Il settore delle infrastrutture energetiche rappresenta uno degli ambiti che può giocare un ruolo chiave nella ripresa economica post Covid dell’Italia. Per dispiegare appieno il suo potenziale e favorire gli investimenti, però, questo comparto ha bisogno di semplificazione e sburocratizzazione. E’ questo il messaggio emerso con forza dall’evento di Confindustria energia “Infrastrutture energetiche per la ripresa dell’Italia e per lo sviluppo del Mediterraneo”. Un momento di confronto tra imprese e istituzioni sulle sfide da affrontare per promuovere un’efficace ripartenza del Paese. Il tutto a partire dai dati dello studio di Confindustria energia presentato lo scorso aprile.  

Infrastrutture energetiche e ripartenza post-Covid: “Puntare su una visione allargata”

“Riteniamo che le infrastrutture energetiche possano dare un importante contributo alla ripresa del Paese“, ha sottolineato il vicepresidente di Confindustria energia Roberto Potì.  “L’Europa al momento sta reagendo alla crisi generata dal Covid con un impegno sempre maggiore nel definire una politica energetica mirata a raggiungere obiettivi sfidanti per il contenimento delle emissioni”. Il tutto mettendo in campo delle “misure senza precedenti per il rilancio economico dei Paesi maggiormente colpiti dall’emergenza sanitaria. Crediamo comunque che l’UE non possa limitarsi a sviluppare un modello di transizione energetica autarchico verso obiettivi di elevata sostenibilità ambientale e sociale. Ma che debba aprirsi a una cooperazione allargata verso i paesi del sud e dell’est del Mediterraneo”.

Il ruolo chiave dell’Italia

Questa cooperazione, ha aggiunto Potì, è cruciale “non solo per l’evidente contiguità geografica con questi territori, ma anche per la possibilità di esportare il modello energetico in un’area con dinamiche demografiche di crescita, i cui interessi nel settore dell’energia sono da tempo interconnessi. In questo scenario politicamente complesso l’Italia può giocare un ruolo importante sia per la sua pozione geografica, sia per il ruolo politico, sia per il modello energetico che sta sviluppando in ambito rinnovabili e gas”.

Infrastrutture energetiche e ripartenza post Covid, la centralità del Pniec

Un “punto di forza” a favore del nostro Paese nel percorso di transizione energetica è rappresentato inoltre dal Pniec, come ha sottolineato Stefano Grassi, head of cabinet EU Commissioner for energy.Il Piano nazionale energia e clima – ha spiegato – è una leva che deve essere sfruttata appieno, che non deve essere né archiviata né lasciata in secondo piano, in un momento come quello attuale in cui la velocità degli avvenimenti porta a concentrarsi su altri documenti di programmazione”.

Pniec, infrastrutture energetiche e ripartenza post covid

“Dal nostro punto di vista il Pniec diventa forse uno dei pilastri su cui costruire tutti gli altri documenti di programmazione che sono richiesti adesso dallo sforzo di ripresa europeo. Prima di tutto per i piani di transizione all’interno del Just transition mechanism e poi soprattutto per i futuri piani di ripresa in cui si programma l’utilizzo delle risorse del Recovery fund”, ha aggiunto.

A fine settembre un assessment dei Pniec

“Faremo un assessmet di questi piani già alla fine di settembre”, ha spiegato inoltre Grassi. “Questo assessment accompagnerà il nostro piano per descrivere una traiettoria al 2030 e per raggiungere un obiettivo di decarbonizzazione più ambizioso, al 55% o comunque tra il 50 e il 55%. Stiamo finalizzando le analisi di impatto”.

“Valutiamo di inserire raccomandazioni”

“Questa analisi – ha sottolineato il rappresentante dell’UE – inizierà a descrivere quanto abbiamo realizzato in tema di rinnovabili, di efficienza energetica, ma anche le aree su cui dovremo lavorare di più. E sulla base di questa valutazione, credo più o meno un mese più tardi, presenteremo anche delle valutazioni individuali per ciascun piano nazionale. Stiamo riflettendo anche sull’opportunità di associare a queste valutazioni individuali delle raccomandazioni dedicate a individuare dei percorsi per utilizzare al meglio il piano, ovvero le indicazioni di investimento contenute nel piano e per costruire i piani di impresa”.

“Testo di ispirazione per altri documenti di programmazione”

“Il Pniec italiano è veramente una pietra angolare per tutto il lavoro che deve essere fatto.  E credo sia nell’interesse collettivo valorizzarlo al meglio” e renderlo “fonte di ispirazione per altri documenti di programmazione”, ha concluso Grassi.

Infrastrutture energetiche e ripartenza post-Covid: il ruolo del regolatore

Ad illustrare il ruolo del regolatore per favorire investimenti in infrastrutture energetiche è stato il presidente di Arera, Stefano Besseghini. “E’ evidente che il settore delle infrastrutture energetiche, ma anche di quelle idriche e della gestione dei rifiuti, rappresentano un un ambito in cui gli investimenti giocano ruolo rilevante. Orientare questo flusso di investimenti alle dinamiche dei documenti e delle indicazioni europee, che nel frattempo abbiamo strutturato e recepito a livello nazionale, è evidentemente la cornice entro cui l’attività del regolatore si può inserire con una certa efficacia”. Il tutto per  costruire i percorsi e le metodologie” con cui essere “efficienti nella gestione delle risorse”.

Pandemia, acceleratore della transizione

Un tema emerso più volte nel corso del dibattito è stato il ruolo della pandemia come acceleratore della transizione energetica. A sottolinearlo nel suo intervento anche Giuseppe Ricci, presidente di Confindustria energia, che ha rimarcato l’importanza  della coerenza con il Green deal per l’utilizzo delle risorse messe a disposizione dall’UE per la ripresa. “Il settore energetico potrà certamente usufruire di una parte importante di questi fondi per accelerare il percorso di transizione”, ha detto.

“Necessaria visione olistica”

“I tempi sono quindi maturi per investire e investire bene nel sistema energetico. Il tutto con una visione sistemica e un approccio olistico, che ricerchi la massima efficienza ed efficacia di tutti gli interventi da fare”.

“Guardare al sistema energetico nel suo complesso”

Sul quest’ultimo punto si è soffermato nel suo intervento anche Aurelio Regina, delegato all’energia di Confindustria. La transizione ha detto rappresenta “una delle poche grandi occasioni per guardare al sistema energetico nel suo complesso, considerando le interdipendenze di tutte le tecnologie e fonti”. Un approccio vincente per raggiungere “obiettivi di lungo termine nella maniera più efficiente”.

Potenziare lo sviluppo sostenibile 

A sostenere l’importanza di potenziare l’impegno green del nostro Paese è stato invece  il viceministro dell’economia Antonio Misiani. “I previsori – ha detto  ci dicono che il 2020 sarà  un anno segnato da una profonda recessione. Le stime variano da 8 a 12 punti. L’ultimo bollettino economico della Banca d’Italia stima un calo del 9,5%. E’ un dato molto più pesante dell’anno peggiore della grande recessione di 10 anni fa. Bisogna addirittura tornare indietro al 1945 per trovare dati macroeconomici peggiori”.

“Possiamo recuperare”

Ciò – ha aggiunto il viceministro – non vuol dire che non possiamo recuperare, anche rapidamente le perdite subite in questi mesi. Il tema è semmai la capacità che dobbiamo mettere in campo per porre l’Italia su un sentiero di sviluppo sostenibile molto più sostenuto dei 20 anni di stagnazione che sono alle nostre spalle.

Infrastrutture energetiche e ripartenza economica: semplificare per promuovere investimenti

A sottolineare l’importanza di cogliere, pur nella complessa situazione post pandemia, le opportunità che si prospettano all’orizzonte nel settore delle infrastrutture energetiche sono stati anche l’ad di Snam Marco Alverà e l’ad di Terna di Stefano Donnarumma.

Cogliere le opportunità

 “In un certo senso il ritardo accumulato nelle infrastrutture energetiche può diventare una grandissima opportunità“, ha detto Alverà. Questo perché “abbiamo, rispetto agli altri paesi europei un vantaggio geografico, di competenze e territoriale. L’energia ottenuta da biometano, idrogeno e l’energia rinnovabile che possiamo produrre in nord Africa e nel sud di Italia può costare meno dell’energia rinnovabile che può produrre il nord Europa, prevalentemente dall’eolico. C’è un vantaggio competitivo nell’essere l’avamposto europeo, insieme alla Grecia e alla Spagna. E questo “sia per vicinanza al nord Africa, sia per il maggior irraggiamento solare in un mondo che sta diventando sempre più rinnovabile”. L’ad di Snam ha inoltre sottolineato come il nostro Paese possa diventare un vero e proprio hub dell’idrogeno. 

Semplificare per promuovere investimenti

Un tema chiave per attualizzare il potenziale del settore è quello della sburocratizzazione. Terna, come ha spiegato Donnarumma rispondendo a una domanda al termine dell’evento, ha sottoposto una serie di punti al governo relativi al DL Semplificazione, approvato dal Cdm e attualmente al vaglio del Parlamento. “Stiamo predisponendo alcuni richieste e suggerimenti che nelle prossime ore trasferiremo agli uffici competenti”. Una tematica centrale riguarda i tempi. “Sui tempi credo sia fondamentale la perentorietà. Ci vogliono regole chiare precise che vengano assolutamente rispettate. Credo che questo dia la possibilità alle aziende di fare la corretta pianificazione”, ha sottolineato. 

Cdp: investimenti green sono “centrali”

La centralità degli investimenti green è stata rimarcata anche Luca D’Agnese, direttore energia e digitale di Cassa Depositi e Prestiti. “Cdp sta lavorando in questo senso”, ha detto.  “Abbiamo inserito nella  nostra attività ordinaria di lending delle valutazioni di impatto per la sostenibilità che ormai riguardano l’89% di queste attività. Viceversa per quanto riguarda l’attività di investimento in equity diretto, a fianco degli operatori del settore dell’energia, ci concentriamo in maniera praticamente esclusiva sullo sviluppo di quegli investimenti con una forte componente di crescita della sostenibilità ambientale. Si va in particolare  dal trattamento sostenibile dei rifiuti, alle rinnovabili, fino allo sviluppo dell’efficienza energetica. In particolare attraverso il settore della pubblica amministrazione”.

Dal DL Semplificazione al ruolo chiave del Mediterraneo

Nel corso dell’incontro sono intervenuti inoltre il sottosegretario allo Sviluppo economico Alessandra Todde, il sottosegretario al ministero degli Esteri Manlio Di Stefano e Houda Allal, direttrice generale dell’Observatoire mediterranéen de l’energie (Ome). Todde in particolare ha tracciato un quadro dettagliato delle misure contenute nel DL Semplificazione. Allal ha invece evidenziato il ruolo di primo piano che l’Italia può giocare in ambito energetico nel Mediterraneo. Uno scenario a cui contribuiscono in modo integrato la posizione geografica, le relazioni con il nord Africa e la resilienza del suo sistema industriale. Di Stefano ha infine ha evidenziato, tra i tanti temi, anche la centralità del Mediterraneo come cluster marittimo capace di produrre beni e servizi per circa 33 mld di euro, quasi il 3% del Pil nazionale.

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