Tre elementi per valorizzare le Fonti Energetiche Rinnovabili

Lo Studio “Lo stato dell’arte delle rinnovabili in Italia: quali leve strategiche per accelerarne il dispiegamento nel paese” a cura di The European House – Ambrosetti

Agevolare il pieno utilizzo delle Fonti Energetiche Rinnovabili nel contesto del quadro energetico nazionale si può fare ma serve agire su tre elementi stendo allo Studio “Lo stato dell’arte delle rinnovabili in Italia: quali leve strategiche per accelerarne il dispiegamento nel paese” a cura  di The European House – Ambrosetti (TEHA Group) presentato oggi 4 luglio in occasione della terza edizione del Forum delle Energie Rinnovabili “Renewable Thinking”, ideato da CVA – Compagnia Valdostana delle Acque -,  in collaborazione con TEHA Group con il patrocinio di Elettricità Futura.

I tre asset dello sviluppo delle fer

  • attuare semplificazioni per le procedure burocratiche,
  • potenziare l’infrastruttura di rete e la capacità di accumulo degli impianti già installati,
  • modificare il quadro regolatorio per sbloccare gli investimenti e garantire una tutela degli impianti.

“Per raggiungere i target del PNIEC al 2030, l’Italia non può permettersi battute d’arresto. Il prospetto di un rallentamento delle installazioni rinnovabili nel 2025, con una possibile contrazione di circa 1 GW rispetto al 2024, è un campanello d’allarme” rimarca AD di TEHA Group SpA, Valerio De Molli. “È urgente intervenire su semplificazione burocratica, potenziamento della rete e certezza regolatoria. Potenziare le FER, oggi ferme a 66,7 GW installati, significa rafforzare l’indipendenza energetica del Paese e aumentarne la competitività grazie alla riduzione del prezzo dell’energia – ad oggi ancora quattro volte superiore rispetto alla Spagna.”

Crescita dei consumi energetici mondiali

L’analisi ha evidenziato come i consumi energetici siano cresciuti (+19% nel 2023 vs. 2010) ma si è registrata una riduzione dell’intensità energetica e carbonica (-18% e -4%). Azione resa possibile dalle FER. In questo contesto però l’Europa ha importato il 58,3% del proprio fabbisogno energetico, quota che sale al 74,8% in Italia.

Ci sono significative differenze nel mondo: “se in Cina e altre economie emergenti vi è una forte accelerazione per quanto riguarda le installazioni rinnovabili, il caso degli USA rappresenta una possibile minaccia alla corsa dell’energia pulita. In Europa le FER costituiscono circa il 47% della produzione totale di energia elettrica (dato al 2024), in Italia la quota è del 41%. Tuttavia, la crescita della capacità installata FER rispetto al PIL Europeo e nazionale sta subendo un rallentamento, in particolare se confrontato rispetto ad altri Paesi, Cina in primis”.

E’ importante sottolineare come l’Italia presenti ancora importanti margini di sviluppo delle FER, con oltre il 40% del proprio potenziale ancora da valorizzare. Per questo lo sviluppo dei tre asset di intervento.

“Il nostro Paese non dispone di materie prime fossili, ma può contare su sull’abbondanza della materia prima energetica grazie alle tecnologie rinnovabili: acqua, sole e vento. Puntare sul loro sviluppo non significa solo supportare il sistema produttivo, ma anche rafforzare la nostra indipendenza energetica in un contesto geopolitico instabile” conclude l’AD di CVA SpA, Giuseppe Argirò

 

 

 

 


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