econyl nylon
Econyl nylon

Le fibre sintetiche sono indispensabili per garantire la performance di un tessuto ed aumentarne la funzionalità, ma quanto sono sostenibili e quanto possono essere riciclate.

Affinché si possa continuare a conferire più vite ad uno stesso prodotto e riciclare in modo semplice e pulito, i materiali dovranno essere sempre più monomateriale, cioè composti da un unico materiale, oppure da un piccolo numero di materiali tra loro compatibili. Questo, per essere poi completamente riciclabili a fine vita, senza la necessità di dover scomporre i capi nelle diverse componenti attraverso un riciclo meccanico, sistema con un minore impatto ambientale rispetto ad altre modalità di riciclo. Oltre a ciò, l’impatto ambientale andrebbe sempre misurato, perché un prodotto riciclato non è detto che sia meno inquinante di un prodotto vergine, già durante la fase di progettazione dei materiali andrebbe fatta una analisi predittiva dell’impatto che quel prodotto avrà.

Nylon: lo spartiacque nel tessile

Il nylon, fibra di grande resistenza e duttilità, a cavallo della seconda guerra mondiale, viene ampiamente impiegato soprattutto per scopi bellici. A differenza di altri materiali che lo hanno preceduto, come il rayon e l’acetato (fibre artificiali ottenute dalla cellulosa), il nylon è completamente sintetico e così apre la scena ad un nuovo mondo di fibre industriali.

Utilizzato fino alla fine della seconda guerra mondiale per costruire i paracadute dei soldati dalla Dupont, azienda chimica americana, che successivamente sceglie per la sua fibra il redditizio mercato dei collant.

Il nylon, fibra robusta, ma allo stesso tempo composta da fili sottili con una struttura elastica, ha una elevata resistenza allo sviluppo di muffe e batteri ed è per questo molto utilizzato nel settore del design, degli accessori e costumi da bagno. E’ un materiale molto versatile, ha un basso costo di produzione e consuma molta energia per la sua produzione.

Il nylon sarà ancora preponderante nel nostro futuro, perché non esiste una fibra naturale o sintetica che possa sostituire al 100% tutte le altre. Oltre a ciò, ha le prestazioni meccaniche più elevate nel mondo delle fibre ed ha la possibilità di essere riciclato all’infinito.

Econyl: il filo di nylon rigenerato

Secondo il report di Textile Exchange “Preferred Fiber & Materials del 2019, nel 2018 sono stati prodotti 5,4 milioni di metri di poliammide, ovvero il 5% della produzione mondiale di fibre del 2018.

La poliammide è più difficile da riciclare del poliestere e ci sono pochi produttori a livello mondiale, per di più nessuno di questi offre un riciclo del nylon come Econyl, azienda italiana del gruppo Aquafil, che ricicla scarti tessili pre e post consumo e riutilizza le reti da pesca. Leader nella produzione di nylon 6, nel 2007 inizia a lavorare sul concetto di circolarità chiedendosi dove poter reperire il materiale da riciclare.

La difficoltà nel riciclare i rifiuti di nylon non risiede nel processo chimico, ma nel reperimento del materiale e nella sua separazione, quindi, dopo un’attenta ricerca sulle possibili fonti di nylon è emerso che le reti da pesca erano perfette. Tra l’altro, sono il maggior componente delle isole di plastica e costituiscono 1/3 dei rifiuti abbandonati in mare. Healty Seas, organizzazione internazionale che si occupa della raccolta delle reti da pesca, finora ha raccolto 510 tonnellate di rifiuti, di cui Econyl con cui collaborano, ricicla la parte in nylon. I nostri mari sono colmi di plastica, ma secondo il report di Greenpeace sulla plastica negli oceani, le attrezzature da pesca la fanno da padrone: ogni anno infatti, vengono scaricate 640.000 tonnellate di materiali da pesca, denominati “ghost gear“.

Riciclo di reti da pesca e moquette: un’infinita opportunità creativa

Per Econyl, ogni tonnellata di reti da pesca è un’infinita opportunità per creare nuovi oggetti, potendo essere trasformata in circa 26 mila paia di calze, oppure in mille metri quadrati di tappeto. Nel 2018, l’azienda ha trattato più di 16 mila tonnellate di vecchi tappeti e moquette negli Stati Uniti, dove hanno un impianto che ogni anno tratta oltre 1,8 miliardi di kg di fibre gettati nelle discariche.

Per ogni 10 mila tonnellate di materia prima per produrre econyl, fibra tessile sintetica derivata dalla rigenerazione di polimeri di plastica riciclata, si risparmiano circa 70 mila barili di petrolio greggio e si evita l’equivalente di oltre 65 mila tonnellate di emissioni di CO2. Econyl riduce del 90% il proprio impatto sul potenziale di riscaldamento globale rispetto al comune nylon prodotto da petrolio. Il problema dei materiali composti da più componenti sta nello smontare lo scarto, che va suddiviso per poter essere riciclato.

Nel caso del nylon e in particolare del nylon 6, c’è la possibilità, propria di rarissime materie plastiche, di poter tornare indietro nella catena chimica e depolimerizzare, tornando alla materia prima che poi viene purificata. Questo è possibile farlo un numero infinito di volte.

Tra gli scarti con il maggior contenuto di nylon ci sono le reti da pesca, per le quali l’azienda Econyl ha concepito una tecnologia complessa che consente di recuperarle. Se fossero fatte tutte in nylon 6, potrebbero essere recuperate completamente, ma non è così purtroppo.

Econyl è oramai diventato un ingrediente fondamentale, in quanto è tra le fibre sintetiche più ecologiche in commercio a venir utilizzato da svariati brand che vogliono portare avanti un progetto di circolarità nel lungo periodo, tra cui anche il fashion di lusso come Prada e Stella McCartney. Ma, il nylon rigenerato Econyl non è appannaggio esclusivo del mondo fashion, infatti viene utilizzato anche da architetti, designer e produttori di tappeti, nonché dall’automotive, per rivestimenti sintetici, arredo tessile e tappeti.

Poliestere e poliammide biobased hanno ancora poco mercato

Il poliestere riciclato è in aumento rispetto alla poliammide, raggiungendo quota 14% nel 2019, ma non sta avanzando come dovrebbe. Il costo esiguo del poliestere a base fossile non incentiva il mercato del poliestere riciclato e di quello biobased a progredire, perciò il suo impatto negativo rimane enorme. Al momento, il poliestere riciclato si basa sulle bottiglie di plastica, ma è necessario fare un passo in avanti e passare al riciclaggio da tessuto a tessuto.

La poliammide biobased è oggetto di studi e ricerca, ma ha ancora un mercato esiguo: il report di Textile Exchange parla di un mercato che si attesta a meno dell’1% del mercato attuale della poliammide. Attualmente, anche la sostenibilità di questi materiali è incerta, perché vengono estratti da piante cresciute con l’utilizzo di prodotti chimici. Molto utilizzato come base alternativa alla poliammide biobased è l’olio di ricino, in quanto risulta più sostenibile rispetto ad altri oli destinati all’industria alimentare.

Collant dalla plastica e calza sportiva da nylon 6

Un altro gruppo tutto italiano leader nella produzione di polimeri e fibre sintetiche, che si muove all’interno di un’ottica di circolarità, è il gruppo Radici. Molto attenti alla sostenibilità dei propri processi industriali, continuano ad investire per misurare e ridurre l’impatto dei propri materiali che sono tutti riciclabili e durevoli, a volte biobased e biodegradabili. Ad oggi, il nylon costituisce il core business aziendale.

I materiali trattati riciclabili, essendo di tipo termoplastico, possono essere sminuzzati, fusi ed estrusi innumerevoli volte e trasformati in oggetti a fine vita, che proprio grazie alle proprietà del nylon, conservano le loro proprietà tecniche, che consentono di utilizzarli per svariate applicazioni in ogni settore.

Canale Energia, proprio recentemente ha riportato due innovazioni  del Gruppo in ottica circolare: una prima, con i collant Repetable in collaborazione con Oroblù, realizzato con filati ottenuti dal riciclo del pet delle bottiglie, tinto in massa, consentendo così un ulteriore risparmio di acqua e energia.

La tintura del polimero in massa si applica sia al nylon che al poliestere e consente di risparmiare acqua ed energia rispetto ai sistemi tradizionali, ad esempio di tintura in filo o in pezza. Il colorante viene aggiunto a monte, nelle primissime fasi del processo, questo colore diventa parte integrante della matrice polimerica che dà origine ai prodotti, prima ancora che i materiali si trasformino in filati, per questo motivo si ha bisogno di poca acqua e poca energia per attuare il procedimento.

La seconda innovazione, nata da una collaborazione con il gruppo Macron, ha dato vita alla prima calza sportiva in Italia, creata con filato in nylon 6 da recupero meccanico realizzata industrialmente. Il filato utilizzato, fortemente innovativo e recentemente lanciato da RadiciGroup, si chiama Renycle, ed è l’unico filato italiano realizzato al 100% in nylon 6 da riciclo meccanico. La calza coniuga prestazioni elevate e sostenibilità, grazie alle caratteristiche di resistenza, tintura, morbidezza e versatilità di Renycle, che consente al contempo di ridurre le emissioni di CO2 di quasi il 90% e di risparmiare oltre l’87% di energia e il 90% di acqua.

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Carla Pillitu
Professionista delle Relazioni Esterne, Comunicazione e Ufficio Stampa, si occupa di energia e sostenibilità con un occhio di riguardo alla moda sostenibile e ai progetti energetici di cooperazione allo sviluppo. Possiede una solida conoscenza del mondo consumerista a tutto tondo, del quale si è occupata negli ultimi anni.