Ecco come “Una discarica può essere pulita”

Intervista a Guglielmo Maio, direttore operativo di Gruppo Maio che ci mostra la tecnologia e l'opportunità per l'ambiente e il territorio che può nascere da un centro di gestione rifiuti

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Gli impianti di gestione rifiuti sono necessari per evitare altre emergenze che potrebbero scaturire dalla chiusura delle discariche ormai al collasso. Parte delle quattro linee tematiche indicate dal ministro dell’Ambiente Sergio Costa, come “investimenti necessari su cui impiegare i fondi del Recovery fund”. Ma resta il grande tema che poche aree si prestano a volerli accogliere. Poi incontriamo Guglielmo Maio, direttore operativo di Gruppo Maio e vediamo le immagini di una discarica diversa da come ci immagineremmo (nel video la discarica Minervino Murge, vicino a Canosa, Puglia).

“Forse anche noi operatori ci facciamo conoscere poco” spiega nella video intervista su Canale energia Gugliemo Maio direttore operativo di Gruppo Maio. “Siamo industriali come tanti altri. Come c’è l’impianto industriale che produce un prodotto (che poi diventa rifiuto ndr.) , c’è quello che lo mette in sicurezza. Faccio sempre l’esempio del bidone della spazzatura in casa. Se non ci fosse, avremmo sporco dappertutto. Invece siamo visti come quelli che inquinano, non come quelli che aiutano a tenere pulito. Anche se di errori in passato ce ne sono stati tanti”.

Come nasce un centro di gestione rifiuti sul territorio

Nel nostro caso scegliamo dall’inizio il luogo migliore per la raccolta degli impianti di scarto, in armonia con i piani urbanistici”. Un’attenzione che non esima dall’incorrere in effetti Nimby (Not in my backyard) “Abbiamo anche noi interferenze pesanti da parte delle amministrazioni”, anche se in alcuni siti “sono trent’anni che operiamo ed eseguiamo ogni mese dei monitoraggi. Alcuni anche a cadenza bisettimanale”. Tutte accortezze che delineano lo stato di salute di un impianto e servono a escludere forme di inquinamento.

Strutture che, come dicevamo, richiedono molta tecnologia e si sono evolute negli anni. “È importante migliorare sempre gli impianti che coesistono con la discarica”, come inserire e monitorare strutture per il recupero del biogas o effettuare monitoraggi del percolato sempre più puntuali. Magari aumentando i pozzi di osservazione per la verifica dello stato delle falde acquifere.

La questione dei rifiuti è abbastanza delicata. “La legge è molto fiscale rispetto agli impianti, se ce ne fossero che inquinano, sarebbero chiusi. Quindi quelli aperti non inquinano”. Ma scegliere dove realizzare un impianto è difficile. Si tratta di un “problema reale in Italia” sottolinea, quasi scusandosi, il direttore operativo di Gruppo Maio.

Il rifiuto da scarto a risorsa, anche da esportare

Non tutti i rifiuti sono scarti. Molto di ciò che gettiamo può essere riutilizzato trasformando in risorsa o in gergo tecnico, in “materia prima seconda” quanto conferito. Un business per l’ambiente ma anche per l’industria. Su questo settore il Gruppo è attivo e anzi segna importanti successi all’estero. “Siamo molto forti in Albania e a Dubai, dove stiamo terminando l’istallazione di un impianto per il recupero degli pneumatici. Lì c’è un grande consumo e ne hanno davvero grandi quantità da smaltire e recuperare. Mi piace citare, fra le altre, anche un’iniziativa che abbiamo in Italia, in provincia di Caserta, dove operiamo come Cosmer, una delle società del nostro Gruppo, che si occupa di raccolta, trasporto, stoccaggio, selezione e recupero di rifiuti speciali”. Un’impresa che sottolinea ancora una volta come il know how italiano sia apprezzato nel mondo e volano economico. “L’Italia ha tutte le capacità e le possibilità per fare molto bene e vendere le proprie iniziative”.

Per investire quindi nella progettazione dei nuovi impianti “Da italiano” suggerisce Gugliemo Maio “Il futuro me lo immagino guardando all’Europa del nord. In Norvegia ci sono impianti che sono futuristici, pensiamo alla Danimarca e alla Norvegia, ma anche agli inceneritori di Brescia e di Parma. Sono strutture belle da vedere e a contatto con le persone”.

Il fine vita di un impianto di gestione rifiuti

Ci sono delle materie che non si possono recuperare e che per forza devono finire in smaltimento”, così l’impianto si riempie, ma una volta esausta “la discarica ha una sua esistenza anche a fine vita. Ci si possono realizzare giardini o aree verdi ed è possibile effettuare piantumazioni per dare una nuova realtà a quello che sarebbe sennò un cratere vuoto” sottolinea Maio.

Economia circolare e ambientalismo del territorio

Infine, proprio in ottica di economia circolare, Maio ricorda come: “La riduzione dei rifiuti è qualcosa che deve partire dall’inizio”. Riferendosi alla quantità di imballaggi soprattutto del nuovo e crescente settore del delivery domestico. Il primo ambientalismo, secondo Maio, inizia da qui e dall’attenzione al territorio. Perché con lo stesso sguardo critico e attento che i cittadini e le amministrazioni comunali riservano agli impianti industriali da realizzare, si combatta e denunci lo stato di abbandono e sporcizia di cui alcuni luoghi sono vittime, è il caso di dirlo nella vecchia accezione del termine, di “discariche a cielo aperto”.

Vedi l’intervista completa nel video.

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Agnese Cecchini
Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.