Moda sostenibile_pixabay
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Nel post pandemia, i consumatori hanno mostrato un forte interesse per i marchi che mettono in pratica azioni sempre più sostenibili lungo la propria catena del valore. Uno dei trend emergenti nel settore dell’abbigliamento è l’implementazione dell’economia circolare che verrà impiegata sempre di più per promuovere un futuro sostenibile.

Mentre l’Europa e l’America sono state abbastanza reattive a questa tendenza, secondo quanto riportato da GlobalData, la regione Asia-Pacifico ha ancora molta strada da fare per raggiungere standard di sostenibilità.

I rivenditori britannici stanno intraprendendo iniziative appropriate per raggiungere l’obiettivo Net zero retail target entro il 2040, il che significa la decarbonizzazione del settore retail e delle operazioni relative alla catena di approvvigionamento. 

Ad agosto 2020, la catena britannica di grandi magazzini Selfridges ha lanciato “Project earth“, un programma che prevede servizi di rivendita, noleggio, ricarica e riparazione nei suoi reparti di moda e bellezza per migliorare la propria sostenibilità.

Allo stesso modo, Rent the runway, una piattaforma e-commerce per il noleggio di abbigliamento, con sede negli Stati Uniti, ha collaborato con thredUP, una delle più grandi piattaforme di rivendita online di abbigliamento, per ridurre al minimo il fashion waste e aumentare la durata degli abiti. Iniziative di questo genere saranno sempre più di aiuto nel passaggio ad un’economia circolare.

Debalina Banerjee, retail analyst presso GlobalData, commenta: “La perdita di posti di lavoro e i tagli agli stipendi dovuti alla pandemia hanno limitato la spesa per l’abbigliamento. La crescente popolarità del re-commerce di lusso soddisferà i desideri dei consumatori ad un prezzo accessibile, mentre il riciclo dell’abbigliamento aiuterà la riduzione delle emissioni nel processo di produzione, il che è vantaggioso per i rivenditori che vogliono affrontare gli obiettivi di sostenibilità globale”.

Tra i rivenditori sta prendendo quota la produzione di abbigliamento su richiesta dei clienti, dando vita ad un sistema di produzione solo per i capi necessari e nelle quantità desiderate, evitando così la sovrapproduzione.

Banerjee prosegue: “La produzione su richiesta è un ottimo modo per ridurre le perdite di magazzino. Questa, basata sulla domanda, risolverà questo problema e sarà una mossa ulteriore verso la vendita al dettaglio net-zero, tuttavia, il rovescio della medaglia è l’aumento dei tempi di attesa per i clienti”.

I retailers stanno anche utilizzando il Non-fungible token (Nft), che è un’unità di dati memorizzata in una blockchain che certifica un bene digitale come speciale e quindi non trasferibile. E’ un tipo di token crittografico che rappresenta qualcosa di unico, in quanto i gettoni non fungibili non sono reciprocamente intercambiabili.

Il suo utilizzo ha lo scopo di monetizzare valore ed esclusività, garantendo allo stesso tempo la tracciabilità lungo la catena di approvvigionamento e le operazioni di vendita al dettaglio, servendo così come prova di proprietà per i clienti. 

Conclude l’analista indiana: “L’integrazione degli Nft nel business aiuterà i rivenditori a mantenere la credibilità e la trasparenza per i clienti. Questo supporterà in particolare i rivenditori del lusso a sconfiggere il problema della contraffazione, che è ogni giorno in aumento. Ciò assicurerà anche il buon funzionamento della catena di approvvigionamento, il che va a vantaggio dei rivenditori che di questi tempi stanno duramente cercando di essere efficienti”.

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