Eolico offshore galleggiante: Europa guida la transizione energetica

Un'analisi dei progetti più innovativi

La tecnologia galleggiante rappresenta l’evoluzione necessaria dell’eolico offshore tradizionale. Le turbine a fondo fisso sono economicamente e tecnicamente realizzabili solo in acque poco profonde, tipicamente fino a 60 metri. Anche se comportano però un notevole impatto ambientale. Oltre tale profondità, che caratterizza gran parte delle coste europee (in particolare nel Mediterraneo, Norvegia e Scozia), le fondamenta diventano troppo costose e complesse. La tecnologia floating supera questo limite, collocando la turbina su una piattaforma galleggiante, ancorata al fondale marino solo tramite cavi e sistemi di ormeggio, quindi senza comportare trivellazioni come nel caso dell’installazione di turbine fisse.

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Foto di Robert Yang su Unsplash.

Caratteristiche e vantaggi della tecnologia floating:

  • Vento migliore e costante. Più lontano dalla costa, il vento è più forte, costante e meno turbolento. Questo si traduce in una maggiore produzione energetica e in una riduzione dello stress meccanico sulle turbine.
  • Minor impatto ambientale e visivo. Essendo posizionate a decine di chilometri dalla riva (spesso oltre i 200 metri di profondità), gli impianti galleggianti sono quasi invisibili dal litorale, riducendo i conflitti con il paesaggio e il turismo. Inoltre, l’ancoraggio leggero (rispetto alle fondazioni rigide) minimizza il disturbo all’ecosistema e alla biodiversità durante la costruzione.
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Foto di Rob Webbon su Unsplash.
  • Assemblaggio a terra. Le piattaforme possono essere pre-assemblate completamente in porto e poi trainate in mare. Questo semplifica le operazioni di installazione e manutenzione, che possono essere svolte a terra.

Panoramica europea: i progetti floating Paese per Paese

L’Europa è il leader mondiale nell’eolico floating, con una capacità operativa di circa 210 MW, che rappresenta circa il 90% del totale globale installato fino ad oggi. Il Regno Unito, in particolare la Scozia, è il propulsore del galleggiante in Europa. Nonostante non sia più parte dell’UE, i suoi sviluppi sono cruciali per la tecnologia. L’UK ha un obiettivo ambizioso di raggiungere fino a 50 GW di eolico offshore entro il 2030, di cui fino a 5 GW specificamente floating.

Ecco i maggiori progetti su scala pre-commerciale:

  • Kincardine (Scozia) della potenza complessiva di 50 MW (5 turbine), tanto da produrre 218 GWh l’anno e dare energia pulita a circa 55.000 abitazioni.
  • ScotWind. L’asta ha assegnato diritti di sviluppo per 25 GW di capacità offshore, di cui si stima che circa 15 GW saranno floating per sfruttare le acque profonde scozzesi.
  • Progetto GreenVolt. Un consorzio che coinvolge anche Plenitude (Eni) sta sviluppando un progetto al largo della costa nord-orientale della Scozia, con potenziale per diventare il più grande parco eolico galleggiante al mondo, con una potenza significativa (attivo dal 2030 circa).

Innovazione per l’energia pulita: dalla Norvegia al Portogallo

La Norvegia, con le sue acque molto profonde, è uno dei Paesi pionieri del floating.

  • Hywind Tampen. Attualmente il più grande parco eolico floating del mondo (88 MW, 11 turbine), situato nel Mare del Nord. La sua (curiosa) particolarità è che è stato costruito per alimentare parzialmente le piattaforme offshore di petrolio e gas nei giacimenti di Snorre e Gullfaks, al fine di ridurre le loro emissioni. Tuttavia, le riduzioni effettive sono inferiori a quanto inizialmente previsto.
  • Utsira Nord. La Norvegia ha in programma aste dedicate allo sviluppo di progetti floating in aree come Utsira Nord, con l’obiettivo di raggiungere 2,25 GW.

Il Portogallo è stato un apripista per i progetti galleggianti nell’Europa continentale, data la ripidezza del fondale atlantico.

  • WindFloat Atlantic. Situato al largo di Viana do Castelo, è stato il primo parco eolico floating semisommergibile al mondo (25 MW). Questo progetto è una pietra miliare che ha dimostrato la robustezza e l’efficacia della tecnologia anche in condizioni oceaniche avverse.
  • È in fase di autorizzazione un progetto su scala commerciale che si candida ad essere il primo parco eolico floating al mondo senza sussidi.

Italia hub della blue economy nel Mediterraneo: nuovi poli del floating

L’Italia ha un enorme potenziale floating (stimato in oltre 207 GW, secondo le stime del politecnico di Torino) concentrato in Sicilia, Sardegna e Puglia. Tra i progetti approvati, MedWind (sviluppato dal player Renexia): l’impianto sorgerà nel Canale di Sicilia. Con una capacità stimata di 250 MW, è un progetto chiave per sbloccare l’energia eolica in un bacino (il Mediterraneo) caratterizzato da fondali profondi.

Anche Spagna e Francia si distinguono quali nuovi poli del floating. Entrambi i Paesi stanno sfruttando le loro coste atlantiche e mediterranee, adatte alla tecnologia galleggiante:

  • Spagna: 3 GW di capacità offshore entro il 2030, concentrandosi sulle Canarie e sulle aree ad alta profondità del Golfo di Biscaglia e del Mediterraneo;
  • Francia: 5,5 GW di eolico offshore entro il 2030, con gare dedicate che vedono lo sviluppo di progetti pilota e commerciali in aree come la Bretagna e il Golfo del Leone.

Anche la Grecia sta muovendo passi decisi verso l’eolico floating grazie alla sua morfologia costiera. ​Il Paese si è prefissato l’obiettivo di costruire 2 GW di eolico offshore entro il 2030, concentrando l’attenzione sul potenziale delle isole egee e del Mar Ionio, dove i fondali marini scendono rapidamente.

Politiche UE per sviluppare la propulsione dell’eolico offshore galleggiante

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Foto di Foto Micha su Unsplash.

L’Unione Europea ha posizionato l’eolico galleggiante al centro della sua strategia di transizione energetica per raggiungere l’obiettivo di 300 GW di energia offshore totale entro il 2050 (e 60 GW entro il 2030), come delineato nella Strategia Europea per l’Energia Rinnovabile Offshore.

I fondi UE, in particolare tramite il programma Horizon Europe e il Connecting Europe Facility, sostengono lo sviluppo dei prototipi floating, per accelerare l’industrializzazione e la riduzione dei costi. Si prevede che il gap di costo rispetto al fondo fisso si ridurrà a zero entro il 2030. In tema di permitting, la Commissione EU spinge gli Stati membri ad accelerare i processi autorizzativi, che sono spesso l’ostacolo maggiore, e a definire quadri normativi e schemi incentivanti chiari (come lo schema di incentivi italiano Fer 2) per sbloccare gli investimenti privati su larga scala. Infine, un’ulteriore importante richiesta agli Stati membri è quella di pianificare in modo coordinato l’uso delle proprie acque marine, gestendo i potenziali conflitti tra eolico offshore, pesca, navigazione e conservazione.

Per l’Italia, la tecnologia galleggiante rappresenta un’opportunità di reindustrializzazione con ricadute positive per la cantieristica e la naval-meccanica, soprattutto al Sud. In sintesi, l’eolico floating è maturo per il decollo in Europa, ma il successo dipenderà molto dalla capacità dei Paesi di fornire quadri normativi stabili e investimenti infrastrutturali mirati.

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Freelance nel campo della comunicazione, dell’editoria e videomaker, si occupa di temi legati all’innovazione sostenibile, alla tutela ambientale e alla green economy. Ha collaborato e collabora, a vario titolo, con organizzazioni, emittenti televisive, web–magazine, case editrici e riviste. È autore di saggi e pubblicazioni.