La Gran Bretagna scrive una pagina decisiva nella storia della transizione energetica globale: l’asta AR7 parla chiaro, sono stati garantiti 8,4 GW di nuova capacità eolica offshore. Un volume record che non trova paragoni nella cronaca continentale. L’ultima asta per le energie rinnovabili si è infatti conclusa con un successo senza precedenti, segnando il punto di svolta definitivo per la sovranità energetica del Paese.

Dopo il fallimento del precedente round negoziale, che aveva lasciato il settore in una fase di pericolosa stagnazione, i nuovi risultati proiettano il Regno Unito verso l’obiettivo della neutralità carbonica entro il 2030, trasformando il mare che circonda l’isola nel motore pulsante di un’economia nuova, pulita e autosufficiente.
Eolico offshore: 8,4 GW per la transizione energetica
Il dato centrale dell’asta AR7 parla chiaro: sono stati garantiti 8,4 GW di nuova capacità eolica offshore, un volume record. Questa imponente infrastruttura energetica sarà in grado di generare elettricità sufficiente per alimentare l’equivalente di 12 milioni di abitazioni, garantendo un flusso costante di energia che non dipende dalle oscillazioni dei mercati internazionali delle materie prime. L’operazione non rappresenta solo un progresso tecnico, ma una risposta politica ed economica ai rincari che hanno colpito le famiglie negli ultimi anni, confermando che la strada verso il net zero è anche quella più conveniente per le tasche dei contribuenti.
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La convenienza economica: il sorpasso definitivo sul gas
Uno degli aspetti più eclatanti emersi dalle analisi post-asta riguarda il crollo dei costi dell’eolico rispetto alla generazione termoelettrica tradizionale. Secondo la metrica Lcoe (Levelized Cost of Energy), costruire e gestire una nuova centrale elettrica a gas costa oggi circa 169 euro per megawattora. Di contro, l’eolico offshore fisso aggiudicato in questa tornata ha registrato un costo medio di circa 105 euro per megawattora, che scende addirittura a 75 euro se parametrato ai benchmark del 2012. Si tratta di un risparmio netto del 40% rispetto al gas, un dato che smonta definitivamente il mito della convenienza dei combustibili fossili e pone l’energia verde come pilastro della stabilità macroeconomica del Paese.
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Investimenti e occupazione: la rinascita dei poli industriali
L’impatto di questo round d’asta va ben oltre la produzione di elettricità, sbloccando 25 miliardi di euro di investimenti privati. Questo afflusso di capitali è destinato a rigenerare le aree industriali più colpite dalle crisi passate, sostenendo la creazione di circa 7.000 posti di lavoro altamente qualificati. I progetti sono distribuiti strategicamente in tutto il territorio: dai giganti Dogger Bank South e Norfolk Vanguard, situati al largo delle coste dello Yorkshire e dell’East Anglia, fino a Berwick Bank nel Mare del Nord, che si attesta come il più grande progetto pianificato al mondo. Anche il Galles torna protagonista con il progetto Awel Y Môr, segnando un ritorno agli investimenti su larga scala che mancava da oltre un decennio.
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Frontiere tecnologiche e sicurezza nazionale nel 2026
L’asta AR7 ha aperto la strada anche alle tecnologie emergenti, con un focus particolare sull’eolico offshore galleggiante attraverso i pionieristici progetti Erebus e Pentland. In un 2026 caratterizzato da un’estrema volatilità geopolitica, dove i prezzi del gas hanno subito picchi del 15% in una sola settimana a causa delle tensioni in Medio Oriente, la scelta britannica assume una valenza di sicurezza nazionale.
Produrre energia in casa significa immunizzarsi dagli shock esterni che hanno causato metà delle recessioni mondiali dagli anni ’70 a oggi. Questo piano di lungo periodo si affianca alle misure immediate già adottate dal governo, che da aprile ha già permesso di ridurre mediamente di circa 173 euro i costi annuali nelle bollette dei cittadini, delineando un futuro dove l’energia è, finalmente, un bene accessibile e sovrano.
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