Come si è comportata l’industria dell’automotive nel mondo e in Italia? Com’è cambiato il mercato di produzione e vendita di autovetture nel 2019 e nel 2020 alla luce, anche, dello scoppio della pandemia da Covid-19? Lo rivela l’Anfia, l’Associazione nazionale filiera industria automobilistica, che ha pubblicato di recente un dettagliato rapporto. La redazione l’ha letto per voi.

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Foto di Erik Mclean su Unsplash

Breve panoramica: Pil e crescita

La crescita economia mondiale nel 2019 è stata la più bassa registrata dal 2009, comunque con segno positivo: il Fondo monetario internazionale (Fmi), organizzazione internazionale che dovrebbe regolare la convivenza economica e favorire i paesi in via di sviluppo, conferma per lo scorso anno una crescita del +2,8%. Nel 2020 la situazione è stata critica per lo scoppio dell’emergenza sanitaria e le misure messe in campo in quasi tutti i paesi colpiti dalla pandemia per contenere la diffusione del virus: chiusura degli stabilimenti produttivi e servizi non essenziali e limitazione spostamenti. Con un -4,4% di Pil nel 2020 e +5,2% nel 2021 la ripresa sarà indubbiamente lenta.

C’è da sperare negli strumenti messi in campo dall’Unione europea riguardanti il bilancio dell’UE per il periodo 2021-2027. Questi prevedono un pacchetto di 1,824 miliardi di euro che comprendono 1.074 mld di euro per il quadro finanziario pluriennale e 750 mld di euro per il Next generation EU, il piano di ripresa per il prossimo anno che sarà ripartito in 390 mld a fondo perduto e 360 mld in prestiti. Per attutire i rischi di crescente disoccupazione in questo stato prolungato di emergenza, il Consiglio europeo ha approvato un sostegno finanziario di 87,4 miliardi di euro a favore di 16 Stati membri.

Automotive, la produzione nel mondo

Interessante guardare anche alla produzione di mezzi, il cui trend è simile a quanto visto per le vendite. Dopo la crescita del 2017, con 98 milioni di mezzi prodotti, ha registrato un primo calo dell’1% nel 2018 e del 5,2% nel 2019. A dividersi il mercato sono l’Asia, dove si concentra la maggiore produzione di autoveicoli con il 53,4%, e l’Unione europea, con il 23,6%. In Ue il primato è della Germania, che copre il 29% della produzione del continente Infine, ci sono il Nord America (18,2%), il Sud America (3,6%) e l’Africa (1,2%).

La vendita di autoveicoli nel mondo

La vendita mondiale di autoveicoli è cresciuta negli ultimi dieci anni: dai 75 milioni del 2010 a 96 mln nel 2017. La curva è stata discendente, invece, nel biennio 2018-19: rispettivamente, 95,8 e 91,5 mln. Interessante guardare alla ripartizione tra le diverse tecnologie: nel 2019 le vendite di auto diesel sono diminuite del 13,9%. Quelle a benzina, invece, sono aumentate del 5%.

Il dato interessante riguarda la vendita delle auto ad alimentazione alternativa cresciuta del 41%, pari all’11,2% del mercato. La virata repentina delle vendite, precisa Anfia, è da ricondurre alle conseguenze dello scandalo dieselgate provocato dalla falsificazione dei valori delle emissioni delle vetture diesel in Usa ed Europa da parte del gruppo Volkswagen. “Le case costruttrici hanno dovuto cambiare i piani strategici, il mix di produzione per alimentazione e predisporre investimenti massicci per l’elettrificazione dei veicoli”, spiega Anfia nel documento. “Il raggiungimento dei target di riduzione delle emissioni di CO2 per il 2020-2021, ma soprattutto per il 2025-2030, si presenta arduo senza un’immissione massiva di veicoli elettrici nel mercato”. In totale, nel 2019 in tutto il mondo le vendite globali di veicoli elettrici (Ect) hanno raggiunto le 2,39 milioni di unità e in controtendenza, quindi, alla vendita degli autoveicoli leggeri, conquistando un +2,7% contro il -4,4% dei veicoli tradizionali.

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Fonte Anfia

La domanda di autoveicoli nel mondo

Le previsioni per l’automotive per il 2020 parlano chiaro: la domanda potrebbe subire un crollo del 17% e passare alle 76 milioni di unità contro le 88,98 mln del 2019. Intanto, riporta Anfia, nel primo semestre del 2020 la domanda nell’Unione europea, nel Regno Unito e nell’Associazione europea di libero scambio (Efta), che comprende Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein, risulta cresciuta. Nonostante la contrazione del mercato del -39%, la domanda è aumentata del +61% per i veicoli elettrici e del 16% per i veicoli ibridi. Nei paesi in cui c’è stato un aumento dei sussidi per l’acquisto di e-car, come la Germania, o in cui sono stati introdotti incentivi per l’acquisto di auto a basse emissioni, come l’Italia, si è registrata un’influenza positiva sul mercato. Gli effetti della crisi, secondo gli analisti, si faranno sentire per almeno 3-5 anni.

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Fonte: Anfia

Automotive, la situazione in Italia

Per quanto riguarda l’Italia, caso per noi più interessante, nel 2019 il Pil è aumentato (solo) dello 0,3%, la crescita più bassa per il secondo anno consecutivo tra tutti i Paesi europei. Per il 2020 le previsioni sono, in ogni caso, sconfortanti: l’Istat prevede una contrazione del Pil dell’8,3%, il ministero di Economia e Finanza ha riportato nel Documento di Economia e Finanza (Def), approvato a inizio ottobre, del -9%. Con queste premesse, il debito pubblico italiano rischia di esplodere: il Fmi stima che nel 2020 potrebbe aumentare di 20 punti, passando dal 134,8% del Pil del 2019 (cifra, peraltro, già elevatisima) al 155,5% del Pil nel 2020.

La produzione di autoveicoli, anche qui, è cresciuta fino al 2017, passando dalle 698mila unità a 1,14 milioni, ma è iniziata a diminuire nel 2018 (-7%) e nel 2019 (-14%). Il 2019, evidenzia Anfia, è da ricordare per lo storico accordo tra Fca e Psa, “fusione paritetica al 50/50, che porterà alla nascita del quarto gruppo mondiale con quasi 10 milioni di autoveicoli prodotti e del secondo in Europa (dietro a VW Group). I lavori per il progetto di fusione tra Fca e Psa stanno proseguendo secondo i piani e nei tempi previsti. Il nome della newco è Stellantis e il board della nuova holding sarà composto da John Elkann (presidente), Robert Peugeot (vice presidente), Carlos Tavares (chief executive officer). La Commissione antitrust europea intanto ha reso noto che, con riferimento all’indagine in corso relativa alla posizione dominante nel segmento dei veicoli commerciali leggeri, Fca e Psa hanno offerto concessioni per ottenere il via libera alla fusione”.

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Fonte: Anfia

La vendita di veicoli nel 2019 è cresciuta del 10%: le unità complessive sono state 301mila. Quelle a ridotto impatto ambientale hanno coperto la fetta del 16% di mercato: le auto elettriche hanno guidato la crescita, con +113% e una quota di mercato dello 0,6%; a seguire le ibride, +34%, il Gpl, +9%, e il metano, +3%.

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Fonte: Anfia

Nei mesi di lockwown la produzione e le vendite degli autoveicoli hanno subito una caduta verticale. Questo per via delle strategie delle case automobilistiche, “che hanno promosso l’offerta di modelli a basse emissioni di CO2 per raggiungere i target europei 2020” con incentivi all’acquisto “estesi alle auto di ogni alimentazione di fascia emissiva tra 61 e 110 g/km di CO2 fino al 31 dicembre 2020”.

“Sul fronte del trasporto pubblico locale (Tpl), osserviamo come stenti a diventare competitivo rispetto al mezzo privato; solo la precedente crisi ha determinato un leggero spostamento verso l’utilizzo dei mezzi pubblici”, aggiunge Anfia. L’autotrasporto, altro settore analizzato da Anfia, “possiamo attenderci anche una polarizzazione del settore, con aziende che saranno in grado di reagire alla crisi e altre che rischieranno l’estromissione dal mercato”, conclude l’Associazione. Produttori, operatori logistici, vettori e distributori, i soggetti coinvolti nel mercato, avranno una “propria visione del processo stesso” con “relativa porzione di patrimonio informativo”. Il comparto dei veicoli trainati sarà, invece, “più sofferente”.

Se vuoi consultare il documento di Anfia sull’industria dell’automotive mondiale nel 2019 e il trend nel 2020 clicca qui

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