi ambiti operativi, settoriali o istituzionali. Non solo. In ogni contesto lavorativo le persone, pur ognuna con le proprie caratteristiche individuali, devono muoversi insieme, come le stelle di una costellazione, appunto: il senso di fare squadra.

A ben vedere, anche la figura assimilata dell’imprenditore e dell’ingegnere gestionale richiama, appunto, la circolarità del sistema:

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Tab.2. La figura dell’imprenditore/ingegnere gestionale. Fonte: Randstad Research

Le competenze dell’economia circolare e lo sviluppo delle professionalità green

L’economia circolare richiede nuove professioni o la re-invenzione di quelle tradizionali. I nuovi profili, se vorranno avere successo, devono affrontare gli aspetti specifici di questa sfida. In questo senso, il report sottolinea che “le competenze del curriculum di studi di ciascuna professione vanno integrate trasversalmente con quelle relative ai temi della circolarità e della sostenibilità.

Dall’analisi delle competenze richieste, nelle oltre 200 professioni individuate, sono fondamentali principalmente le conoscenze tecnico-scientifiche, lo spirito di progettazione, l’attitudine al cambiamento, la capacità di gestione e di controllo, la conoscenza delle norme, la vocazione alla comunicazione e al coordinamento.

In merito a come bisogna investire in formazione e istruzione, il commento all’indagine è chiaro: “È urgente e necessario moltiplicare, come previsto dal Pnrr, l’accesso dei giovani agli Its che rappresentano una via maestra per sviluppare le professionalità che servono alla nuova economia. Ma non basta. Occorre un piano shock che investa il mondo della formazione e dell’istruzione, dalla scuola materna alla formazione continua, preparando gli insegnanti e mobilitando i giovani e i meno giovani”.

Si può prendere visione del report in versione integrale al link.

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