Settori ANIE in controtendenza con un +2,4% annuo

Mentre il manifatturiero nazionale frena, i settori Elettrotecnica ed Elettronica chiudono l'anno in positivo grazie alla spinta dei mercati interni. Pesano però le nubi della crisi in Medio Oriente: logistica e costi mettono a rischio la tenuta nel lungo periodo.

In un’Italia industriale che fatica a trovare il passo, esiste un’isola di resilienza tecnologica che non solo tiene, ma cresce. Secondo l’ultima Nota congiunturale del Centro Studi di ANIE Confindustria, il 2025 si è chiuso con un paradosso virtuoso: a fronte di un comparto manifatturiero nazionale in contrazione (–0,5% nei volumi di produzione), i settori dell’Elettrotecnica e dell’Elettronica hanno segnato un progresso robusto, con un incremento della produzione del 1,8% e un fatturato in crescita del 1,9%.

I due motori della crescita: elettronica e mercato Interno

A trainare la performance è soprattutto l’Elettronica, che con un vivace +2,7% stacca l’Elettrotecnica (+1,5%). Il carburante di questa espansione è chiaramente identificabile nella domanda legata alle transizioni energetica e digitale, pilastri ormai imprescindibili dell’economia moderna.

Un dato significativo riguarda la provenienza degli ordini: è il mercato interno (+3,1%) a fare da scudo, compensando la maggiore fragilità delle vendite estere, esposte ai venti gelidi dell’instabilità geopolitica globale.

L’ombra del Medio Oriente: costi e logistica sotto pressione

Nonostante i numeri positivi, l’ottimismo è temperato dalle crescenti tensioni in Medio Oriente. Una survey condotta tra le aziende associate ANIE rivela che oltre la metà del campione esporta verso l’area coinvolta dai conflitti. Le ripercussioni non sono più solo teoriche:

  • Il 62% delle imprese lamenta un aumento dei costi di trasporto.

  • Il 54% registra rincari sulle materie prime.

  • Il 42% subisce l’impennata dei costi energetici.

La logistica emerge come il “collo di bottiglia” per quasi il 40% delle aziende, creando rallentamenti che minano la programmazione industriale e spingono il 35% degli imprenditori verso un atteggiamento di estrema prudenza sugli investimenti.

Prospettive e rischi: la soglia dei sei mesi

Il rapporto evidenzia come la tenuta del sistema sia attualmente garantita dai contratti in essere e da un portafoglio ordini ancora solido. Tuttavia, si avvertono i primi segnali di deterioramento. Se la crisi mediorientale dovesse protrarsi, l’impatto potrebbe diventare sistemico: l’80% delle imprese prevede effetti critici e oltre la metà dichiara che la propria continuità operativa, senza un miglioramento dello scenario, ha un orizzonte inferiore ai sei mesi.

Il rischio è quello di veder compromessi mercati strategici come quelli del Golfo (Emirati Arabi e Arabia Saudita), dove l’export italiano è cresciuto del 60% dal 2019, raggiungendo i 2,6 miliardi di euro nel 2025.

Il commento: “Strategici, ma serve sostegno”

RMartire 1Nonostante le incertezze, i primi mesi del 2026 mostrano segnali di ulteriore accelerazione, con una produzione industriale in crescita del 2,4% su base annua.

“Il quadro restituisce l’immagine di un sistema industriale solido e capace di adattarsi,” afferma Renato Martire, Vice Presidente ANIE. “I risultati confermano il ruolo strategico delle nostre tecnologie nel sostenere la domanda. Tuttavia, l’aumento dei costi e le tensioni sulle filiere rendono necessario un rafforzamento delle politiche industriali per tutelare la nostra capacità di competere sui mercati globali.”

L’industria tecnologica italiana si conferma dunque il cuore pulsante della modernizzazione del Paese, ma la sua resilienza non è illimitata: la stabilità dei prossimi mesi dipenderà, in egual misura, dalla capacità di innovare delle imprese e dall’evoluzione di un quadro internazionale sempre più imprevedibile.


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