Il Superbonus 110% ha sicuramente avuto un impatto positivo sull’economia e sugli interventi di efficientamento energetico, ma le distorsioni non si sono fatte attendere.

Così, il Governo è dovuto intervenire attraverso il Decreto Superbonus 2022 con misure ben precise, per contrastare le frodi fiscali nell’ambito della cessione dei crediti in materia edilizia. Tra di esse: per la cessione dei crediti del Superbonus 110% diventano di nuovo possibili, oltre alla cessione del primo richiedente, due ulteriori cessioni e inoltre, arrivano le multe e anche la carcerazione per il “tecnico abilitato” che dichiara il falso per ottenere il bonus edilizio. La reclusione va da due a cinque anni e la multa da 50mila a 100mila euro.

Per meglio comprendere il mondo delle certificazioni edilizie, Canale Energia intervista Giovanni Pelazzi, presidente di Argenta Soa, società di attestazione che certifica le aziende per la partecipazione alle gare pubbliche e promuove il Centro studi sugli appalti pubblici, per monitorare l’andamento di questo mercato e dei settori produttivi coinvolti, con particolare riferimento al comparto delle costruzioni.

Quali sono le certificazioni obbligatorie che servono oggi da chi richiede il Superbonus, alla luce delle diverse revisioni normative sul tema?

Forse questo è il grande problema che sta emergendo in questi mesi per tutti i lavori finanziati con i bonus e le agevolazioni. Non ci sono certificazioni obbligatorie specifiche per il Superbonus, ma le asseverazioni previste dalla normativa di riferimento quali: asseverazioni appunto, certificazioni degli impianti e certificazioni dei materiali utilizzati.

Di fatto, nessuna certificazione è prevista per le imprese che lavorano in cantiere. Ad esempio, le imprese impiantistiche devono avere al proprio interno dei tecnici chiamati “terzo responsabile”, senza i quali l’impresa non potrebbe operare. Le imprese che saldano il ferro debbono certificare le loro saldature e quindi avere operatori adeguatamente formati, così chi movimenta la terra deve impiegare gli operatori delle macchine con determinati patentini. 

Solo l’impresa edile può operare senza nessuna certificazione che attesti la sua preparazione per il settore privato.

Lo scorso febbraio, l’Istat ha attestato ufficialmente anche dal punto di vista della struttura produttiva il momento positivo del comparto delle costruzioni. Naturalmente, numeri così straordinari vanno interpretati con prudenza. C’è infatti un’altra faccia della medaglia che deve essere considerata: l’elevato numero di nuove iscrizioni potrebbe nascondere un rischio legato all’attività dei cosiddetti “free rider”, cioè imprese che si costituiscono ex novo per sfruttare la spinta degli incentivi statali per le ristrutturazioni finanziate con il Superbonus. Se così fosse, bisognerebbe agire per limitare questo rischio che si riflette sulla qualità e sulla sicurezza dei lavori svolti.

Va posta l’attenzione sull’importanza delle attestazioni, ad esempio quelle Soa, al momento necessarie per le imprese che lavorano su commesse pubbliche per oltre 150mila euro, che potrebbero essere considerate anche quando si tratta di lavori per i privati, ma incentivati dal settore statale. Queste infatti, grazie ad una serie di controlli approfonditi garantiscono la qualità dell’impresa e tutelano i committenti da eventuali rischi.    

Esistono anche certificazioni facoltative? Quali le certificazioni in base alla fase di avanzamento dei lavori?

Tutte le certificazioni di qualità Iso sono facoltative nel settore privato e sono: la Iso 9001, la 14001 (ambientale) e la 450001 (sicurezza).

Chi certifica il Superbonus? Quali controlli si fanno e chi è deputato a vigilare sulle società che rilasciano l’attestazione?

I professionisti asseverano i costi e l’Agenzia delle Entrate verifica che siano allineati ai prezzari Dei. Il prezzario Dei del Genio Civile, in realtà è un prezzario redatto da una casa editrice privata che nulla ha in comune con il Genio Civile, organismo che non esiste più dal 1972. Si potrebbe pensare ad una certificazione unica che le racchiuda tutte, in modo da snellire la burocrazia, accelerando i tempi ed incrementando la trasparenza. La certificazione Soa, già prevista per il settore pubblico potrebbe essere un’ottima soluzione a garanzia degli operatori. E’ un sistema in vigore da oltre vent’anni, maturo e apprezzato dagli operatori del settore.

Alla luce delle frodi perpetrate ai danni dello Stato per un ammontare di 4 miliardi di euro, qual è lo stato attuale delle certificazioni del settore e cosa succederà dopo i nuovi provvedimenti del Governo, “Misure urgenti per il contrasto alle frodi in materia edilizia”, finalizzati a scongiurare nuove truffe?

Attualmente le imprese di costruzioni e le imprese che partecipano agli appalti di opere pubbliche superiori a 150mila euro sono le sole imprese obbligate a possedere l’attestazione suddetta, la quale garantisce che l’impresa che la possiede soddisfi determinati requisiti di legge, come:

  • il requisito di moralità della governance e dell’impresa stessa, ovvero non avere carichi pendenti e certificati dal casellario giudiziale ed essere in regola con il pagamento di tasse e contributi;
  • il requisito economico e finanziario, la presenza di adeguato personale tecnico assunto e la dotazione dell’attrezzatura tecnica per eseguire le opere;
  • il requisito tecnico, ovvero l’impresa deve dimostrare di aver eseguito nel corso della sua storia lavori analoghi a quelli oggetto del nuovo contratto.

Pertanto, se si dovesse arrivare a renderla obbligatoria anche per le imprese che operano nei lavori privati incentivati dai bonus fiscali, si andrebbe nella direzione giusta. Ma non basta. Sarebbe opportuno altresì disciplinare l’accesso alla professione di imprenditore edile prevedendo per tutte le imprese, anche di nuova costituzione, la partecipazione a corsi di formazione e la fornitura di adeguate garanzie finanziarie. Tale percorso andrebbe esteso a tutte le imprese che operano nel settore degli appalti pubblici di forniture e servizi, per il quale il sistema dei controlli è sicuramente meno presente.

Basti pensare agli scandali emersi in piena pandemia quando, imprese neo costituite, con diecimila euro di capitale, hanno siglato contratti milionari con lo Stato per la fornitura delle mascherine.

Oltre a più trasparenza e meno burocrazia, ritiene che le figure professionali coinvolte nei lavori abbiano le competenze giuste o serva più formazione? E in che punto di questa catena del valore?

Certamente, oltre alla formazione obbligatoria per i professionisti e per i lavoratori, serve un’organizzazione regolata dell’accesso alla professione di imprenditore edile.

In molti settori, le aziende hanno un percorso da affrontare prima di entrare nel mercato di riferimento, a maggior ragione chi costruisce abitazioni civili per privati dovrebbe essere qualificato in fase di ingresso, sulla falsa riga di quanto avviene nel pubblico. Fondamentale rimane la formazione, la competenza, il riconoscimento del valore e della storicità degli operatori. 

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Professionista delle Relazioni Esterne, Comunicazione e Ufficio Stampa, si occupa di energia e sostenibilità con un occhio di riguardo alla moda sostenibile e ai progetti energetici di cooperazione allo sviluppo. Possiede una solida conoscenza del mondo consumerista a tutto tondo, del quale si è occupata negli ultimi anni.