Un nuovo modello di produzione è l’unica via che permetterà al nostro ambiente di salvarsi. Per questo, le aziende virtuose stanno approcciando in maniera differente il proprio settore, cercando in alcuni casi di costruire ex novo, in altri di rivisitare, metodi che creino una filiera responsabile. 

È ciò che ha fatto un’azienda di Capalle – Campi Bisenzio, in provincia di Firenze. L’idea è quella di avviare le fibre del cachemire ad una seconda vita, creandone di rigenerate che diano nuovo valore alla più nobile delle fibre. Il fine è di promuovere un nuovo ciclo, in cui le parole chiave sono sostenibile, etico e circolare.

L’intervista a Stefano Mozzicato, direttore commerciale di Lineapiù Italia. 

Il cachemire vergine è un materiale nobile ma ad alto impatto ambientale. Data la vostra decennale esperienza nel settore dei filati per maglieria, può spiegarci perché, sintetizzando le diverse fasi della lavorazione standard?

La produzione di questo filato ha un alto impatto ambientale, molto più alto rispetto a quello della lana, perché la crescita della domanda ha portato gli allevatori ad aumentare il numero delle capre nelle mandrie, alterando gli equilibri naturali e causando così la desertificazione dei pascoli. 

Il cachemire vergine è ricavato dalla Capra hircus, proveniente dalle terre della Mongolia e dagli altipiani del Tibet, territori che hanno un inverno molto rigido: il sottopelo sviluppato dall’animale per proteggersi dalle basse temperature, il duvet, morbido e soffice, serve a ottenere il cachemire. Con la pettinatura del vello inferiore si ottiene la fibra, che viene in seguito selezionata, lavata e infine filata. 

Per essere sostenibili, avete dovuto sviluppare una nuova filiera produttiva nella raccolta, selezione e trattamento della “materia seconda”? Quali certificazioni ha ottenuto il vostro cashmere rigenerato?

Esattamente. I filati in cachemire riciclato Global recycle standard-Grs nascono da una scelta tecnica dell’azienda e da una filiera produttiva impegnata in tutte le sue fasi al raggiungimento della sostenibilità ambientale: vengono utilizzati a questo scopo materiali già tinti, in seguito divisi e lavorati per nuances. Il risultato è una riduzione dei coloranti e un minor consumo di energia e acqua. 

Come avviene esattamente il vostro processo di riciclo e rigenerazione del cachemire? Di quale innovazione tecnica, unita alla gestione di una filiera responsabile, si tratta nel caso di Endless Lineapiù Cachemire? 

Il primo passo è il recupero dei materiali già tinti, che vengono poi separati in base al colore. A seguito della cernita si procede con la sfilacciatura delle maglie: seguono la pesatura, il feltrinaggio, il controllo del colore e, infine, la filatura. Un processo sostenibile che ha l’obiettivo di abbassare l’impatto ambientale generato dall’utilizzo della materia vergine. Il risultato è una nuova linea dalle costruzioni classiche, che propone una palette colori composta da 35 sfumature. 

Come riuscite a ridurre la vostra impronta ambientale limitando il consumo di acqua ed energia? 

La selezione del cachemire rigenerato nasce già divisa per colori omogenei, eliminando un passaggio di tintura delle fibre e per conseguenza consentendo di ridurre i consumi di acqua, coloranti ed energia connessi a questa fase di lavorazione.

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Carla Pillitu
Professionista delle Relazioni Esterne, Comunicazione e Ufficio Stampa, si occupa di energia e sostenibilità con un occhio di riguardo alla moda sostenibile e ai progetti energetici di cooperazione allo sviluppo. Possiede una solida conoscenza del mondo consumerista a tutto tondo, del quale si è occupata negli ultimi anni.