In Italia il guardaroba è sempre più green

Tra acquisti green e swapping crescono i guardaroba sostenibili

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Foto di Steve Adcock da Pixabay

Per gli italiani il guardaroba green è importante. E’ quanto emerge dall’osservatorio Pulsee Luce e Gas Index, realizzato da Pulsee, il brand digitale e green di luce e gas di Axpo Italia. L’analisi è svolta in collaborazione con la società di ricerche di mercato NielsenIQ.

Quanto gli italiani preferiscono la sostenibilità al fast fashion

L’83% degli italiani ama riusare il più possibile i vestiti già presenti nel proprio armadio. Se invece deve acquistare un capo nuovo il 68% preferisce abbigliamento sostenibile, per quanto per il 34,9% del campione, il prezzo elevato costituisce una barriera d’accesso insieme alla difficoltà di individuare punti vendita dove poter acquistare.

Il 66% si impegna a ridurre la quantità di indumenti comprati. Il 51% dichiara acquista di seconda mano, mentre il 42,5% degli interpellati ha timori legati all’igiene dei prodotti e il 40,6% dichiara di non fidarsi dello stato dei capi.

Rispetto l’usato più dell’81% del campione è anche coinvolto nel dare una seconda vita agli abiti che dismettono. Donati ad associazioni (50% del campione), regalati (45,8%) oppure rivenduti (26% delle preferenze).

Non manca anche lo “swapping”, ovvero lo scambio di vestiti con altre persone, che resta però un fenomeno circoscritto: soltanto il 15,8% del campione vi ricorre frequentemente attraverso una cerchia di contatti intimi, come la famiglia o gli amici.

In questo scenario inoltre il modo di vestirsi non perde la componente ludica (81%) e viene visto come un’importante espressione della propria identità (più del 76% del campione analizzato).

Nel complesso il 32% acquista vestiti 1-2 volte al mese, mentre diventa un’operazione più saltuaria (1-2 volte ogni sei mesi) per il 22%.

A queste preferenze si lega anche un vero e proprio “attivismo green”. 1 italiano su quattro ritiene di essere molto informato sull’impatto ambientale associato all’industria della moda e il 63% desidera informare gli altri sul problema dell’inquinamento legato al settore, parlando, ad esempio, del consumo di energia e di materie prime.

Non mancano “gli scheletri” nel guardaroba

Nonostante questo scenario di attenzione all’abbigliamento sostenibile più del 43% del campione di cui il 34,8% sono uomini e 52,5% donne, afferma di aver acquistato più volte indumenti e scarpe e di non averli mai indossati.

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Dalle startup ai giovani designer, Milano Unica è un’occasione di confronto per trovare soluzioni che riducano l’impatto ambientale del mondo della moda.

Le buone abitudini arrivano con il rinnovo del guardaroba difatti al momento di scegliere nuovi capi più dell’82% si aspetta che i grandi brand di moda riducano i consumi di energia, di acqua e altre materie prime a favore di una catena di fornitura e prodotti più sostenibili.

I requisiti di sostenibilità attesi da un capo di abbigliamento

Nel dettaglio, tra i principali requisiti di sostenibilità per un capo d’abbigliamento, figurano: processi produttivi che rispettano standard ambientali (53,5% degli intervistati), selezione di materiali naturali/organici (45,5%), garanzia di condizioni dignitose per i lavoratori che intervengono nel processo di produzione (44,5%, con un picco del 57,6% nella fascia 18-25 anni), resistenza e robustezza costruttiva (39%). Importante è ritenuta anche l’applicazione dei principi di economia circolare, usando materiale proveniente da scarti (26,5%). Inoltre, in fase di acquisto, la preferenza è data principalmente a t-shirt e magliette “green” (46,9%), maglioni e felpe (31,1%), intimo e pigiami (24,6%).

 

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