La produzione di energia dai rifiuti è un comparto che sta registrando un trend di crescita in Asia. Si tratta di un settore spinto dalla crescente quantità di rifiuti da gestire e dalla necessità di gestirli in maniera efficiente alla luce del crescente sviluppo delle realtà urbane. Tuttavia lo la crescita di questo comparto non risulta omogenea a livello geografico. Se infatti in Cina le tecnologie legate alla produzione di bioenergia da rifiuti si stanno diffondendo rapidamente, in altri Paesi dell’Asia l’interesse per questo ambito risulta ancora limitato.  A scattare questa fotografia è un articolo di approfondimento pubblicato sul sito della IEA – International Energy Agency che prova a tracciare un quadro dello stato dell’arte del settore e dei suoi possibili sviluppi.

Rifiuti urbani in crescita

Ma procediamo con ordine analizzando qualche dato. In uno scenario caratterizzato da crescita e economica e sviluppo dell’urbanizzazione, il problema della gestione efficiente dei rifiuti sta assumendo nei Paesi asiatici un ruolo sempre più rilevante. Nel periodo 2010-2015, spiega l’agenzia, la produzione annuale di rifiuti solidi urbani in Cina, Tailandia, Vietnam, India e Pakistan è cresciuta di circa 60 megatonnellate arrivando a quota 300 Mt, un dato legato per il 50% al contributo della Cina. In più va considerato che, in base alle previsioni, i rifiuti prodotti in questi Paesi potrebbero più che raddoppiare nel periodo 2015-2025. Questi numeri fanno capire l’importanza di una gestione efficace dei rifiuti.

In Cina, la più alta produzione di energia da rifiuti

Analizzando i dati relativi alla Cina emerge in particolare come il Paese registri i numeri più alti a livello mondiale in termini di impianti di produzione bioenergia da rifiuti, con una capacità installata pari a 7,3 GW in 339 impianti in funzione alla fine del 2017. Il settore è cresciuto di 1 GW all’anno in media negli ultimi 5 anni e gli obiettivi del governo cinese sono volti a far crescere ulteriormente questo dato.

La situazione in India e Thailandia

In India il trend di crescita si è rivelato più lento. Alla fine del 2017 il dato relativo alla capacità installata era pari a soli 300 MW, mentre lo stabilimento più grande del Paese, spiega l’agenzia, è stato commissionato a Nuova Delhi l’anno scorso.  Anche in Thailandia il comparto è agli albori. Tuttavia come, spiega l’agenzia, “diversi progetti sono in fase di sviluppo e la capacità potrebbe aumentare fino a oltre 200 MW entro il 2021. Inoltre un obiettivo a lungo termine di 550 MW entro il 2036 è previsto dal piano di sviluppo energetico alternativo”.

Gli ostacoli in Indonesia, Vietnam e Pakistan

Anche in Indonesia, Vietnam e Pakistan sono presenti una serie di criticità legate allo sviluppo della produzione di energia da rifiuti. Tra queste vanno menzionate  la mancanza di efficienza nei servizi di raccolta dei rifiuti, ma anche il non sufficiente sviluppo di infrastrutture adeguate per gestire i processi richiesti da questa filiera. A ciò si aggiungono inoltre i costi elevati per il funzionamento degli impianti e  le barriere amministrative per quanto riguarda le autorizzazioni. Tuttavia, nonostante questi ostacoli, il sostegno politico al comparto in tutti e tre questi Paesi, sta crescendo sempre di più.

Focus rifiuti 

Se si tirano le somme, spiega la IEA, emerge come la questione della produzione di energia dai rifiuti in Asia debba essere inquadrata principalmente nell’ambito rifiuti e meno su quello prettamente energetico, in quanto il settore fornisce una quota relativamente bassa della domanda di energia della città. Le potenzialità del comparto dovrebbero essere incanalate invece in una quadro più ampio di gestione efficace dei rifiuti che punti al riciclo. In uno scenario di questo tipo i governi devono rivestire un ruolo chiave puntando su una pianificazione integrata, volta a ridurre la produzione dei rifiuti a monte.

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