385 milioni l’impatto dei bandi energia Horizon 2020 per le imprese italiane

I risultati dello studio: “L’impatto della partecipazione al programma Horizon 2020 sulle imprese italiane: un’analisi per il settore energia”, realizzato da GSE SpA, I-Com e APRE

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L’Italia si classifica come terzo paese per numero di proposte finanziate ai bandi “Horizon 2020” dedicati a ricerca e l’innovazione. Un tasso di successo pari quasi al 16% con cui il nostro Paese si posiziona terzo dopo Spagna e Germania.

Sono 385 i milioni di euro che le imprese italiane hanno ottenuto dai bandi energia per una partecipazione complessiva a oltre 6.000 progetti e finanziamenti su ben 958 proposte. E’ quanto emerge dallo studio: “L’impatto della partecipazione al programma Horizon 2020 sulle imprese italiane: un’analisi per il settore energia”, realizzato dal Gestore dei Servizi Energetici (GSE SpA), dall’Istituto per la Competitività (I-Com) e dall’Agenzia per la Promozione della Ricerca Europea (APRE) e presentato oggi 12 aprile a Roma. Uno studio che ha l’intento di facilitare la partecipazione italiana di qualità in Horizon Europe, il Programma Quadro che finanzierà la ricerca e innovazione europea fino al 2027.

Temi e impatto della partecipazione italiana a Horizon 2020

Tra i temi più finanziati con il 57% del totale l’attività di ricerca, sviluppo e dimostrazione su scala reale di fonti energetiche rinnovabili e tecnologie innovative per la cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica a costi inferiori e sicure per l’ambiente (Low Carbon Energy). Il 30%, equivalente a 288 proposte, è stato finanziato attraverso i bandi per l’efficienza energetica (bandi Energy Efficiency).

Il 6% del totale (53 proposte) è stato indirizzato alle Smart City nello specifico allo sviluppo sostenibile delle aree urbane. Accumuli: in questo comparto sono state 36 le proposte italiane (il 4% del totale) che hanno riguardato i bandi dedicati allo studio e allo sviluppo delle batterie (Batteries). Meno rilevanti le attività brevettuali e la nascita di start-up.

I soggetti più presenti nelle proposte finanziate sono imprese private con un 45% rispetto al totale, a seguire i centri di ricerca e le università, 35% e un 12%  costituito prevalentemente da soggetti no-profit o di altra natura.

Come impatto sono stati registrati diversi benefici in ambito occupazione, sul fatturato e sul miglioramento in termini di offerta di prodotti/servizi/sistemi, oltre che sulle opportunità in termini di apertura di nuovi mercati e creazione di partnership.

La possibilità di istituire nuove relazioni è stato evidenziato come l’asset centrale per le imprese.

Lo studio può essere scaricato sul sito APRE, sul sito I-Com e su quello del Gestore dei Servizi Energetici.

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