Tra le tante misure presenti nella manovra finanziaria, approvata ‘salvo intese’ dal Consiglio dei Ministri nella notte tra il 15 e il 16 ottobre, c’è anche una “plastic tax”. Si tratta di un intervento che introduce, a partire dal prossimo primo giugno, una tassa di un euro per ogni chilo di imballaggio di plastica. Il provvedimento, secondo Federconsumatori, da una parte testimonia il “positivo” impegno del Governo verso un’economia green ma, dall’altra, segue una strada “emergenziale” che “si ripercuoterà sui cittadini“.

In particolare, secondo i calcoli dell’Osservatorio nazionale Federconsumatori, se tale tassa “verrà caricata in larga parte sui prezzi finali dei prodotti con imballaggi in plastica, ogni famiglia dovrà far fronte a una maggiorazione della spesa di 138,77 euro annui”.

Insieme ad Alessandro Petruzzi, responsabile energia di Federconsumatori, abbiamo approfondito l’argomento.

Come giudicate la scelta di una plastic tax?

Il messaggio che viene dato è più che positivo. Finalmente si comincia a far riflettere i cittadini sugli effetti dell’inquinamento. E’ un modo per andare contro i negazionisti del problema climatico, secondo cui la questione non esiste e i giovani che scendono in piazza stanno solo perdendo tempo. Pensiamo, però, che non ci si possa limitare a dare un messaggio positivo sugli stili di vita introducendo una tassa e poi fermandosi lì.

Come si dovrebbe procedere?

Si potrebbe valorizzare maggiormente la diffusione di una cultura della sostenibilità ambientale nella cittadinanza, per favorire l’adozione di stili di vita in linea con la tutela dell‘ambiente. In questo senso sarebbe utile organizzare, ad esempio, una campagna positiva che spieghi come in alcuni casi gli imballaggi siano inutili. Noi come associazione stiamo promuovendo una serie di iniziative nelle scuole e nei centri anziani. E’ inoltre fondamentale prevedere misure di contrasto al packaging eccessivo.

Quanto è importante puntare sulla scuola e valorizzare il ruolo dei più giovani in questa rivoluzione green?

E’ importantissimo. Come associazione abbiamo partecipato ai ‘Fridays for future’ e siamo andati nelle scuole a discutere sui temi della tutela ambientale. I ragazzi sono molto sensibili e ci sorprendono positivamente, sono il veicolo più efficace secondo noi per diffondere in famiglia i valori della sostenibilità.

Nel percorso di decarbonizzazione al 2030 qual è la priorità su cui il governo deve concentrarsi?

Il primo settore su cui concentrarsi è quello dei rifiuti. È stato presentato ieri il rapporto di Ispra, dove si sottolinea che sono oltre 250 le zone fortemente inquinante dai rifiuti tossici nel nostro Paese. Affrontare in modo mirato le criticità di questo settore è una questione che non può essere più rimandata. L’economa circolare non può essere uno slogan, ma deve essere attivata sul serio per promuovere innovazione, occupazione, risparmio e maggiori risorse per i cittadini.

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