L’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione (ISIN) ha illustrato alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti lo stato della gestione delle scorie radioattive nel nostro Paese. I numeri fotografano una realtà diffusa: 34.600 metri cubi di rifiuti radioattivi stoccati in 62 depositi temporanei, un volume che richiede monitoraggio costante e strategie definitive per la sicurezza di cittadini e ambiente.
L’audizione a Palazzo San Macuto, guidata dal Direttore Campanella, ha toccato le tappe fondamentali del sistema nazionale: dalle attività di sorveglianza alla tracciabilità dei materiali, fino ai nodi irrisolti sull’iter di localizzazione del Deposito Nazionale e del Parco Tecnologico, l’infrastruttura destinata a raccogliere in via definitiva le scorie.
Tracciabilità e controlli: il ruolo di STRIMS e dell’Inventario
Per garantire la massima sicurezza, l’ISIN fa affidamento su due strumenti chiave:
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STRIMS: Il sistema informativo per la tracciabilità dei rifiuti radioattivi e delle sorgenti ionizzanti, fondamentale per incrociare i dati e pianificare l’attività ispettiva.
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Inventario Nazionale: Aggiornato al 31 dicembre 2025, fornisce la mappatura dettagliata della collocazione dei materiali, dei flussi verso i siti di stoccaggio e dei volumi inviati all’estero per il riprocessamento.
Accanto al tracciamento, l’Ispettorato esercita poteri ispettivi e sanzionatori. Per compensare le carenze di organico e far fronte a un mandato ampio, l’ISIN ha stretto alleanze strategiche con l’Arma dei Carabinieri, i Vigili del Fuoco, l’Ispettorato del Lavoro e la rete SNPA, creando un sistema di controllo integrato e aprendo collaborazioni con gli atenei per formare nuove competenze specialistiche.
La sfida futura: tra decommissioning e nuova autorità nucleare
Durante l’audizione è emersa anche una riflessione sull’evoluzione istituzionale dell’ente. Se attualmente il mandato di ISIN riguarda in prevalenza il decommissioning (lo smantellamento delle vecchie centrali) e la radioprotezione, la nuova Autorità prevista dalla legge delega dovrà gestire sia i compiti attuali che la supervisione del nuovo piano nucleare. Una transizione che richiederà risorse adeguate per evitare di sovraccaricare la struttura.
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