Il ricircolo dell’aria negli uffici è un tema molto caldo in questi giorni in cui il Paese nel corso della pandemia da Covid-19 ha avviato la “Fase 2” che ha riportato molte aziende alla operatività. “Tutti i sistemi di aerazione, soprattutto nei nuovi edifici vanno tenuti accesi” rassicura Gaetano Settimo, coordinatore del gruppo di studio nazionale Inquinamento indoor (GdS) dell’Istituto superiore di sanità (Iss), raggiunto da Canale energia. “È assolutamente necessario però che lo stato di manutenzione ordinario dei filtri sia eseguito”. Un’attenzione che per preservare la qualità dell’aria sarebbe sempre necessaria e che oggi, in condizioni di emergenza sanitaria, diventa indispensabile. Un’azione che non aumenta la possibilità di distribuzione del virus nelle stanze come rassicura l’esperto dell’Iss, anzi ne favorisce la dispersione.

Non solo uffici, l’inquinamento indoor ci aspetta in tutti gli spazi chiusi. “È importante aumentare i ricambi dell’aria nelle nostre abitazioni, anche in modo manuale, aprendo le finestre. Soprattutto considerato quanto di più stiamo vivendo al chiuso in questo momento. Quindi ricordarsi di arieggiare, magari con aperture distribuite nel corso della giornata per migliorare la qualità dell’aria. Tutte accortezze che andrebbero sempre seguite e che oggi ancora di più sono importanti”.

Il respiro delle abitazioni e il ricircolo dell’aria negli uffici contro il Covid-19

La qualità dell’aria negli ambienti chiusi è un elemento da non sottovalutare per una società come la nostra in cui al chiuso trascorre la gran parte del suo tempo, tra casa, ufficio o palestra.

Abbiamo cambiato stile di vita, serve più attenzione rispetto al passato alla qualità del costruito semplice. La qualità dell’aria oggi è il primo determinante per effetti sulla salute” spiega Settimo. “Siamo molto esposti all’aria degli spazi chiusi e le nostre abitazioni, le nostre strutture, non sono del tutto progettate per questo. Spesso, agendo solamente su indicatori di consumo energetico, abbiamo isolato molto i nostri edifici alterando lo scambio di aria con l’esterno”. In pratica le nostre case non respirano più. Questa lunga apnea porta a non smaltire con facilità le micro particelle che si sviluppano. Azioni come cucinare o pulire e gli stessi materiali utilizzati per gli interni, come vernici o materiali edili, nel deterioramento dato dal tempo producono micro elementi che si manifestano come nocivi.

“Quando si esegue un intervento di efficientamento energetico si dovrebbe anche effettuare una formazione dedicata su come gestire l’ambiente a cui si è ha cambiata veste” puntualizza il coordinatore del gruppo di studio nazionale Inquinamento indoor. “Stiamo parlando di una prevenzione per la salute che va di pari passo con la competitività del Paese. Se lavoro in un ambiente con condizioni di qualità ottimali, ho una performance lavorativa migliore. Arrivo sul posto di lavoro con atteggiamento propositivo e attivo e riduco il livello di stress”.

Un circolo virtuoso che si può attivare con una cultura del clima indoor. “Stiamo lavorando per aumentare questa sensibilità a tutti livelli. Noi tutti negli anni siamo stati bombardati rispetto all’impatto dell’inquinamento outdoor, mentre non si parla abbastanza degli effetti di quello indoor che è il luogo in cui soggiorniamo di più” così il ricircolo dell’aria negli uffici ci può aiutare anche contro il Covid-19.

Fondamentale un sistema di regole organico sull’abitare

“Coordino uno studio internazionale per fornire una base tecnico scientifica al Paese per dotarsi di una legislazione che arrivi ad aggiornare il decreto legislativo 81/2008 su salute e sicurezza sui luoghi di lavoro. Un team che è un riferimento anche per l’Organizzazione mondiale della sanità.

Non possiamo guardare all’efficienza energetica senza includere la qualità dell’aria nelle abitazioni

Abbiamo prodotto diversi documenti anche rispetto l’aria nelle scuole e ci siamo occupati della gestione dell’areazione nelle strutture sanitarie. Per migliorare questi aspetti serve un approccio che sia organico. Non possiamo guardare all’efficienza energetica senza includere la qualità dell’aria nelle abitazioni. Aspetto che dobbiamo tenere presente per tutti gli interventi nell’edilizia.  In questo le ultime due direttive Comunitarie, la 1031 e la 844 del 2018 in tema di efficienza energetica, sono molto chiare”, ribadisce Gaetano Settimo, “si parla di intervento organico che deve incidere su una serie di fattori, dove la riduzione del consumo energetico è uno degli aspetti marginali”.

Come pulire l’aria negli ambienti chiusi

Il tema delle piante da interno, da un punto di vista scientifico, non annovera ancora lavori importanti di organismi internazionali che si occupano di salute. Per quanto l’attenzione al verde mi permetta di avere una predizione a gestire correttamente l’edificio, dobbiamo comunque avere delle attenzioni. Ad esempio attenzione all’uso di eventuali prodotti parassitari che possono essere necessari per la cura del verde e che poco si sposano con l’inalazione in ambienti chiusi. Serve una maggiore attenzione e uso della cappa aspirante in cucina, anche perché gli ambienti dedicati alla cottura dei cibi sono sempre più di frequente integrati con spazi di living nell’abitazione.

In palestre e piscine è necessario progettare un’areazione efficiente. È importante conoscere e dimensionare bene l’impianto. Per farlo è imprescindibile sapere quante persone saranno nell’ambiente. Stesso dicasi per l’aereazione di un impianto domestico”.

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Agnese Cecchini
Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.