deforestazione
foto Pixabay

I Paesi di tutto il mondo hanno promesso di porre fine alla deforestazione entro il 2030, con risorse pari a 19,2 miliardi di dollari. I presidenti di Cina, Brasile e Stati Uniti, rispettivamente Xi Jinping, Jair Bolsonaro e Joe Biden, sono tra i leader che ieri alla Cop26 di Glasgow si sono impegnati a proteggere aree vastissime, che vanno dalla taiga della Siberia orientale al bacino del Congo, sede della seconda foresta pluviale più grande del mondo.

La Dichiarazione sull’uso delle foreste e della terra è il primo obiettivo raggiunto alla Cop (31 ottobre-12 novembre), in particolare durante il World Leaders Summit (1-2 novembre). Si tratta della riunione dei capi di Stato e di Governo per annunciare gli impegni dei rispettivi Paesi volti al raggiungimento della decarbonizzazione e della neutralità climatica.

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Il costo del disboscamento

Il disboscamento è responsabile di quasi un quarto delle emissioni di gas serra, in gran parte derivanti dalla distruzione delle foreste del mondo per prodotti alimentari, come l’olio di palma, la soia e il manzo. 

Attraverso la firma della Dichiarazione presidenti e primi ministri dei paesi partecipanti alla Cop si impegneranno a proteggere gli ecosistemi forestali. Si respira maggiore determinazione, rispetto a precedenti accordi, da parte di Cina e Stati Uniti oltre che di Brasile, Repubblica Democratica del Congo e Papua Nuova Guinea.

La prima vittoria del Regno Unito sulla deforestazione

Gli impegni sulla deforestazione sono una prima vittoria per il Regno Unito, ma la dichiarazione politica è volontaria e non fa parte del processo di Parigi. Si tratta di una serie di accordi collaterali che la presidenza britannica sta spingendo insieme a quelli sulle emissioni derivanti dal metano, dai trasporti e dall’utilizzo del carbone.

I finanziamenti previsti

Il giornale inglese The Guardian riporta che il pacchetto di finanziamenti include: 5,3 miliardi di sterline di nuovi finanziamenti privati e 8,75 miliardi di sterline di finanziamenti pubblici per ripristinare le terre degradate, sostenere le comunità indigene, proteggere le foreste e mitigare i danni degli incendi. Fanno parte dell’accordo anche un impegno da parte degli amministratori delegati a eliminare le attività legate alla deforestazione e un finanziamento di 1,5 miliardi di sterline da parte del governo britannico per le foreste. All’Indonesia andranno 350 milioni di sterline e 200 milioni al bacino del Congo, con un nuovo fondo di 1,1 miliardi di sterline per la foresta pluviale dell’Africa occidentale. Con 1,25 miliardi di sterline governi e filantropi finanzieranno le attività di protezione delle foreste promosse direttamente dai popoli indigeni e dalle comunità locali. 

La posizione degli attivisti

Per Carlos Rittl, che lavora in Brasile per la Rainforest Foundation Norway, come riportato sul Guardian:“Grandi assegni non salveranno le foreste se il denaro non va nelle mani giuste”, sottolineando che le risorse dovrebber essere destinati a gruppi indigeni e a coloro che sono impegnati a proteggere la foresta.

Secondo Mina Setra, attivista dei diritti indigeni del Borneo, i fondi stanziati sono insufficienti. Dichiara al Guardian: “Siamo sottovalutati e i nostri diritti non sono ancora rispettati, una dichiarazione non è sufficiente. Abbiamo bisogno di prove, non solo di parole”. 

L’obiettivo dell’India di emissioni nette zero al 2070

Momento chiave, quello in cui l’India si è impegnata a raggiungere emissioni nette zero entro il 2070, compatibilmente con il suo piano di sviluppo. È la prima volta che il Paese fissa un obiettivo e si impegna a ridurre le sue emissioni, seppure 20 anni dopo la data concordata dai Paesi sviluppati.

Atteso nelle prossime ore il premier giapponese Fumio Kishida per la sua prima uscita ufficiale.

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