InItalia sono aumentate le nomine degli energy manager. La maggior parte è condensata nel centro-nord del Paese, dove è presente un’alta localizzazione delle attività industriali e commerciali ma non sfigurano i dati del sud (si segnalano in particolare la Sicilia per la PA e la Puglia per le nomine volontarie). In generale, la crescita delle immissioni al ruolo continua e complessivamente fa segnare un +18% dal 2014 ad oggi. Lo rileva il nuovo rapporto 2021 Gli Energy Manager in Italia, realizzato dalla Federazione italiana per l’uso razionale dell’energia – Fire e presentato il 9 novembre. L’invito lanciato alle imprese è quello di porre maggiormente la figura professionale al centro della transizione energetica, incentivandone l’attività con obiettivi e premi aziendali.

Oltre alla fotografia sulle nuove nomine nel 2020, a livello nazionale, al webinar sono state illustrate anche i due focus dedicati a fornire un quadro dell’impatto della pandemia Covid-19 sul ruolo degli energy manager e sul mercato elettrico nazionale.

Energy manager competente e qualificato: opportunità da sfruttare per il contenere il caro energia

Un aspetto importante è la qualità degli energy manager nominati, con particolare riferimento alla certificazione come EGE secondo la norma UNI CEI 11339: è utile che risulti certificato, soprattutto nel caso di un consulente esterno. Nel 2020 il numero di EGE nominati è cresciuto rispetto al 2019, che aveva visto una leggera flessione. In particolar modo è cresciuto il numero di consulenti esterni.

Si tratta di segnale confortante vista l’importanza di dotarsi di competenze adeguate sulle tematiche dell’energia. Lo ha sottolineato Mauro Mallone della direzione generale per l’approvvigionamento, l’efficienza e la competitività energetica (Aece) al Mite anche in relazione al tema della ISO 50001, la norma internazionale che amplia e aumenta l’efficacia dell’energy manager. A tal proposito, Fire segnala che i soggetti che hanno proceduto a nuova nomina, siano essi obbligati o no, e che al contempo sono in possesso della certificazione ISO 50001, risultano essere 298: circa il 10% in più rispetto allo scorso anno.

Sulle generali inadempienze, Mallone ha affermato che “ha poco senso praticare sanzioni alle aziende che non procedono alla nomina. Occorre invece incentivare la nomina volontaria, stimolare anche la PA al di là dell’obbligo”.

Altro dato emerso è quello evidenzia come da un paio d’anni a questa parte, l’energy manager non abbia solo il compito di gestire i consumi e spingere il risparmio energetico. Tale figura infatti è chiamata ad affiancare la dirigenza nell’individuare e soddisfare le nuove necessità e richieste provenienti dal mercato e dall’UE tra cui: agire in ottica sostenibile, prepararsi a partecipare alle comunità energetiche, potenziare la digitalizzazione ed i nuovi modelli di mobilità, pensare a rafforzare la struttura per cui lavora, ad esempio attraverso l’implementazione di un sistema di gestione dell’energia.

Le nomine in Italia nel 2020

Secondo i dati della Fire che, su incarico del ministero della Transizione ecologica gestisce la rete dei professionisti nelle imprese e negli enti, le nomine pervenute nel 2020, nei tempi previsti dalla legge, sono state 2.463. Di queste, 1.702 sono relative ad energy manager primari nominati da soggetti obbligati e 761 da soggetti non obbligati.

Il trend di crescita da parte dei soggetti obbligati è del 15% in sette anni. Considerando anche i soggetti volontari, dal 2007 al 2020 l’incremento è stato del 19%.

energy manager
Tab.1: fonte federazione Fire.

In base all’energia gestita dai soggetti nominati è evidente come quello industriale sia preponderante rispetto agli altri settori.

federazione Fire
Tab.2: fonte federazione Fire.

Per quanto riguarda la distribuzione regionale dei soggetti obbligati, si rileva una concentrazione maggiore delle nomine in Lombardia (512) e Emilia-Romagna (187). A seguire, Veneto (155), Piemonte e Lazio (143). Guardando invece alla distribuzione regionale dei soggetti non obbligati, sempre in testa c’è la Lombardia (181) seguita dalla Puglia (105) staccate dalle altre Regioni.

Gli impatti della pandemia sul ruolo

Non tutti gli energy manager hanno subito lo stesso impatto sulle proprie attività. Secondo il focus, il 32% dichiara che gli effetti dell’emergenza sanitaria, e le conseguenti restrizioni, hanno poco influito sull’attività professionale. Per il 27% gli impatti si sono fatti sentire in qualche misura, molto per il 19% e moltissimo per il 7%. Il 16% del campione afferma che non si sono avvertiti in nessun modo.

Guardando ai consumi energetici correnti, per il 40% sono in linea con quelli del 2020. Il 48% dichiara invece che c’è una ripresa rispetto ai livelli pre-pandemia.

Le conseguenze sul mercato elettrico

Il 44% del campione intervistato dichiara di curare l’approvvigionamento per imprese non classificabili come pmi (20% energivore e 24% non). Coloro che invece si occupano di pmi sono il 25%. Una fetta pari al 15% è rappresentata dagli enti pubblici.

Alla domanda se la pandemia ha avuto impatti sulle scelte tra contratti a prezzo fisso o indicizzato, il 68% non ha rilevato cambiamenti da parte delle imprese. Il 17% ha segnalato un maggior orientamento verso quelli fissi e un 16% verso quelli a prezzo indicizzato. Per quanto riguarda le tipologie dei contratti di fornitura in essere, il 68% degli energy manager dichiara di gestire sia contratti a prezzo indicizzato che a prezzo fisso.

In tema di maggior tutela e mercato libero, la fine del regime per le pmi per l’89% delle realtà non ha interessato le imprese presso le quali viene fornita consulenza. Se per alcuni è visto come un’opportunità, per altri il passaggio al mercato elettrico libero viene inquadrato come adempimento necessario e non come vera opportunità.

Il 72% di tutti gli energy manager intervistati ha infine dichiarato la volontà di intervenire, nei prossimi anni, nell’ottica della generazione distribuita di energia.

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Massimo Boddi
Freelance nel campo della comunicazione, dell’editoria e videomaker, si occupa di temi legati all’innovazione sostenibile, alla tutela ambientale e alla green economy. Ha collaborato e collabora, a vario titolo, con organizzazioni, emittenti televisive, web–magazine, case editrici e riviste. È autore di saggi e pubblicazioni.