Bicchiere mezzo pieno di… vetro. L’energivoro che inquina sempre meno

I dati del primo rapporto di sostenibilità del settore rivela un forte contenimento di CO2 e sprechi grazie agli investimenti tecnologici

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Cresce dell’8,2% la produzione di vetro nel triennio 2016-2018 ma restano stabili le emissioni di CO2 e i consumi energetici del comparto, nonostante l’aumento della produzione. Sono i dati del primo rapporto di sostenibilità di Assovetro, l’Associazione nazionale degli industriali del vetro aderente a Confindustria, realizzato da Ergo, Spin off dell’Università Sant’Anna di Pisa. Il rapporto ha esaminato circa il 90% della presenza industriale del settore in Italia con: 18 aziende, 15 produttrici di vetro cavo e 3 di vetro piano.

L’industria del vetro sta cercando di colmare il gender gap. Tra gli impiegati la percentuale delle donne è la più elevata (24,2%), la presenza delle donne tra i dirigenti e i quadri è del 19,5%.

Acqua ed energia i consumi che si possono ridurre

Non è solo guardare il bicchiere mezzo pieno, è anche un modo per toccare con mano come investimenti in ricerca e innovazione possano fare la differenza per un comparto importante nella produzione italiana.

Acqua e energia sono i grandi consumi della materia vetro. Ma la riciclabilità dei componenti è estremamente efficiente: “per produrre una tonnellata di vetro fuso è necessaria 1,11 ton di materia prima vergine (sabbia e soda); per la stessa quantità di prodotto è sufficiente una tonnellata di rottame di vetro”.  Su questi fattori si è concentrata l’azione del comparto che ha registrato una diminuzione dei consumi nell’ultimo triennio.

Un materiale versatile e riciclabile anche per l’imballaggio

Nel 2018 l’immesso al consumo di imballaggi in vetro è cresciuto dell’1,7%, la raccolta dell’8,4%, mentre la quantità di rifiuti d’imballaggio in vetro riciclato è cresciuta del 6,6% rispetto al precedente anno. L’imballaggio in vetro ha una alta riciclabilità (valutata del 76,3%) ed è ampiamente superiore a quello richiesto dalla normativa italiana (66%) ed europea (75% entro il 2030).

Spese energetiche

Le spese per l’energia nel 2018 hanno inciso per il 15,3%. L’indicatore di prestazione energetica è rimasto costante nel triennio e pari complessivamente a 0,17 TEP / Ton di vetro fuso. Mentre l’andamento crescente dei costi sostenuti per la ricerca e sviluppo sono aumentati, dal 2016 al 2018, del 5,6%, di cui 33 milioni sono stati investiti in ambiente e sicurezza. Oltre 298 milioni di euro è quanto investito negli impianti, con una crescita del 44,2%.

Impiego di energia rinnovabile

Aumenta l’uso di energia da rinnovabili passando dal 15,37% del 2016 al 26,20% del 2018. Le emissioni di CO2 prodotte per tonnellata di vetro fuso, derivanti principalmente dal processo di fusione ad alta temperatura, hanno un andamento pressoché stabile tra il 2017 e il 2018 e anzi segnano una diminuzione rispetto al 2016. In calo le emissioni di SOx.

Consumi idrici

I consumi idrici si sono ridotti grazie all’adozione di sistemi a ciclo chiuso. L’acqua riciclata viene usata per più del 44% dei consumi idrici totali.

Produzione del comparto

Oltre il 50% del vetro prodotto serve a realizzare contenitori per gli alimenti, il 16% è per vetri in edilizia e automotive, il 9,7% nelle lampade, mentre il restante 7,6 % è al servizio del mercato delle lane e dei filati o di altri lavori in vetro.

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