Pinguini indicatori del cambiamento climatico e… di come invertire la rotta

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Un’indagine guidata da Birdlife international ha messo in relazione la salvaguardia delle aree marine e la tutela dei pinguini artici. Un’analisi che ricorda un pò il film “Happy feet” in cui attraverso una danza coreografica, i pinguini riuscivano comunicare agli umani la distruzione del loro habitat naturale a farsi ascoltare per proteggerlo.

La ricerca, prodotta in collaborazione con l’università dell’East Anglia (Uea) e con il British antartic survey, mostra come grazie alla possibilità di incrociare alcuni dati tra lo stato del krill, l‘ecosistema delle diverse famiglie dei pinguini, sarebbe quindi possibile misurare e salvaguardare le aree marine e gli stessi pinguini artici. Inoltre con una gestione in comune delle Aree marine protette (Amp) si porterebb0e a un aumento del numero dei pinguini dal 49 al 100% in base alla specie.

Pinguini Fig2_MAP_MPA network and marine IBAs

 

I pinguini sono spesso considerati un indicatore importante per conoscere lo stato dell’ambiente marino circostante.

Tuttavia, molti habitat vitali dei pinguini rimangono non protetti, sottoposti come sono alle minacce legate all’attività umana: l’inquinamento, la pesca eccessiva e il cambiamento climatico.

L’oceano che circonda l’Antartide è l’ambiente più favorevole per ospitare specie uniche; tra queste ve ne sono quattro diverse di pinguini: Adelia, Sottogola, Gentoo e Imperatore che si nutrono di krill, minuscoli crostacei simili a gamberetti che sono oggetto di pesca per essere utilizzati come cibo per pesci.

pinguini Gentoo
– Gentoo penguins in the Antarctic peninsula, where a Marine protected area has been proposed. Photo by Derek Oyen on Unsplash. Unsplash licence (free sharing for commercial and non-commercial purposes, attribution appreciated).

La ricerca ha sfruttato un approccio basato sulla posizione della colonia, sulle stime della popolazione e sui dati di monitoraggio, per identificare aree di importanza globale per le specie di pinguini intorno all’Antartide, individuando 63 siti chiave: gli Important bird and biodiversity areas (Iba) che rappresentano i siti utilizzati da almeno l’1% della popolazione globale di una specie. Servono per delimitare le zone di nutrimento e riproduzione delle colonie di pinguini. Gli autori hanno esaminato le attività di pesca del krill negli ultimi 50 anni e hanno scoperto che mentre il suo raggio di azione si è ridotto, una quantità costantemente sproporzionata di krill viene raccolta nelle aree di importanza mondiale per i pinguini rispetto alla superficie totale in cui opera la pesca.

 

I risultati dimostrano che la pesca del krill potrebbe competere direttamente con le esigenze vitali dei pinguini. Il dottor Jonathan Handley, di Birdlife international, autore principale della ricerca, conferma: “I nostri risultati forniscono prove critiche sulla posizione e la rilevanza di alcune delle aree più importanti a livello globale per l’allevamento di pulcini di pinguini adulti che si riproducono in Antartide e nelle isole vicine. Negli ultimi cinque decenni, la pesca del krill si è concentrata in un piccolo numero di aree nelle acque antartiche, alcune delle quali abbiamo identificato come importanti aree di foraggiamento dei pinguini. Ciò rappresenta una probabile minaccia per diverse colonie di pinguini, specialmente quando allevano pulcini”. Per contenere interesse commerciale in crescita nei riguardi della pesca antartica e in particolare per le risorse di krill, nel 1982 è stata istituita una convenzione internazionale, governata dalla Commissione per la conservazione delle risorse biologiche dell’Antartico (Ccamlr), una convenzione internazionale composta da 25 stati membri, insieme all’Unione europea. La convenzione prevedeva la creazione di una rete di Amp attorno all’Antartide dal 2002, ma dal 2016 solo due aree sono state implementate. La coautrice del lavoro scientifico, la dott.ssa Aldina Franco della School of environmental sciences dell’Uea, sottolinea: “Studi recenti hanno dimostrato che la pesca del krill potrebbe competere direttamente con i pinguini per le scorte di cibo critiche. La rete di area, che ha riconosciuto aree go / no go per la pesca del krill, può contribuire a garantire che sia disponibile una quantità sufficiente di krill per i pinguini”.

 

 

Se tutte le Amp proposte per l’Antartide fossero realizzate, una media dell’80% delle aree importanti per la conservazione dei pinguini ne sarebbe all’interno. Ciò sottolinea l’importanza della rete proposta, che alla fine potrebbe avvantaggiare non solo i pinguini antartici, ma alcuni degli animali selvatici più unici sulla Terra.

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Redazione
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