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Tra gli effetti ormai noti del riscaldamento globale c’è, come tutti sappiamo, lo scioglimento dei ghiacciai. Un fenomeno che continua ad aggravarsi con l’aumentare progressivo delle temperature su scala globale, con un impatto sempre più rilevante anche  sulla fauna che popola questi habitat. Qui di seguito vediamo alcune recenti notizie su questi temi.

Groenlandia, scioglimento dei ghiacciai in forte crescita

Secondo uno studio pubblicato qualche giorno fa sulla rivista Nature e realizzato tra gli altri da Andrew Shepherd, professore dell’Università di Leeds e da Erik Ivins, ricercatore della Nasa, la quantità di superficie persa dalla calotta polare della Groenlandia ha raggiunto un ritmo di crescita superiore a 7 volte quello registrato all’inizio degli anni 90. La ricerca, che si basa su dati satellitari, evidenzia inoltre come il ritmo di scioglimento del ghiacciaio più grande della terra sia preoccupante e come nel giro di un millennio potrebbe portare a un innalzamento del livello del mare di 6 metri.

Orsi polari nei pressi di un villaggio russo

A fare le spese dell’abbassamento progressivo delle temperature negli habitat polari sono ovviamente, come dicevamo prima, anche gli animali che popolano questi ambienti. Recentemente, ad esempio, più di 50 orsi polari si sono radunati ai margini del villaggio Ryrkaipy a Chukotka, sulla punta nord-orientale della Russia, a causa del fatto che il ghiaccio non era abbastanza solidificato da consentire gli spostamenti per cercare cibo. “Il numero di incontri tra umani e predatori nell’Artico è in aumento“, spiega il WWF in un articolo su sciencealert – “il motivo principale è il declino dell’area ghiacciata del mare a causa del cambiamento climatico. In assenza di copertura del ghiaccio, gli animali sono costretti a scendere a terra in cerca di cibo”.

Ghiacciai rossi in Nuova Zelanda

In Nuova Zelanda invece i ghiacciai hanno assunto una colorazione rossastra. il fenomeno è stato portato all’attenzione pubblica dalla scrittrice e fotografa di viaggi Liz Carlson, che ha realizzato scatti nel Mount Aspiring National Park nell’Isola del Sud della Nuova Zelanda. Al momento non sono ancora state accertate in maniera definitiva le cause del fenomeno, ma tra le ipotesi ci sono gli incendi boschivi, la cui frequenza è aumentata a causa del cambiamento climatico. Nello specifico la particolare colorazione potrebbe essere causata da fuliggine o da alcune componenti del legno bruciato. Tuttavia non è escluso che possa trattarsi anche di una polvere rossa prodotta naturalmente dal territorio. Il terriccio è, infatti, ricco di ossidi di ferro che conferiscono una caratteristica tonalità rossa.

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Redazione
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