Pac, via libera a semplificazione e maggiori aiuti di crisi

Parlamento UE ridisegna le regole ambientali e il supporto ai piccoli agricoltori

La Commissione per l’Agricoltura e lo Sviluppo rurale del Parlamento Europeo ha adottato la sua posizione (con 38 voti a favore, 8 contrari e 2 astensioni) su una proposta cruciale volta a semplificare l’attuale Pac dell’UE. Al centro della risoluzione adottata, vi è la ferma richiesta di garantire maggiore flessibilità e supporto mirato agli agricoltori nell’adempimento delle sue complesse norme. Un punto chiave della semplificazione riguarda i requisiti ambientali, in particolare il modo in cui le aziende agricole possono rispettare le condizioni per mantenere il terreno in buone condizioni agricole e ambientali.

Pac
Foto di Jakob Gausvik-Tvedt su Unsplash.

Gli eurodeputati hanno concordato che non solo le aziende interamente certificate come biologiche, ma anche quelle in cui solo alcune parti sono certificate come biologiche, dovrebbero essere automaticamente considerate in regola per alcuni dei requisiti. Questa apertura mira a riconoscere e incentivare il contributo ambientale delle pratiche bio, anche se applicate solo parzialmente.

Pac: maggiore flessibilità nei requisiti ambientali

Nel solco della tutela ambientale e della biodiversità, i deputati hanno espresso la volontà di prolungare il periodo necessario affinché i prati siano considerati permanenti. L’obiettivo è duplice: scoraggiare gli agricoltori dall’arare i terreni per trasformarli in seminativi poco prima della scadenza del periodo e, al contempo, garantire una maggiore stabilità degli habitat naturali.

La proposta di modifica prevede un’estensione della definizione di prato permanente per includere:

  • terreni che non sono stati inclusi nella rotazione delle colture;
  • terreni che non sono stati arati, coltivati o riseminati per un periodo di almeno sette anni (rispetto ai precedenti cinque);
  • terreni che non erano classificati come seminativi al 1° gennaio 2023.

Questa mossa è vista come un rafforzamento delle misure per la conservazione del suolo e degli ecosistemi.

Pagamenti di crisi: soglie più basse e ampliamento degli eventi

La Commissione Agri ha preso una posizione netta su due fronti distinti relativi ai pagamenti di crisi:

  • Pagamenti diretti di crisi: la Commissione si è detta contraria alla creazione di un nuovo tipo di pagamento diretto destinato agli agricoltori colpiti da calamità naturali.
  • Fondi per lo Sviluppo Rurale: i deputati hanno invece dato il proprio consenso al nuovo pagamento di crisi proposto dalla Commissione nell’ambito dei fondi per lo sviluppo rurale.

In un’ottica di maggiore inclusività e supporto, gli eurodeputati hanno aggiunto le epidemie animali all’elenco degli eventi il cui impatto può giustificare l’attivazione di tali aiuti, riconoscendo l’elevato rischio economico che esse comportano. Inoltre, è stata proposta una significativa riduzione della soglia minima di perdita necessaria per accedere ai contributi finanziari nazionali. Il testo adottato abbassa la soglia di produzione media annua o di reddito in perdita dal 20% al 15%. Questa modifica è pensata per consentire a un maggior numero di agricoltori di beneficiare del supporto nazionale per i premi dei regimi assicurativi o dei fondi comuni di investimento.

Aumento degli aiuti per i piccoli agricoltori e procedure accelerate

Un altro elemento centrale della risoluzione è il sostegno rafforzato ai piccoli agricoltori. Gli eurodeputati propongono di aumentare i limiti massimi per il sostegno finanziario a questa categoria, raddoppiando l’aiuto annuale e introducendo un nuovo fondo per lo sviluppo aziendale:

  • Pagamento annuale: aumento fino a 5.000 euro (rispetto ai 2.500 euro proposti in precedenza).
  • Pagamento una tantum per lo sviluppo aziendale: un nuovo contributo fino a 75.000 euro.

Infine, per snellire la burocrazia e garantire una risposta più rapida alle esigenze del settore, si è chiesta la riduzione dei tempi a disposizione della Commissione Europea per l’approvazione delle richieste di modifica ai Piani Strategici Nazionali presentate dagli Stati membri. Il tempo massimo per l’approvazione passerebbe da tre a due mesi, accelerando così la capacità degli Stati membri di adattare le proprie politiche agricole alle necessità contingenti.

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