Negli ultimi anni si sta costruendo una cultura della sostenibilità focalizzata su quanto sia compatibile con l’ambiente lo stile di vita che conduciamo nelle nostre case. Basti pensare a raccolta differenziata, spreco di risorsa idrica, consumi energetici non efficienti, etc. In quanti, però, riflettono sulla sostenibile della produzione e del ciclo di vita dei materiali che utilizziamo per costruire o ristrutturare gli edifici?

Un’analisi utile in questo senso arriva da un convegno organizzato ieri a Roma da Federbeton, Federazione confindustriale che aggrega le associazioni del cemento, del calcestruzzo e delle costruzioni.

Il convegno Federbeton

Questa realtà ha individuato un percorso di decarbonizzazione della produzione nazionale di cemento che ha tra i suoi elementi principali la sostituzione del combustibile fossile impiegato nel processo con Css, ovvero combustibile solido secondario generato da rifiuti plastici.

L’industria italiana del cemento, centrale per la ripartenza del Paese così come indicato nel Pnrr, sta affrontando una congiuntura economico-sociale complessa. Oltre che con la sfida per la decarbonizzazione, il comparto è alle prese con i continui rialzi dei costi dell’energia”, commenta Roberto Callieri, presidente di Federbeton. “In un momento storico come quello attuale, bisogna ragionare sempre meno per compartimenti stagni prediligendo una visione d’insieme che tenga conto del benessere economico, ambientale e sociale del Paese. Investire nei combustibili solidi secondari significa, da un lato, far fronte alla grave emergenza rifiuti del nostro Paese e, dall’altro, fornire all’industria un combustibile a km zero, immediatamente disponibile e che permetta una prima indipendenza energetica dall’estero”.

Secondo Callieri, inoltre, “c’è troppa disinformazione sul nostro mondo. Noi coinvolgiamo tutti gli stakeholder per rendere trasparenti tutti gli aspetti, ad esempio con processi e sistemi di tracciabilità degli impianti” dove si produce cemento. “Sul Css esistono pregiudizi ma noi andiamo nella direzione opposta” anche perché “importare cemento dall’estero”, invece di utilizzare quello prodotto in Italia, “determina una perdita sulla bilancia non solo economica ma anche ambientale” del Paese.

Carbon footprint ed Lca

Tra i relatori dell’evento il vicepresidente della Federazione, Antonio Buzzi: “L’uso di Css in cementeria riduce l’impiego di combustibile fossile e riduce la nostra carbon footprint”. Inoltre, “è importante che nella pianificazione impiantistica sul territorio le Amministrazioni adottino un approccio neutrale nei confronti delle tecnologie e dei processi. È fondamentale utilizzare metodiche Lca (life cycle assessment) e Lcca (life cycle cost analysis), calate nella specifica realtà territoriale e prendendo in considerazione anche gli impianti già esistenti. Solo così c’è la garanzia di fare scelte realmente efficaci dal punto di vista della sostenibilità”.

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Nato ad Avellino, giornalista professionista, laurea in comunicazione di massa e master in giornalismo conseguito all’Università di Torino. È direttore della rivista CH4 edita da Gruppo Italia Energia. In precedenza ha lavorato nel settore delle relazioni istituzionali e ufficio stampa, oltre ad aver collaborato con diversi media nazionali e locali sia nel campo dell’energia sia della politica. È vincitore di numerosi premi giornalistici nazionali e internazionali.