emissioni da incendi Copernicus

Nuovi record nel dataset di Copernicus atmosphere monitoring service (Cams) per l’intensità degli incendi avvenuti nell’emisfero settentrionale, compresi i punti caldi intorno a Mediterraneo, America settentrionale e Siberia. Gli scienziati del Cams hanno rivelato che condizioni di siccità e ondate di calore nel Mediterraneo hanno contribuito a creare aree attive di incendi, che si sono sviluppati in modo rapido creando grandi quantità di inquinamento a causa del fumo.

Luglio e agosto, mesi da record

La stagione degli incendi va da maggio a ottobre, con i picchi a luglio e agosto. Le regioni più colpite questa estate sono state: il Mediterraneo, la Siberia e il Nord America.

Luglio è stato un mese da record a livello globale, con emissioni pari a 1258.8 megatonnellate di CO2, di cui più di metà da attribuirsi a incendi in Nord America e Siberia. Agosto ha raggiunto 1384.6 megatonnellate a livello globale. 

Gli incendi artici hanno rilasciato 66 megatonnellate di CO2 tra giugno e agosto, e le emissioni stimate di CO2, causate dagli incendi sul tutto il territorio russo, da giugno ad agosto ammontano a 970 megatonnellate.

Il Mediterraneo

emissioni da incendi Copernicus

Molti paesi del Mediterraneo orientale e centrale hanno patito gli effetti di incendi intensi durante gli scorsi mesi di luglio e agosto. Il sud-est dell’Europa ha vissuto condizioni di ondate di calore prolungate. I dati Cams hanno mostrato una intensità giornaliera degli incendi che ha toccato i livelli più elevati dal 2003. A seguito degli fenomeni in Turchia, altri Paesi dell’area quali Grecia, Italia, Albania, Nord Macedonia, Algeria e Tunisia, sono stati colpiti da episodi particolarmente distruttivi.

Anche la penisola iberica è stata interessata da incendi che hanno interessato vaste aree in Spagna e Portogallo. Fenomeni estesi sono stati registrati anche a est di Algeri e nel nord dell’Algeria: qui le previsioni del Cams hanno mostrato alte concentrazioni del particolato fine PM2,5.

La Siberia

Nel nord-est della Siberia, nella penisola di Sakha, il 2021 è stato un anno da record: l’intensità giornaliera ha raggiunto livelli superiori alla media. Il 3 agosto, è stato toccato un nuovo record di emissioni, che sono duplicate rispetto al periodo giugno-agosto precedente. 

Anche al Circolo Polare Artico, le zone di Chukotka autonomous oblast e Irkutsk oblast, è stato registrato un aumento delle temperature e una diminuzione dell’umidità nel suolo. 

Il nord America

Sia a luglio che ad agosto, sono state colpite diverse province canadesi, il nord-ovest del Pacifico e la California. L’inquinamento causato da questi incendi ha avuto un impatto su tutta la regione: una nube di fumo è stata vista dal Cams spostarsi verso l’Atlantico del nord, raggiungendo le zone occidentali delle isole britanniche alla fine di agosto, prima di attraversare l’Europa. Contemporaneamente, la polvere del Sahara ha viaggiato nella direzione contraria attraverso l’Atlantico, causando un ulteriore peggioramento della qualità dell’aria.

Mark Parrington, senior scientist e wildfire expert presso Ecmwf Copernicus atmosphere monitoring service, commenta in una nota stampa: “Ciò che si è distinto come insolito è stato il numero di incendi, la dimensione delle aree in cui divampavano, la loro intensità e anche la loro persistenza. Per esempio, gli incendi nella Repubblica di Sakha, nel nord-est della Siberia, bruciano da giugno, e hanno iniziato a ritirarsi solo alla fine di agosto, sebbene abbiamo osservato alcuni incendi continuativi dall’inizio di settembre”. 

Il ruolo del riscaldamento globale

Secondo Mark Parrington la situazione è preoccupante a causa delle condizioni regionali: il riscaldamento globale intensifica l’infiammabilità della vegetazione aumentando il rischio di incendio. Da un alto, le condizioni meteorologiche locali giocano un ruolo nel comportamento reale degli incendi. Dall’altro, i cambiamenti climatici stanno contribuendo a fornire le condizioni ideali per il propagarsi di incendi. Ne sono previsti altri in tutto il mondo, anche nelle prossime settimane, mentre la stagione degli incendi in Amazzonia e in Sud America continua ad evolvere. 

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Redazione
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