Il settore ittico è sempre più attento ai temi della sostenibilità. Gli operatori di questa filiera hanno compreso come l’adesione a paradigmi operativi green rappresenti un presupposto ineludibile della loro attività e un’opportunità di crescita importante.

“Puntare su basi scientifiche e dialogo con i pescatori”

La gestione ittica sostenibile è un tema che tutto il comparto della pesca segue con molta attenzione, perché è centrale per il futuro di questa attività”, ha spiegato a Canale Energia Angelo Petruzzella, Coordinatore nazionale del dipartimento pesca e vicepresidente di Legacoop agroalimentare, sottolineando in particolare come i due pilastri su cui far leva per intraprendere questo percorso virtuoso siano “una forte base scientifica e il costante dialogo con il pescatori”.

La gestione ittica sostenibile è un tema centrale per il futuro di questa attività” Petruzzella

Si tratta di un modello operativo che tante imprese italiane del settore hanno adottato, testimoniando come l’innovazione rappresenti l’elemento chiave per abbinare in modo proficuo sostenibilità economica e ambientale. “Nel comparto della piccola pesca che usa reti da posta, numerosi sono i percorsi di eccellenza realizzati, soprattutto nelle aree marine protette – ha aggiunto Petruzzella – in queste zone, infatti, c’è una governance molto forte e una grande collaborazione tra i gestori delle aree e le cooperative di pesca. A Porto Cesareo, ad esempio, dopo una serie di sperimentazioni e proposte da parte dei pescatori, si sta valutando l’impatto economico dell’uso di reti con maglie più grandi per pescare meno e selezionare allo stesso tempo pesci di taglia grande, che si sono già riprodotti. In questo modo si è visto che si pescava di meno, ma la qualità del pesce portava ad aumento di valore”. 

Anche nel settore della pesca a strascico gli esempi virtuosi non mancano. In questo caso il riferimento, ha spiegato il Coordinatore nazionale del dipartimento pesca di Legacoop agroalimentare, è l’individuazione di “aree di pesca controllata come avviene, ad esempio, a largo della Fossa di Pomo, dove una regolamentazione molto pregnante ha permesso di istituire in quella zona una nursery di particolare valore. Un altro progetto da citare è poi quello portato avanti nella Fishery restricted area (Fra) nel Canyon di Bari”.

E’ importante che queste iniziative di limitazione dell’attività di pesca si basino su presupposti scientifici e su un coinvolgimento dei pescatori. “Il tema delle aree di pesca controllata è una delle iniziative più importanti per garantire una pesca sostenibile. Tuttavia è una questione da affrontare con molta attenzione, non adottando visioni eccessive che, senza basi scientifiche valide e senza una confronto con i pescatori, portino ad aree di pesca controllate cosi estese da limitare quasi del tutto la pesca”, ha puntualizzato Petruzzella.

Condividere le best practices

Le imprese italiane del settore ittico “rappresentano delle eccellenze”, ha detto a Canale Energia Sofia Mannelli, presidente di Chimica verde bionet. “Molte di queste realtà – ha detto – hanno sviluppato importanti innovazioni nel settore della sostenibilità, un ambito che va declinato in modo olistico in tutte le sue accezioni: ambientale, sociale ed economica. Tuttavia queste innovazioni sono ancora poco conosciute. Per questo motivo è importante valorizzarle, condividerle e renderle delle vere e proprie opportunità di crescita per la filiera ittica”.

“La sostenibilità va declinata in modo olistico in tutte le sue accezioni: ambientale, sociale ed economica” Mannelli

Nello specifico per quanto riguarda il tema dell’economia circolare, tanti sono gli esempi virtuosi legati al settore: “Ci sono moltissimi brevetti che sono stati realizzati dalle università italiane e dalle nostre imprese, realtà che primeggiano nel mondo”, ha sottolineato la presidente di Chimica verde bionet.

Si tratta di progetti innovativi che si concretizzano negli ambiti più disparati. “Il nostro responsabile del settore biocompositi è riuscito, ad esempio, a ottenere dalla chitina di crostacei una crema per uso umano e un filo da utilizzare per le suture interne nelle operazioni chirurgiche. Inoltre Coldiretti, con il suo gruppo Impresa pesca, ha sperimentato l’utilizzo del chitosano, tratto dall’esoscheletro di crostacei e molluschi, che è in grado di aumentare la shelf life del pesce nello scaffale. Un’innovazione importante per un alimento come il pesce che ha una durata limitata”.

L’esempio di Maricap a Capraia

Tra le tante realtà che stanno puntando su un approccio sostenibile c’è anche la Cooperativa di acquacoltura “Maricoltura e ricerca” Maircap, nata a Capraia nel 1998 da un progetto di sperimentazione regionale. L’azienda sarà una delle realtà che parteciperanno alla prima edizione del Capraia smart island (4-6 giugno – Isola di Capraia), un evento promosso dall’associazione Chimica verde bionet, in collaborazione con Legacoop agroalimentare – dipartimento pesca,  con il contributo di Coopfond, fondo mutualistico di Legacoop. 

“Alleviamo orate e branzini all’interno di un parco marino protetto, quello dell’arcipelago toscano – ha spiegato a Canale Energia Stefano Dini, socio della Cooperativa maricoltura e ricerca/ Maricap  – per questo motivo facciamo obbligatoriamente, tutta una serie di analisi approfondite di valutazioni dell’impatto sul nostro sito, avvalendoci di un team di biologi marini e di laboratori di analisi accreditati dal ministero”. Leggi anche: “Sostenibilità ambientale negli allevamenti ittici”

Nel nostro magazzino di lavorazione – ha aggiunto –  utilizziamo acqua dissalata, con un risparmio di oltre 400.000 litri d’acqua dolce all’anno. A ciò si aggiunge il fatto che abbiamo una densità dei pesci per gabbia bassissima”.

Nel nostro magazzino di lavorazione  utilizziamo acqua dissalata, con un risparmio di oltre 400.000 litri d’acqua dolce all’anno. 

L’attenzione all’ambiente si riscontra anche sulla scelta del packaging. “Abbiamo fatto un accordo con la grande distribuzione, non usiamo più cassette in polistirolo e, per il nostro maggior cliente, adoperiamo cassette in plastica con un approccio ‘reverse logistics’. Si tratta di un servizio che permette di riutilizzare moltissime volte le cassette, naturalmente dopo averle trattate e disinfettate adeguatamente. Inoltre, per quei clienti che non fanno parte di quella filiera, abbiamo fatto un accordo con una ditta olandese che fa cassette in amido di mais biodegradabili al 100%”.

Per quanto riguarda le reti da pesca, invece, la cooperativa ha firmato un protocollo di intesa con il Ministero dell’ambiente che, attraverso il Crea, sperimenterà a Capraia, nell’impianto, delle reti in lega di rame, con l’obiettivo di sostituire quelle in dynema, un polimero sintetico. “Il rame infatti dura molto di più, circa 6-8 anni, e  in più viene riciclato meglio”, ha sottolineato Dini.

La cooperativa ha inoltre brevettato un sistema innovativo di distribuzione del mangime. “Riusciamo a distribuire e somministrare il mangime in maniera simultanea nelle 8 gabbie, riducendo notevolmente le ore di funzionamento della barca. Inoltre la somministrazione avviene in forma reidratata. Il mangime viene somministrato nelle gabbie unito all’acqua nelle tubazioni. In questo modo il pellet si reidrata con acqua di mare dell’impianto, poi reimmessa nelle gabbie, permettendo così ai pesci di metabolizzare meglio il cibo che assumono”, ha aggiunto Dini.

Vongole veraci, la best practice del Consorzio pescatori di Goro

Un secondo esempio di come il settore della pesca stia introiettando i paradigmi della sostenibilità ambientale è il consorzio pescatori di Goro, altra realtà che sarà tra le best practice di Capraia smart island filiera ittica.

Il nostro è un metodo di allevamento molto naturale – ha spiegato alla nostra testata il presidente del consorzio Massimo Genarile vongole veraci si alimentano infatti di microalghe già presenti nell’acqua, senza bisogno di inserire altri mangimi. Il mese scorso abbiamo inoltre ottenuto dal Ministero delle politiche agricole la certificazione del progetto Acquacoltura sostenibile, uscita a giugno 2019. Siamo stati anche coinvolti nella stesura del disciplinare di questa certificazione, grazie alla quale viene attestato che il metodo di lavoro dei nostri 600 pescatori è in linea con l’ambiente. Per rispettare i target richiesti non abbiamo dovuto introdurre rosse modifiche nel nostro metodo di lavoro. Abbiamo solo fatto interventi con draghe idrauliche per scavare dei canali in modo da migliorare l’idrodinamicità dell’acqua e rendere più salubre la sacca di Goro dove operiamo”.

Il consorzio, durante il periodo estivo, promuove inoltre iniziative collettive con tutti i soci per raccogliere dai fondali le alghe che si accumulano. Nei periodi invernali, invece, quando c’è meno richiesta, ad uscire ogni giorno è solo la metà dei pescatori che si alterna quindi con cadenza quotidiana. “In questo modo abbiamo ridotto l’inquinamento legato al funzionamento dei barchini da pesca”, ha spiegato Genari.

Altre iniziative green riguardano poi la fase della commercializzazione del prodotto. “Da 7 mesi utilizziamo una retina biodegradabile per confezionare i frutti di mare. Inoltre, nelle confezioni di sottovuoto, composte da una vaschetta e da un film in plastica che lo avvolge, abbiamo utilizzato componenti dello stesso tipo di plastica, in modo da rendere più agevole il processo di riciclo” ha concluso il presidente del consorzio di Goro.

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