Italia si libera di 7,6 capi a persona all’anno ma li smaltisce male

Giovani responsabili del consumo effimero: i dati dell'osservatorio Ipsos per Erion Textiles

L’Italia si disfa di una quantità impressionante di prodotti tessili ogni anno, ma una parte significativa di questo enorme volume finisce ancora nei canali di conferimento sbagliati. È quanto emerge dalla prima edizione dell’osservatorio Ipsos per Erion Textiles, che analizza le abitudini degli italiani rivelando un quadro complesso, fatto di volumi dismessi, comportamenti differenziati e criticità nella gestione dei rifiuti tessili.

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Foto di Waldemar Brandt su Unsplash.

Lo studio rivela che negli ultimi 12 mesi, 2 persone su 3 si sono disfatte di vestiti, 6 su 10 di scarpe e 1 su 2 di stracci o tessuti danneggiati. In media, ogni italiano si libera di 7,6 capi di abbigliamento all’anno. I cittadini del nord Italia, in particolare, sono i più propensi a liberarsi di vestiti e scarpe, con una media di 8,4 capi a persona, contro i 6,4 del Sud.

“Non lo uso più” e “fuori moda”: nuove abitudini di consumo

La causa principale per cui ci si disfa dei capi è il loro usura (53%), ma cresce in maniera significativa il “non li uso più” (39%), soprattutto al nord (42%), sintomo di un approccio più improntato al decluttering. I giovani tra i 18 e i 26 anni si distinguono per un’ulteriore motivazione: il 10% di loro butta i vestiti perché “fuori moda” o perché l’acquisto online non è stato soddisfacente.

Questa fascia d’età emerge come la più contraddittoria: sono i più attenti al corretto smaltimento dei rifiuti tessili, con percentuali di errore inferiori alla media nazionale, ma al tempo stesso sono i maggiori responsabili del consumo effimero. Paradossalmente, sono bravi a gestire il rifiuto, ma contribuiscono in maniera maggiore a produrlo. Il sud Italia, invece, mantiene un approccio più tradizionale, buttando meno capi e principalmente quando sono effettivamente danneggiati.

Italia: il dilemma degli stracci e dei tessili danneggiati

Un problema cruciale emerso dall’analisi riguarda lo smaltimento degli stracci e dei capi danneggiati. Una quota considerevole di questi finisce ancora nella raccolta indifferenziata. Questo accade perché storicamente le campagne di sensibilizzazione hanno promosso la raccolta solo dei capi in buone condizioni, destinati al riutilizzo. I cittadini hanno quindi sviluppato la convinzione che i tessili rotti siano da considerare semplicemente spazzatura. In realtà, il 45% degli stracci e dei tessili danneggiati viene ancora smaltito in modo errato, così come il 25% delle scarpe e l’11% dei vestiti.

Con l’imminente introduzione della Responsabilità Estesa del Produttore (Epr) per il settore tessile, che si concentrerà sullo sviluppo di soluzioni di riciclo per i capi non riutilizzabili, si apre una nuova sfida per la comunicazione ai consumatori: modificare le abitudini di conferimento degli oggetti danneggiati, educandoli a non percepire il tessuto rotto come un rifiuto, ma come una risorsa che può essere riciclata.

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