Capodoglio spiaggiato a Porto Cervo. Fonte SeaMe

Un pezzo di tubo di corrugato, probabilmente in PVC, un residuo di un sacchetto di detersivo, di cui si leggono ancora marca e codice a barre, e frammenti di piatti di plastica. Sono alcuni degli oggetti recuperati nello stomaco del capodoglio trovato morto una settimana fa nella spiaggia di Cala Romantica, una piccola baia vicino a Porto Cervo, in Costa Smeralda. Li mostra in un video postato su facebook Luca Bittau dell’onlus SeaMe, l’organizzazione che si è occupata delle operazioni di recupero. “Il materiale plastico che è stato trovato nello stomaco del capodoglio sarà studiato dall’Università di Padova per capire qual è la tipologia del materiale e l’impatto che può avere avuto sull’animale”, spiega il biologo.

Questi oggetti fanno parte dei 22 kg di plastica ritrovati nello stomaco dell’animale. La pancia conteneva anche un feto lungo oltre 2 metri in avanzato stato di decomposizione.

Altri casi

Questa rappresenta una perdita importante per l’ecosistema marino e, purtroppo, non è l’unica. Negli ultimi anni sono stati tanti i ritrovamenti di cetacei morti. Bottiglie, sacchetti, tazze e ciabatte di plastica sono stati trovati nella pancia della balena spiaggiata a novembre 2018 in Indonesia e recuperata in uno stato avanzato di decomposizione. 6 kg di rifiuti che hanno provocato la morte di un cetaceo lungo 10 m. Il capodoglio morto il 27 febbraio 2018 sulle coste spagnole della regione Murcia è stato ucciso da quasi 30 chili di plastica.Diverso è il caso degli otto capodogli trovati morti nel 2016 sulla spiaggia vicino a Dithmarschen, sulla costa nordoccidentale della Germania. Gli stomaci erano vuoti.

Airgun altro pericolo per l’ecosistema marino

I ritrovamenti della Germania fanno pensare agli effetti di disorientamento provocati dall’airgun. “La nocività per i Cetacei del rumore prodotto durante le prospezioni geofisiche pare acclarata. Questi infatti comunicano, navigano, si orientano e individuano le prede
grazie al suono”, si legge nel Primo rapporto sugli effetti per l’ecosistema marino della tecnica dell’airgun, redatto dal Ministero dell’Ambiente e dall’Ispra. “Mentre i comportamenti e le frequenze di immersione non sembravano variare significativamente in presenza o meno di airgun”, si legge nel secondo rapporto  in riferimento allo studio condotto nell’Australia orientale su megattere esposte e non all’airgun, “le variazioni di rotta si sono rivelate altamente significative”. Il “significato biologico di queste alterazioni di rotta deve ancora essere approfondito – prosegue il rapporto – mentre è dimostrata una reazione comportamentale importante a livello di popolazione”.

L’economia blu in numeri

Nel 2015 le Nazioni Unite hanno prodotto una misura del valore dell’economia degli oceani. La stima parla di circa 2,5 triliardi di dollari americani. Se fosse uno Stato, l’Oceano sarebbe la settima economia al mondo con il 4-5% del Pil globale. Un valore che non può essere sottovalutato. L’economia blu dell’Unione europea, nello specifico, continua a crescere: oggi ha un fatturato di oltre 560 miliardi di euro e quasi 3,5 milioni di addetti ai lavori.

Il 2 aprile si è tenuta al Parlamento europeo la conferenza ad alto livello “Future for Ocean Governance and Blue Growth”, organizzata da José Inácio Faria, deputato europeo della commissione Ambiente. Tre i temi sul tavolo: una governance globale dell’oceano, la sanificazione e pulizia dei mari entro il 2030, la promozione di un’economia blu sostenibile.

“L’Europa è una grande potenza marittima: il 90% del commercio internazionale, l’80% del commercio estero dell’UE e il 40% del commercio interno dell’UE utilizzano la navigazione”, ha spiegato il vicesegretario dello European Network of Maritime Clusters, Laurence Martin. “Gli armatori europei controllano quasi il 40% della flotta mercantile mondiale e sono attori chiave nello shipping. L’industria cantieristica europea è leader mondiale per quanto riguarda le navi da crociera e gli yacht da diporto, mentre l’industria di produzione di apparecchiature e componenti dell’UE serve metà della flotta mondiale. L’attività europea di pesca svolge un ruolo importante nella nostra politica alimentare”.

Il codice etico Charta Smeralda

Il capodoglio e il delfino comune minacciano di sparire. Sono nella “Lista Rossa” dell’Unione mondiale per la conservazione della natura. Anche le tartarughe sono vittime dell’inquinamento da plastica e, come scritto più volte da Canale Energia, sono studiate per indagare i fenomeni all’origine del marine litter.

A minare la sopravvivenza di queste specie ci sono diversi pericoli. Tra tutti, l’acidificazione degli oceani, la presenza di plastica e la pesca indiscriminata. Su questi si concentra l’attività della One ocean foundation nata l’anno scorso su spinta dello Yacht Club Costa Smeralda. “Quest’ultimo episodio (il capodoglio trovato morto a Porto Cervo ndr) mostra che il problema dell’inquinamento da plastiche è vicino. Le immagini sono molto forti ma sensibilizzano maggiormente”, commenta a Canale Energia il segretario generale dell’organizzazione, Jan Pachner.

La onlus, impegnata sul fronte della preservazione dell’ambiente fluviale e marino e della salvaguardia delle acque, punta a far incontrare il mondo dello sport, delle imprese, delle associazioni e della scienza coinvolgendo aziende, istituzioni, policy maker e singoli individui. Elemento centrale di questa attività è la sottoscrizione del codice etico definito Charta Smeralda. “E’ un vademecum di 10 regole che ognuno di noi può attuare cercando di dare da subito il proprio contributo”, spiega Pachner. La onlus sta cercando di promuovere la Charta Smeralda anche tra “giovani, scuole, scuole di vela e istituzioni”. L’hanno già sottoscritta, tra gli altri, la Marina Militare, il circuito di regate Melges World League e la promessa dello sci italiano, Federica Brignone.

Sulla possibilità che anche i pescatori si occupano di pulire i mari, come auspicato dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa che vuole introdurre questa attività nella prima legge sul mare, Pachner commenta: “Non risolve il problema a monte ma aiuta a contrastarlo. Le nostre leggi sono spesso inadeguate e devono adattarsi velocemente”.

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Ivonne Carpinelli
Giornalista con la passione per l'ambiente e l'energia lavoro con Gruppo Italia Energia dal 2014. Mi occupo anche di mobilità dolce e alternativa, nuove costruzioni, economia circolare, arte e moda sostenibile. Esperta nella gestione dei social network e nel montaggio video non esco mai senza penna, taccuino e... smartphone.