L’Unione Europea ha compiuto un passo significativo verso la potenziale eliminazione dell’allevamento di animali da pellicce, includendo ufficialmente il visone americano nell’elenco delle specie aliene invasive di rilevanza unionale. Tuttavia, le organizzazioni per la protezione degli animali, come Humane World for Animals Europe, avvertono che il rischio di aggirare il divieto è concreto se la Commissione EU dovesse concedere deroghe agli allevatori.

L’organizzazione ha infatti prontamente inviato una lettera alla Commissione, esortandola a non considerare alcuna richiesta di deroga prima di aver pubblicato la sua risposta legislativa all’Iniziativa dei Cittadini Europei (Ice) Fur Free Europe. Questa iniziativa, che ha raccolto ben 1,5 milioni di firme, chiede un divieto totale dell’allevamento di animali per la produzione di pelliccia nell’UE.
Stop animali da pellicce: misure e possibili eccezioni
La Commissione EU, da parte sua, si è impegnata a valutare un intervento legislativo e si prevede che presenti una proposta in tal senso entro marzo 2026, aprendo la strada a un divieto a livello europeo.
In base al Regolamento (UE) 1143/2014, gli Stati membri saranno tenuti a vietare l’allevamento, la vendita, la detenzione, il trasporto e il rilascio del visone americano. Inoltre, dovranno supportare gli allevatori nella transizione dal settore della pellicceria a settori alternativi, attraverso programmi di compensazione, formazione e reinserimento lavorativo.
Mentre questa normativa potrebbe accelerare la chiusura degli allevamenti in Paesi come la Spagna, che ha già manifestato l’intenzione di abbandonare questa industria, altri come Danimarca, Grecia e Finlandia potrebbero cercare di eludere il divieto attraverso esenzioni. Un precedente preoccupante è l’inserimento del cane procione nell’elenco delle specie aliene invasive nel 2019, quando Finlandia e Polonia ottennero deroghe per continuare l’allevamento per altri trent’anni, nonostante i chiari rischi ecologici.
Appello alla Commissione EU: no deroghe a Paesi
Concedere tali autorizzazioni ora, secondo Humane World for Animals Europe, minerebbe non solo lo spirito della normativa ambientale dell’UE, ma porterebbe anche gli allevamenti a investimenti inutili in adeguamenti infrastrutturali, come recinzioni e sistemi di sorveglianza. “Questo comporterebbe uno spreco di fondi pubblici, prolungherebbe la sofferenza degli animali e aggraverebbe i danni agli ecosistemi. Esortiamo la Commissione a non prolungare l’agonia dell’industria della pelliccia, né la miseria che essa infligge agli animali” sottolinea nella nota stampa l’associazione ambientalista.
Nel 2024, nonostante la domanda di pellicce in calo e l’opposizione pubblica crescente, circa 6 milioni di visoni americani erano ancora allevati in cattività negli allevamenti dell’UE, principalmente in Polonia, Spagna, Finlandia e Grecia, sebbene l’industria in questi Paesi sia in rapido declino. Attualmente, 22 Paesi europei, inclusi 16 Stati membri dell’UE (come Estonia, Lettonia, Lituania, Italia e Romania), hanno già vietato l’allevamento di animali per la produzione di pelliccia, e in Svezia non sono più attivi allevamenti di questo tipo.
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