Se non si pone un freno alla povertà energetica si impedisce ai cittadini europei di godere di un loro diritto: l’accesso all’energia e ai trasporti, previsti nel Principio 20 dei diritti sociali della Unione. Su questa analisi si basa l’indagine della Coalizione europea per il diritto all’energia, realizzata da Open Exp, un think tank con sede a Parigi impegnato sulle questioni legate alla sostenibilità, con un’attenzione particolare per la transizione energetica dell’UE.

L’indagine realizzata misura l’European Domestic Energy Poverty Index (EDEPI- indice di povertà energetica domestica in Europa) degli stati europei e si compone del Domestic energy poverty index (EDEPI) quindi l’indice di povertà energetica nazionale e il Trasport energy poverty index (ETEPI) l’indice di povertà energetica nei trasporti.

Come segnala nel report dell’indagine nella lettera introduttiva Theresa Griffin, membro del Parlamento europeo e vice-presidente del European forum on Renewable energy sources: “Per ogni incremento dell’ 1% in efficienza energetica, 3 milioni di case possono essere adeguatamente rinnovate e 7 milioni di cittadini escono dalla stato di povertà energetica”.

Nel complesso la maggior parte dell’UE mostra livelli molto alti di povertà energetica, ma l’EDEPI evidenzia una forte differenza tra le aree europee. C’è un netto confine tra i Paesi dell’Europa settentrionale- occidentale e quelli dell’Europa meridionale-orientale. Sia per differenze climatiche, ma anche per scelte politiche e di reddito. Ma chi soffre di un maggior tasso di povertà energetica, generalmente i paesi con Pil più basso, temono sia l’inverno che l’estate. Una legislazione molto ben definita sulle perfomance degli edifici e un alto PIL pro-capite assicurano una maggiore tenuta sul problema.

Quali sono gli indicatori del European Domestic Energy Poverty Index

Gli indicatori presi in considerazione dall’indagine sono quattro: qualità delle abitazioni quindi valutazione su numero e presenza di case umide e con significative perdite, alto costo dell’energia per gli utenti domestici, il livello di disagio rispettivamente in estate e in inverno, considerando cioè l’impossibilità di mantenere le case sufficientemente calde in inverno e sufficientemente fresche d’estate. 

La ricerca di OpenExp rivela quindi nuove informazioni su come i quattro fattori messi in relazione tra loro possano contribuire ai tassi globali di povertà energetica nei diversi paesi dell’UE. Mostra quindi dove i fattori presi come riferimento sono più o meno prevalenti,  indicando anche dove sono in atto politiche efficaci per limitare il fenomeno. Inoltre permette di dare la possibilità di classificare e confrontare la povertà energetica domestica nei paesi dell’UE.

I dati utilizzati integrano tra loro diversi data base, indagini e censimenti presenti nelle varie nazioni, cercando di riportare il tutto a un valore che sia ugualmente confrontabile. Il limite è nella assenza di dati aggiornati tutti negli stessi anni.

La classifica europea del European Domestic Energy Poverty Index

Lo studio ha realizzato una “classifica” europea sulla diffusione della povertà energetica. Primo sul podio dei paesi con cittadini in difficoltà la Bulgaria. Nel complesso l’area meridionale e orientale dell’Unione è tra le più segnate dal fenomeno. E nella prima decina di paesi con record negativo, rientra anche l’Italia.

Le migliori performance in Svezia e Lussemburgo

Per dare un’idea di come il rating ha valutato i paesi va considerato ad esempio che i dieci considerati migliori stanno portando avanti una politica di miglioramento condivisa tra energia e trasporti, diversamente da quelli bassi in classifica. Eccezione Finlandia e Irlanda che hanno rispettivamente un punteggio di 25 e di 19 in cui è registrato una crescita significativa verso politiche di miglioramento, non a caso salgono tra le prime dieci del Domestic energy poverty index.

I dati seguono in parte anche l’andamento del Pil nazionale, difatti dove si registrano migliori Pil è migliore anche la politica di gestione delle politiche energetiche e dei trasporti.

La classifica del Domestic energy poverty index

La percentuale di spese domestiche impiegata per beni energetici sta crescendo in Europa, con un maggiore incremento nelle famiglie a basso reddito, che hanno visto un aumento del 33% dal 2000 al 2014.

Anche in questo caso l’Italia si conferma nei paesi con basso punteggio. Il trend segue anche qui, eccetto che per Irlanda e Finlandia, l’andamento negativo o positivo del proprio Pil.

Trasport energy poverty index

Nell’indice di valutazione di povertà dei trasporti abbiamo una classifica che si discosta dalle prime due illustrate.  Il fattore che vede salire paesi dal basso Pil è dato dalla fitta rete di trasporti pubblici a disposizione dei cittadini che non rende invalidante l’assenza di un’auto privata. Paesi come Francia, Inghilterra e Germania mettono invece in difficoltà, per i propri costi di servizio, l’uso dei mezzi pubblici rendendo il costo degli spostamenti quasi paritetico con l’auto privata, per chi vive fuori dal centro in case meno costose.

Lo scarso posizionamento italiano nella EDEPI

L’italia si classifica tra i peggiori paesi per indicatori di EDEPI, l’indice di povertà energetica domestica in Europa. Un fattore che non aiuta l’autostima di un paese che eccelle in tecnologie e innovazioni di efficientamento energetico. “Una valutazione delle peculiarità italiane nello loro specifico potrebbero farci risalire qualche punto” spiega a Canale Energia Marco Borgarellodirettore del gruppo di ricerche di efficienza energetica di RSE,
“Tra i fattori analizzati nella tabella 2 del report siamo in netto vantaggio sul primo elemento di valutazione. Mentre guardando, al trasporto i nostri costi non sono tanto causati dal sistema di mobilità pubblica, elevati invece in altri paesi, ma più dal fatto che l’80% degli italiani si muovono in auto, e questa ha un costo”.

Non solo “L’Italia ha una morfologia complessa e variegata. Difficile sia per organizzare i trasporti pubblici, pensiamo alla dorsale appeninica, che per la gestione delle nostre cinque aree climatiche e relativi picchi di temperatura”. Infine la storia, fonte di grande bellezza e attrattività turistica del nostro Paese, è anche un patrimonio di difficile gestione. “Il nostro parco edilizio è molto vecchio, ma rispetto ad altre nazioni abbiamo una struttura molto urbanizzata e dal rinomato valore artistico, il che ci rende difficile intervenire con riqualificazioni energetiche”.

Insomma il caso Italia presenta molte variabili per cui una armonizzazione di regole e di interventi non è banale, se ne parlerà anche nell’evento “Luce sulla povertà energetica” organizzato da Canale Energia con il supporto di Adiconsum. Non c’è da stupirsi quindi dello scarso posizionamento nella classifica finale di valutazione. Ma come suggerisce Borgarello “se si riuscissero ad armonizzare questi fattori di complessità nella valutazione dell’analisi, saliremmo sicuramente di qualche posizione”.

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Agnese Cecchini
Giornalista, video maker, sviluppo format su più mezzi (se in contemporanea meglio). Si occupa di energia dal 2009, mantenendo sempre vivi i suoi interessi che navigano tra cinema, fotografia, marketing, viaggi e... buona cucina. Direttore di Canale Energia; e7, il settimanale di QE ed è il direttore editoriale del Gruppo Italia Energia dal 2014.