cambiamento comportamentale efficienzaPer promuovere in modo efficace l’efficienza energetica è “fondamentale” valorizzare, accanto alle opportunità offerte dall’innovazione tecnologica e dagli incentivi, anche la dimensione del cambiamento comportamentale.
Il tema, che negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede sia a livello europeo sia a livello globale, è stato al centro di un web in air dell’Enea che ha avuto come relatore il ricercatore dell’Agenzia Mario Diana.

Cambiamento comportamentale ed efficienza energetica

“L’essere umano assume comportamenti utili ad affrontare in modo efficace la vita di tutti i giorni e gli ambienti che si trova ad attraversare”, ha spiegato Diana. “Si tratta di comportamenti che ha immagazzinato da esperienze pregresse, dall’osservazione dei comportamenti altrui e dagli elementi che formano la cultura quotidiana dell’agire. Questi comportamenti non sono cristallizzati e sono passibili di mutamento”.

“Tra i tanti ambiti in cui questo scenario ha dei risvolti interessanti c’è quello dell’efficienza energetica”. Si può infatti intervenire sui comportamenti dei cittadini per indirizzarli su scelte virtuose, incentrate su un approccio razionale al consumo energetico.

I tre fattori chiave del behavioural change

Per quanto riguarda l’applicazione del behavioural change in ambito energetico, tre sono i macrofattori chiave: tecnologie, norme/inventivi e cultura/società. Questi elementi vanno, però, integrati tra loro in modo proficuo per ottenere dei risultati concreti. “L’essere umano non è un homo economicus in grado di scegliere sempre individualmente di fronte a determinate proposte”, ha spiegato il ricercatore dell’Enea. Il cittadino “assume più spesso comportamenti in linea con il gruppo di appartenenza”. Queste scelte “possono basarsi su esperienze simili pregresse che esulano da una massimizzazione dei guadagni economici”. Tutti questi fattori non vanno trascurati nel momento in cui si vogliono rendere efficaci le politiche di promozione dell’efficienza energetica.

Programmi di cambiamento comportamentale, la classificazione

Una importante e capillare classificazione dei programmi incentrati sul cambiamento comportamentale è arrivata nel 2016 dall’Acee – American council for an energy efficient economy. Si tratta di una tassonomia composta da tre macro-categorie principali, all’interno delle quali sono incluse altre sottocategorie più specifiche.

Le tre macro-categorie

Le macro-categorie comprendono i programmi basati su: l’informazione, l’interazione sociale e la formazione e l’educazione.

Programmi basati sull’informazione

Se prendiamo in considerazione, ad esempio, la prima categoria e analizziamo il sottogruppo dei ‘Resoconti di energia domestica- Red’, vediamo che i risparmi a livello di singolo utente si traducono concretamente in percentuali non troppo elevate, ma che invece questi risparmi su base complessiva sono “notevoli”. 

Come funzionano

I programmi forniscono informazioni cicliche ai partecipanti relative al loro consumo di energia. A differenza delle fatturazioni di solito usate dalle utilities, i resoconti di energia domestica sfruttano modelli comunicativi mutuati dalle scienze sociali. Il tutto con l’obiettivo di ottenere nel corso del tempo un cambiamento comportamentale. Questi programmi “poggiano la loro efficacia sulla possibilità di confrontare i consumi dell’utente finale di energia con i consumi di altri utenti o del vicinato o di pari stato sociale”, ha spiegato Diana. Il tutto per indurre un cambiamento nelle scelte dei cittadini

Feedback in tempo reale

Un secondo sottogruppo della prima categoria, programmi basati sull’informazione, è il ‘Feedback in tempo reale’. Questa modalità operativa consiste nel dare informazioni agli utenti sul proprio consumo di energia in tempo reale attraverso l’utilizzo di apparecchiature, come ad esempio smart meters. “In questo caso i risparmi energetici totali di energia e gas registrati sono stai compresi tra l’1% e il 15%, sia per l’elettricità sia per il gas”, ha sottolineato il ricercatore dell’Enea. 

L’interazione sociale

Il secondo macro gruppo è quello dei programmi basati sulle interazioni sociali. In questo caso si fa perno sulla “caratteristica dell’essere umano di riconoscersi nel gruppo di raggiungere scopi comuni” ha spiegato Diana.

Nel sottogruppo ‘Giochi e competizioni’ l’utilizzo di attività ludiche sfrutta la leva del divertimento per spingere i partecipanti a raggiungere consumi sempre minori di energia.

In termini di risparmio elettrico domestico ottenuto, quest’approccio si traduce in un valore compreso tra 0,7 e 14%. Per il gas invece il dato varia dal 4 al 10%. Se si considerano, infine, gli utenti commerciali il calo del risparmio nei consumi elettrici è compreso tra 1 e 21 %.

Porre l’essere umano al centro

Da tutti questi elementi ben si comprende, secondo Diana, come “l’essere umano debba essere il punto di partenza” per favorire un consumo energetico responsabile. In quest’ottica l’analisi del soggetto e dei suoi comportamenti deve avere un ruolo chiave, accanto delle norme, agli incentivi e alle soluzioni tecnologiche.

“Bisogna focalizzarsi sull’essere umano, su come si muove quotidianamente su come interagisce con la realtà che lo circonda, sui metri di paragone che utilizza per affrontare la sua quotidianità. E’ da questo assunto che bisogna partire per poi cercare di indirizzare i suoi comportamenti e modificarli“, ha spiegato il ricercatore dell’Enea. 

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