Il futuro è glocal?

Il punto delle Agenzie Energetiche Locali sulla transizione ecologica

Nel dibattito pubblico sulla transizione ecologica – stretto tra crisi climatica, crisi idrica, efficientamento energetico, costi, rigenerazione urbana, case green e, in definitiva, scelte sostenibili – emerge un filo rosso: scala locale come misura di efficacia delle politiche comunitarie. Dal macro al micro.

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Per saggiare queste prospettive, RENAEL (Rete Nazionale delle Agenzie ed Enti Locali per l’Energia e lo Sviluppo Sostenibile), si è ritrovata il 7 ottobre a Roma con l’evento nazionale Green Horizon 2026. E un focus specifico: ri-generazioni. Quel trattino tra prefisso e sostantivo è indicativo: da un lato la necessità di ‘generare di nuovo’; dall’altro sembra richiamare il passaggio di staffetta tra generazioni.

La transizione ecologica dei territori italiani si scontra oggi con il banco di prova più difficile: tradurre i vincoli climatici internazionali in un modello locale efficace. Tra le pieghe del Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) europeo, che implica un cambio di passo in fatto di programmazione, l’Italia locale o si evolve o rischia di arenarsi sotto il peso del divario strutturale.

La percezione della crisi climatica tra la gente

L’indagine condotta dall’Istituto Piepoli per conto di RENAEL fotografa il punto di vista dei cittadini italiani. Attraverso un questionario, lo studio evidenzia che cambiamenti climatici e difficoltà economiche legate all’energia non sono più percepiti come rischi astratti, ma incidono direttamente sul comfort e sul benessere domestico.

“Prima di tutto abbiamo chiesto se la crisi climatica sia un problema che percepiscono come vicino alla loro vita quotidiana. Ne esce un dato impressionante, perché 9 italiani su 10 ci rispondono così: questa è una cosa che io vivo nella mia vita quotidiana e la sento sulla mia pelle”, spiega Livio Gigliuto, presidente dell’istituto Piepoli  mentre illustra i risultati del sondaggio.

Questionario

In estrema sintesi, gli elementi principali sono:

  • Per quasi 9 italiani su 10 (87%), la crisi climatica costituisce un problema che tocca da vicino la vita di tutti i giorni. Tra le manifestazioni percepite con maggiore frequenza negli ultimi dodici mesi figurano le ondate di calore (64%) e le piogge intense (45%).
  • Gli effetti del cambiamento climatico e delle tensioni energetiche si riflettono su qualità della vita e salute fisica, indicate dall’86% del campione. Sul fronte domestico, l’82% degli intervistati individua nel comfort abitativo l’aspetto più condizionato dalla situazione energetica. Molti cittadini spesso rinunciano a riscaldare o rinfrescare la propria abitazione per ragioni economiche.
  • Di fronte a questa vulnerabilità, il 52% della popolazione individua nell’incremento delle aree verdi urbane la priorità per rendere le città più resilienti, mentre il 76% giudica utile l’istituzione di rifugi climatici nei quartieri.
  • Emerge distanza tra i bisogni dei cittadini e l’azione degli enti locali: solo un quarto della popolazione ritiene che il proprio Comune si stia impegnando concretamente. Sebbene il Governo nazionale (55%), le Regioni (45%) e i Comuni (44%) siano considerati i soggetti chiave per accompagnare la transizione, si registra una forte domanda di prossimità.

EPBD: lo stato dell’arte a Bruxelles

Da Sin Robert Nuij DG ENER Andrea Maria Felici MASE
da sin Robert Nuij DG ENER, Andrea Maria Felici MASE

Nel contesto della transizione ecologica e della crisi climatica, il tema della povertà energetica rappresenta ormai da anni un’emergenza crescente. All’interno di questo scenario, la direttiva europea sulla prestazione energetica nell’edilizia (EPBD) fissa un obiettivo di lungo periodo: la decarbonizzazione e l’efficientamento completo del patrimonio immobiliare europeo entro il 2050.

Le criticità operative non mancano ed emerge un implementation gap: tra l’ambizione delle direttive europee e la realtà dei singoli Stati si frappongono ritardi amministrativi, confermati dalle procedure di infrazione aperte da Bruxelles, pur registrando comunque segnali di movimento da parte di diversi governi.

“La domanda è: come stiamo andando? Purtroppo non tanto bene. Nel senso che oggi solo uno stato membro ha recepito pienamente la direttiva. E non è in Italia. E’ la Svezia. Altri stati membri comunque stanno lavorando. Lo vediamo perché ci mandano le disposizioni nazionali. Però, dato che pochi o nessuno l’ha fatto, noi abbiamo cominciato una procedura di infrazione contro tutti gli Stati membri. Questo è un processo che durerà a lungo. Non è immediato. Ma se da un lato la situazione non è positiva, dall’altro lato vediamo che comunque gli stati membri si stanno muovendo. Rispetto ai Piani Nazionali per la Riqualificazione, abbiamo ricevuto ad oggi 19 bozze. E abbiamo visto che anche lì tanti stati membri stanno lavorando bene”, sottolinea Robert Nuij, capo unità, Responsabile EPBD, DG ENER.

Per le agenzie energetiche locali, la Commissione Europea costituisce un punto di riferimento ai fini della “messa a terra” territoriale della normativa. Come ricorda Nuij, le difficoltà economiche, sociali e ambientali del tempo presente impongono un approccio collettivo e non isolato.

Il patrimonio immobiliare europeo è responsabile di circa il 30-40% del consumo energetico totale dell’Unione. Se la crisi energetica del 2022 aveva già spostato l’asse sulla sicurezza degli approvvigionamenti, i recenti shock geopolitici confermano che una dipendenza strutturale non può più essere tollerata: l’unica via d’uscita è l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili.

La nuova direttiva quadro si muove in questa direzione, puntando su due pilastri fondamentali:

  • Piani Nazionali di Riqualificazione: Strumenti strategici a lungo termine che richiedono un processo partecipativo e congiunto tra Stati membri, settore delle costruzioni ed enti locali, per offrire stabilità a investitori e consumatori.
  • Sportelli Unici: Punti di riferimento territoriali indispensabili per tradurre la norma a livello locale, offrendo supporto tecnico e informativo ai cittadini e alle piccole e medie imprese.

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La coperta è corta

“Venivamo da una stagione molto generosa rispetto agli interventi di efficienza energetica. Questa stagione ha provocato delle problematiche  a livello di bilancio. Il governo ha inteso rivedere gli strumenti, e quindi anche la loro portata finanziaria, sugli intervenienti di efficientamento energetico. Fermo restando il set di strumenti che sono rimasti: mi riferisco ai certificati bianchi, al conto termico e al credito imposta per gli interventi di efficienza energetica. Ma tutto questo si è incrociato con una crisi dei costi dell’energia, oserei dire, storica. Quindi la coperta è corta”, commenta Andrea Maria Felici, direttore generale Domanda ed Efficienza Energetica – MASE

A partire da questo vincolo, il recepimento delle direttive europee sull’efficienza energetica e le case green (EED ed EPBD) si scontra anche con una peculiarità strutturale tutta italiana: la specificità del nostro patrimonio edilizio, caratterizzato da una stratificazione storica e architettonica, e proprio per questo estremamente complesso ed eterogeneo da gestire.

Emerge la necessità di un riorientamento del Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica. L’obiettivo è l’abbandono di incentivi indiscriminati in favore di strumenti basati sulla capacità di pianificazione, ricalcando modelli di derivazione PNRR per capitalizzare i ritorni a medio-lungo termine.

Parallelamente, viene confermato il ruolo centrale del Conto Termico, apprezzato per la sua stabilità e prevedibilità in quanto slegato dai rigidi vincoli del bilancio ordinario dello Stato.

In ultima istanza, la riuscita del processo passa per un approccio analitico dello stato di fatto, valorizzando le banche dati e gli strumenti di modellazione energetica messi a disposizione da enti come l’ENEA per supportare i Comuni.


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Ilaria Carmen Restifo
Consulente e ricercatrice freelance in ambito energetico e ambientale, ha vissuto a lungo in Europa e lavorato sui mercati delle commodity energetiche. Si è occupata di campagne di advocacy sulle emissioni climalteranti dell'industria O&G. E' appassionata di questioni legate a energia, ambiente e sostenibilità.