Un’interfaccia scalabile e adattabile che consente di effettuare l’analisi aggregata dei dati di consumo e produzione di un virtual power plant distribuito, cioè di un impianto energetico virtuale. È questa l’eredità che lascia il progetto di trasferimento tecnologico VirtualEnergy.

Il progetto VirtualEnergy

A guidare il progetto, durato tre anni, il dipartimento di ingegneria elettrica ed elettronica dell’università di Cagliari (Diee). L’iniziativa è una delle 35 iniziative promosse da Sardegna ricerche tramite il programma “Azioni cluster top-down”, finanziate con 293 milioni di euro del Por Fesr Sardegna 2014-2020 – Asse I “Ricerca scientifica, sviluppo tecnologico e innovazione”.

“Subito abbiamo provato a costituire un cluster di aziende interessate a gestire un virtual power plant, composto quindi da una serie di centri di produzione e consumo di energia dislocati sul territorio e gestibili da remoto. Alcune consumano solo energia, altre la producono”, spiega a Canale energia Maurizio Murroni, responsabile scientifico di VirtualEnergy e docente di telecomunicazioni presso il Diee.

“L’analisi aggregata prevede di gestire da remoto il power plant come un tutt’uno. Attraverso un’interfaccia è possibile vedere i singoli carichi e le singole aggregazioni di carichi. In questo modo si ha un’idea chiara della differenza tra l’energia consumata e quella prodotta. Si sa tutto quello che succede in un determinato momento”, aggiunge Murroni.

Chi dispone dei dati aggregati può intervenire immediatamente sulla distribuzione dei carichi, ad esempio quando l’impianto fotovoltaico annesso non produce energia o l’impianto ha un consumo extra. L’energia è vista come qualcosa di liquido.

IoT, blockchain e comunità energetiche

È un progetto interdisciplinare: “Ha coinvolto il mio staff che si occupa di telecomunicazioni e altri colleghi che lavorano ai controlli automatici”, prosegue il responsabile. Sfrutta l’IoT per garantire l’accesso a un ventaglio di realtà attraverso le tecnologie già disponibili sul mercato: ad esempio, 4G, 5G, WiMax.

Sicuramente, è un progetto che si sposa bene con la tecnologia della blockchain, che consente di garantire le transizioni e gestire il building in maniera differente e che può essere sfruttato nella costruzione delle comunità energetiche.

I risultati: tool formativo e soluzione customizzabile

L’esito del progetto triennale sarà presentato il 28 gennaio. In sintesi, spiega Murroni, “siamo riusciti a installare il prototipo in diversi siti e a testarlo per un breve periodo e su piccoli carichi. Causa Covid-19, non abbiamo potuto fare un test prolungato e su carichi diversi. Avremmo voluto provarlo su un condominio di Oristano, nel comune di Benetutti (che sfrutta già un sistema per la gestione dei carichi prodotti da energie rinnovabili)”.

Il sistema è scalabile e adattabile su piccoli e grandi carichi. “Avremmo voluto testarlo in maniera prolungata. Ad ogni modo, le aziende con le quali ci siamo confrontati di recente si sono dette molto interessate al progetto”. In particolare, prosegue, “sono contente di avere un tool da poter customizzare in base alle proprie esigenze. Inoltre, vedono di buon occhio il materiale formativo che abbiamo preparato per capire come usare l’interfaccia. Dei veri e propri corsi altamente tecnici”.

Murroni è stato affiancato da tre gli assegnisti di ricerca a tempo pieno, tutti con un dottorato, e da una risorsa che si è occupata delle questioni burocratiche. “Il bando dovrebbe prevedere l’assunzione di una persona che si occupi esclusivamente delle pratiche amministrative, che assorbono troppo tempo e per le quali non abbiamo le competenze necessarie”. L’auspicio, poi, è che stimoli nuovi green jobs e venga accolto positivamente dalla popolazione locale.

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