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Vacanze green a cominciare dalle creme solari

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Vacanze green a cominciare dalle creme solari

Da non credere, ma il nostro spirito green può essere fermato da una crema solare. Difatti ogni volta che entriamo in mare e ci siamo protetti dal sole, disperdiamo sostanze nocive per l’ambiente. Più la spiaggia è incontaminata più il nostro impatto sarà sentito. Ma come possiamo evitarlo? E, soprattutto, basta affidarsi a prodotti biologici per essere sostenibili?

Ne abbiamo parlato con il Prof. Antonio Dell’Anno, Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente, Università Politecnica delle Marche e con la Prof.ssa Cinzia Corinaldesi, Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente, Università Politecnica delle Marche che hanno studiato il fenomeno, stabilito una scala di impatto della sostenibilità e anche avviato alcune collaborazioni per la produzione di creme green (purtroppo ancora su scala locale). “Abbiamo attirato l’interesse di diverse compagnie, quello che frena al momento è il costo di questi prodotti che li porta ad essere poco competitivi”, ci spiega il Prof. Dell’Anno.

Ma come agiscono i prodotti solari e cosa dobbiamo verificare nelle composizioni? Nel dettaglio l’intervista con la Prof.ssa Cinzia Corinaldesi, Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente, Università Politecnica delle Marche.

Come può una crema solare impattare sulla fauna e flora che ci circonda?

Negli ultimi anni numerosi studi hanno dimostrato che gli ingredienti, in particolare i filtri UV, contenuti nelle creme solari sono lipofili (non solubili in acqua) e si accumulano all’interno dei pesci. Nel 2008 il nostro gruppo di ricerca ha condotto uno studio in diverse aree di reef nel mondo – dal Messico alla Tailandia, dal Mar Rosso all’Indonesia – dimostrando che alcune categorie di filtri organici e conservanti, come i parabeni, possono contribuire significativamente allo sbiancamento delle barriere coralline (Danovaro et alii 2008, Environ Health Perspect. 116:441–447). Altri studi hanno evidenziato che anche i filtri inorganici, come il biossido di titanio e l’ossido di zinco, contenuti principalmente nelle creme solari per i bambini, possono avere effetti negativi su componenti biologiche chiave degli ecosistemi marini. Stiamo conducendo anche nuove ricerche su altri organismi marini modello, quali i ricci di mare, che mostrerebbero che alcune creme solari, anche quelle definite ecocompatibili, portano alla malformazione degli embrioni e larve di questi animali.
Qual è l’elemento più dannoso per l’ambiente presente nelle creme solari? Lo ritroviamo anche in altri cosmetici? 

Per ora i filtri organici, tra cui ethylhexylmethoxycinnamate, benzophenone-3 and 4-methylbenzylidene camphor, oxibenzone e parabeni sembrerebbero avere un effetto dannoso per la vita in mare, ma anche filtri inorganici come biossido di titanio e ossido di zinco, sotto forma di nanoparticelle. Questi ingredienti sono anche presenti in diverse tipologie di prodotti per la cura personale del corpo, come creme per il viso, per il makeup e per i capelli.

Cosa distingue un prodotto biologico da uno a basso impatto ambientale?

In campo cosmetico in genere ci si riferisce a un prodotto biologico quando questo è caratterizzato da ingredienti naturali non derivanti da sintesi chimica, i quali vengono estratti con processi di tipo fisico in modo da non alterarne la struttura. I prodotti biologici dovrebbero essere anche biodegradabili e, quindi, a basso impatto ambientale. Tuttavia non tutte le sostanze naturali sono degradabili in tempi brevi né sono a basso impatto ambientale. Per fare un esempio, la caffeina è una sostanza naturale, ma numerosi studi hanno dimostrato che ha un effetto negativo sugli organismi marini. Quindi affinché un cosmetico abbia un basso impatto ambientale bisognerebbe effettuare test specifici di biodegradabilità e di valutazione dei loro effetti su organismi marini appartenenti a diversi livelli della rete trofica. Per quanto riguarda le creme solari la maggior parte dei prodotti definiti “eco-friendly” e/o “reef safe”, ad esempio, non sono effettivamente testati su organismi marini o su organismi di barriere coralline.

La scala di sostenibilità e l’esperienza nel mercato

Prof. Antonio Dell’Anno, Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente, Università Politecnica delle Marche.

Sulla base della sua esperienza come professore e socio di una start up che si occupa anche di cosmesi green le sembra che ci sia attenzione verso l’aspetto ambientale?
Sicuramente. Da alcuni anni è aumentata molto l’attenzione da parte dei consumatori di cosmetici verso il rispetto dell’ambiente. Questo è dimostrato anche dall’aumento di prodotti in commercio definiti biologici, organici, biodegradabili, eco-compatibili, vegani, etc. e della loro richiesta da parte dei consumatori. Tuttavia bisogna fare molta attenzione all’effettiva natura dei cosmetici nella loro completezza dal momento che spesso essi contengono solo uno o pochi ingredienti realmente green, mentre la restante parte è costituita da elementi che potrebbero avere un alto impatto ambientale.

Avete sviluppato una scala di valore per calcolare il livello green dei prodotti? Ci può dire su quali valori è stata calcolata e fornirci un esempio di come funziona?

La salvaguardia degli ambienti marini è divenuta una priorità nell’ambito delle numerose e complicate problematiche associate allo sfruttamento delle risorse e all’inquinamento. In questo contesto, diviene sempre più importante valutare con approccio scientifico gli eventuali danni biologici ed ecologici procurati dal rilascio in ambiente marino di prodotti di largo consumo quali le creme solari. A tale riguardo, ECOREACH S.r.l. spin-off dell’Università Politecnica delle Marche, ha sviluppato il protocollo sperimentale EcolCare® per la valutazione dell’eco-compatibilità delle creme solari. Tale protocollo si basa sulla valutazione di risposte eco-comportamentali di specie chiave delle reti trofiche marine esposte alle comuni dosi di utilizzo dei prodotti testati. Il protocollo non si basa sulla misura dei tassi di sopravvivenza degli organismi modello (come nei comuni test di tossicità acuta che prevedono il sacrificio degli organismi), ma sulla stima del livello di stress comportamentale di organismi appartenenti a differenti livelli trofici esposti alle creme. Mediante un algoritmo che pondera le risposte ottenute da diversi organismi modello, viene attribuito un punteggio di eco-compatibilità secondo una scala organizzata in ranghi (da A+++ ad H), da “Top eco-friendly” (A+++) a “very high impact on marine life” (H).

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