Mosca: l’accordo sul diesel con Washington è un “punto fondamentale per ulteriori collaborazioni»

Al Forum Economico Eurasiatico di Istanbul, le parole del portavoce del Cremlino confermano timori ma aprono anche a una potenziale, rinnovata collaborazione con l’Europa.

20261022 0849391L’allarme che Volodymyr Zelensky aveva lanciato nei giorni scorsi, definendo il recente accordo energetico sul diesel siglato tra Mosca e Washington come l’inizio di una rotta che si sarebbe allargata al gas, trova conferma nelle parole che il portavoce del Cremlino ha usato in occasione del Forum Economico Eurasiatico di Istanbul.

“Una cooperazione importante a livello economico che non riguarda soltanto l’accordo sul diesel. Sembra un po’ ironico che l’Europa si concentri molto su questo accordo e che lo critichi così, considerando tutto il denaro già investito in Europa. Credo invece che questo accordo avrà un impatto molto positivo sul mercato. Sarà un punto fondamentale per ulteriori collaborazioni, per esempio in ambito energetico, e questa è davvero una direzione importante», ha dichiarato Kirill Dmitriev, in lingua inglese, dal palco del Çırağan Palace, seduto accanto al panel che ha visto uno scambio illuminante tra lui e Romano Prodi.

Dmitriev ha poi aggiunto: “E’ un onore essere qui vicino a Romano Prodi, che è una leggenda. E credo che la sua presenza sia un ottimo segnale per la speranza di una futura cooperazione. Quindi, cercherò di essere positivo per quel che riguarda l’incontro di ieri”.

“L’incontro di ieri” si riferisce al vertice di San Pietroburgo del 21 ottobre 2026 tra Putin e l’inviato statunitense Witkoff: un passaggio chiave che, partendo dall’intesa energetica sul diesel, segna la riapertura dei canali negoziali e del dialogo trilaterale tra USA,  Russia, Ucraina.

L’Europa, manco a dirlo, non è prevista al tavolo. Ma dalle dichiarazioni di oggi, non si può escludere – in futuro – un cambio di scenario che la riporti sul tavolo di possibili accordi energetici. Significative le aperture di Kirill Dmitriev verso Romano Prodi, cui rivolge parole di stima come figura di una vecchia scuola diplomatica in un Europa che cercava il compromesso, qualità che invece manca all’attuale impianto dirigenziale.

Il messaggio alla leadership europea

Spostando la lente di qua dall’oceano Atlantico, Kirill Dmitriev sostiene che il riavvio della cooperazione economica tra Washington e Mosca finirà per spingere anche le cancellerie europee a rivedere le proprie posizioni.

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«Quel che sta succedendo è che alcuni governi cominciano a cambiare. Molti leader europei già cominciano a volere un dialogo con la Russia. Questo è importante: una cooperazione economica con la Russia sarà inevitabile. Molti si sorprendono della collaborazione economica con gli Stati Uniti, ma adesso vogliono partecipare. Secondo me, man mano che ricominciamo questa collaborazione economica con gli Stati Uniti, molte persone vorranno saltare sul carro e non rimanere indietro», ha aggiunto il portavoce del Cremlino.

E quando si tratta di riapertura della cooperazione energetica, si fa riferimento in particolare proprio alla riapertura dei flussi sui gasdotti, tra cui la riattivazione delle pipeline Nord Stream 1 e 2.

E sul Nord Stream, Kirill Dmitriev commenta ricordando un capitolo ancora caldo: “Nord Stream ha subito il più grande attacco terroristico della Storia a un’infrastruttura energetica. E questo viene coperto da storie false che riguardano il coinvolgimento della Russia nel danneggiare la sua stessa pipeline, il che non ha senso”.

Il pericolo della “tenaglia”

Romano Prodi, quintessenza dell’europeismo, legge l’intesa sulla parziale riapertura dell’export di diesel russo non solo come un favore elettorale al presidente degli Stati Uniti, ma come un potenziale pericolo strategico per il Vecchio Continente: l’Europa rischia di essere bypassata sulle grandi questioni infrastrutturali ed energetiche.  Ma utilizzare accordi energetici parziali per stringere l’Europa in una “tenaglia” tra Est e Ovest sarebbe un grave errore storico – avverte il professore. Senza il coinvolgimento e il peso politico ed economico dell’Unione — il cui PIL aggregato e i cui standard sociali restano centrali a livello globale — non potrà mai esserci una pace stabile, come dichiara di volere la Russia.

Mosca risponde tendendo la mano. In qualche modo. Se per Prodi, senza Europa non può esserci una pace stabile; per Dmitriev, la cooperazione tra Russia e Stati Uniti può rappresentare un indotto anche per l’Europa.

E sulle infrastrutture energetiche Mosca ha una risposta chiara: “Non c’è dubbio che a un certo punto, in futuro, Nord Stream 1 e 2 ricominceranno a funzionare. È inevitabile dal punto di vista economico. Faremo un business forum con la collaborazione anche della Germania, per parlare di questioni energetiche pragmatiche. Perché man mano che la gente paga bollette duplicate, triplicate, capirà che è assolutamente inevitabile rivolgersi alla Russia per l’energia. E i politici che si rifiutano di capire questo, perderanno in tutti i modi possibili”, ha dichiarato Dmitriev.

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La necessità di una “piccola Yalta”

“Nell’ultimo vertice fra la mia Commissione e la Russia, il più importante giornalista russo chiese a me e a Putin ‘quando’ la Russia sarebbe diventata membro dell’Unione Europea. Ecco, questa era l’atmosfera nel 2005, non un secolo fa», ricorda al pubblico Romano Prodi, ex presidente della Commissione Europea, entrando nel merito dei rapporti e delle prospettive tra Europa e Russia, e sottolineando l’importanza di una ripresa del dialogo.

Prodi invoca un ritorno al realismo politico in vista dei prossimi appuntamenti diplomatici internazionali, in particolare ricordando l’orizzonte di Shenzhen –  sede del futuro vertice diplomatico sulle nuove geometrie d’intesa con l’Asia  – affinché le grandi potenze traccino regole condivise e pongano un freno ai focolai di crisi globale. L’Europa, un “pane mezzo cotto e mezzo crudo” a causa delle sue debolezze istituzionali, non può e non deve essere esclusa dai processi di pacificazione e dalla ricostruzione di un quadro di stabilità energetica e geopolitica.

Invece – difende l’Europa Prodi – la forza del progetto europeo risiede in un modello straordinario, basato su pace, benessere e standard sociali unici al mondo. “Ma allora vogliamo davvero distruggere questa potenzialità in una tenaglia che può comprendere l’est e l’ovest? È interesse del mondo questo? Ecco, io ritengo un grande errore approfittare di questa fase così particolare dell’Europa per stringerla in una tenaglia”. Continua Prodi: “La politica di Trump ha sconvolto all’interno le politiche europee proprio perché per 70 anni l’Europa si era affidata dagli Stati Uniti. Con un accordo reciproco, intendiamoci. L’accordo è finito (…). E allora la ricostruzione di una politica europea autonoma, non certo ostile agli Stati Uniti, ma una politica autonoma, è un processo politico complicato”. E lungo.


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Ilaria Carmen Restifo
Consulente e ricercatrice freelance in ambito energetico e ambientale, ha vissuto a lungo in Europa e lavorato sui mercati delle commodity energetiche. Si è occupata di campagne di advocacy sulle emissioni climalteranti dell'industria O&G. E' appassionata di questioni legate a energia, ambiente e sostenibilità.