Il G7 ambiente, l’appuntamento a Metz, in Francia, delle sette nazioni più industrializzate del mondo, si chiude oggi lanciando alcuni messaggi importanti.

Nel Mediterraneo un’area a basse emissioni di zolfo e azoto

Innanzitutto, si legge in una nota stampa diffusa dal ministero dell’ambiente, Italia e Francia, a dimostrazione del rapporto di amicizia che le lega, saranno promotrici della nascita di un’area a basse emissioni di zolfo e azoto nel Mediterraneo. La zona dovrebbe sorgere entro il 2023 è si chiamerà Eca. Durante la prossima Conferenza delle parti della Convenzione di Barcellona sulla protezione dell’ambiente marino del Mediterraneo, a Napoli, sarà adottata una decisione che impegna tutti i Paesi dell’area mediterranea a predisporre una proposta di dichiarazione da presentare all’Organizzazione marittima internazionale, Imo. Un primo passo per rispettare il limite per la presenza di zolfo nei carburanti delle navi fissato dall’Imo allo 0,5 per cento dal 1° gennaio 2020.

L’obiettivo, prosegue la nota, è di dare un decisivo contributo alla riduzione delle emissioni in atmosfera derivanti dal traffico marittimo. Tale obiettivo si allinea alla volontà di prevenire i conseguenti impatti dannosi sull’ambiente marino e sulla salute delle popolazioni delle aree costiere. Fermo restando, precisa il ministro italiano dell’ambiente Sergio Costa, “che questa iniziativa deve includere adeguate misure di sostegno per consentire un contemporaneo adeguamento delle capacità infrastrutturali e operative delle imprese marittime che operano in Italia e negli altri Paesi Mediterranei, in modo da giungere preparati quando l’area Eca sarà operativa”.

Il grido di allarme dei giovani

Tra i ministri competenti di Italia, Francia, Regno Unito, Germania, Canada, Giappone, Stati uniti e i rappresentanti di Norvegia, Indonesia, India, Isole Fiji, Gabon, Egitto, Cile, Messico è stata rivolta grande attenzione anche alle richieste delle nuove generazioni, che hanno manifestato in piazza durante gli scioperi Fridays for Future.

“Sentiamo il grido di allarme che i giovani di tutto il mondo ci stanno lanciando affinché la lotta ai cambiamenti climatici venga condotta con forza e costanza. Hanno ragione ed è nostro dovere agire”, ha commentato Costa in un comunicato stampa. “Ma non solo – ha aggiunto – bisogna ascoltarli e tenere attivo il dialogo con la loro generazione e quelle future. Per questo ho fortemente voluto, come Paese Italia, che questo passaggio fosse esplicitato nel testo finale (che chiuderà i lavori di questo G7 ambiente a Metz ndr) e da ora in poi non sarà più possibile prescinderne”.

Disuguaglianze e vulnerabilità

Il G7 ambiente si conclude riconoscendo “l’esistenza di collegamenti tra la protezione dell’ambiente, la crescita economica e le diseguaglianze, prosegue il ministro, e “che perdita di biodiversità e degrado ambientale impattano maggiormente sui più poveri e i più vulnerabili”.

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