Il delicato equilibrio tra la transizione ecologica dell’industria pesante e la competitività del mercato unico europeo finisce sotto la lente della Corte dei conti europea (ECA). Martedì 14 aprile, l’istituzione ha presentato ufficialmente il proprio parere sul Fondo temporaneo per la decarbonizzazione, uno strumento strategico ideato per accompagnare le imprese più esposte nel passaggio verso le emissioni zero.
L’analisi presentata alla stampa in un incontro guidato da Keit Pentus-Rosimannus, Membro della Corte, e dal team di audit, punta a fare chiarezza su un pacchetto di misure complesso che intreccia spesa pubblica, fiscalità climatica e stabilità industriale.

“Abbiano trovato un disallineamento tra ciò che incentiviamo e l’efficacia” continua Jose Parente del team audit “non è chiaro come la retroattività agirà sui pagamenti”. “Un solo transfert di soldi ottimizza il processo, continua parente “Ma non capiamo perché dare questi fondi in anticipo“.
“Auspichiamo che i nostri suggerimenti siano colti” conclude Pentus-Rosimannus.
Una sintesi delle osservazioni della Corte dei Conti in merito alla proposta del Fondo:
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Efficacia degli investimenti: è incerto quanti nuovi capitali per la decarbonizzazione verranno realmente attratti. Poiché i pagamenti si basano sulla produzione storica e le condizioni sono simili a quelle già esistenti per l’assegnazione gratuita di quote (EU ETS), il Fondo rischia di non sostenere direttamente nuovi progetti.
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Deroghe normative: la Corte contesta alcune esenzioni al regolamento finanziario dell’UE, ritenendole ingiustificate o poco chiare, in quanto si discostano dai princìpi di bilancio fondamentali senza offrire garanzie sull’uso dei pagamenti retroattivi.
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Incertezza finanziaria: le stime su entrate (632 mln €) e spese (265 mln €) sono considerate traballanti. La forte discrepanza mette in dubbio la necessità del contributo del 25% richiesto agli Stati membri, aggravata dalla difficoltà di prevedere i futuri prezzi dei certificati CBAM e delle quote ETS.
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Gestione della liquidità: parte dei fondi (circa 308 mln €) rimarrebbe inutilizzata per un anno, poiché la riscossione inizia nel 2028 ma i pagamenti solo nel 2029. La Corte suggerisce di posticipare il trasferimento delle entrate al 2029 per evitare giacenze inefficienti.
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Efficienza amministrativa: nota positiva per l’uso di strutture e obblighi di comunicazione già esistenti. Questo approccio riduce i costi e gli oneri burocratici per i beneficiari, evitando di creare nuovi apparati complessi.
Cos’è il Fondo temporaneo per la decarbonizzazione?
Presentato dalla Commissione Europea nel dicembre 2025, il Fondo nasce con un obiettivo preciso: mitigare il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbonio (carbon leakage). Si tratta del fenomeno per cui le aziende, spinte dai costi crescenti delle politiche climatiche UE, spostano la produzione in Paesi extra-europei con normative ambientali più permissive. Questo fondo interessa precisi prodotti non dipende dalla struttura e grandezza delle aziende.
Il meccanismo di funzionamento previsto è il seguente:
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Finanziamento: il fondo sarà alimentato dai proventi della vendita dei certificati CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere.
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Erogazione: il sostegno finanziario sarà distribuito nel biennio 2028-2029.
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Calcolo: i contributi saranno parametrati sui livelli di produzione registrati nel 2026 e 2027.
Il ruolo dei revisori europei
Il parere della Corte dei conti europea risulta cruciale per comprendere l’efficacia della spesa pubblica dell’Unione. Gli auditor analizzeranno se gli obiettivi del Fondo siano coerenti con gli incentivi alla riduzione delle emissioni già previsti dal sistema ETS (sistema di scambio di quote di emissione) e se le modalità operative siano in grado di garantire che le risorse arrivino effettivamente ai settori ad alta intensità di carbonio più vulnerabili.
L’analisi si inserisce in un contesto tecnico denso di acronimi (CBAM, ETS, rilocalizzazione) che spesso rendono difficile la comprensione dell’impatto reale delle politiche UE sul bilancio comunitario e sulle tasche dei contribuenti.
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