PAC post 2027: il Consiglio UE sceglie lo status quo. L’allarme degli ambientalisti

L’accordo parziale raggiunto dai Ministri dell’Agricoltura dell’Unione Europea sul futuro della Politica Agricola Comune (PAC) post 2027 fa discutere. La linea emersa dal Consiglio punta a un’ampia flessibilità e a riduzioni degli impegni per clima, ambiente e biodiversità: una scelta che ha scatenato la dura reazione di Lipu, Pro Natura e WWF Italia.

Secondo le tre associazioni, la visione delle istituzioni europee rischia di essere miope. La parola d’ordine “semplificazione” sta diventando sempre più un pretesto per smantellare i presìdi di tutela della natura — fino ad arrivare all’eliminazione di vincoli essenziali come quelli sulla protezione delle acque sotterranee — rinunciando così a costruire un sistema agroalimentare davvero resiliente di fronte alla crisi climatica.

Grandi patrimoni favoriti e transizione al palo

Oltre alla componente ecologica, le associazioni sollevano un tema di equità economica. La proposta per il post 2027 continua infatti a premiare i grandi proprietari terrieri, frenando la redistribuzione delle risorse verso le piccole aziende agricole.

Mentre gli effetti del cambiamento climatico colpiscono per primi proprio gli agricoltori, l’approccio “business as usual” dei Ministri rischia di bloccare la conversione agroecologica. Un’omissione che pesa ancor di più in vista dell’imminente proposta di Legge sulla resilienza climatica: pur citando la sicurezza alimentare, il testo trascura l’agricoltura sia nel suo ruolo di concausa sia come soluzione contro siccità, alluvioni e incendi attraverso pratiche come l’agroecologia e la gestione sostenibile delle risorse idriche.

Le richieste al Parlamento Europeo: “Almeno il 35% del bilancio alla sostenibilità”

Lipu, Pro Natura e WWF Italia evidenziano che la transizione non è più un’opzione, ma una necessità vitale per la sopravvivenza stessa del comparto. La richiesta delle organizzazioni è chiara: vincolare almeno il 35% del bilancio complessivo della PAC alla promozione di un’agricoltura nature-positive e alla gestione del rischio climatico.

“Mantenere oltre il 30% del budget europeo vincolato all’agricoltura ha senso solo se il settore primario garantisce impegni concreti per la tutela del capitale naturale da cui dipende la produzione stessa. Decidere sulla base di una falsa contrapposizione tra agricoltura e ambiente è un’assurdità.”

La partita resta aperta

I giochi non sono ancora chiusi. Entro dicembre il Consiglio Europeo dovrà definire l’accordo sul Quadro Finanziario Pluriennale (QFP). Successivamente, nel mese di gennaio 2027, il Parlamento Europeo sarà chiamato ad adottare la propria posizione formale prima di dare il via ai negoziati di Trilogo. La palla passa ora agli eurodeputati per invertire la rotta ed evitare che la protezione del patrimonio naturale venga sacrificata in nome dello status quo.

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